Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Giugno 2022  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
    1  2  3  4  5
  6  7  8  9101112
13141516171819
20212223242526
27282930   

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Achtung Banditen PDF Stampa E-mail
Scritto da A. Mezzano   
Lunedì 03 Maggio 2004 01:00

E così i carbonari risorgimentali erano banditi e Giusti un traditore per l’impero Austriaco, gli insorti Americani e quelli Irlandesi erano banditi per l’Inghilterra, i pellirosse erano feroci selvaggi per i coloni Americani, e così via.

E’ prerogativa di ogni potere politico la visione schizofrenica che distingue amici e nemici in patrioti e banditi, a prescindere da ogni considerazione di merito, ma unicamente in funzione della presunzione di essere dalla parte del giusto e di rappresentare sempre e comunque la parte che ha ragione!

Persino Bin Laden era un patriota quando combatteva contro i Russi ( e non lo faceva certo in punta di fioretto..), ma è diventato un bandito ed un terrorista quando si è rivoltato contro gli USA mentre il generale Musharaf, che domina il Pakistan con esercito, polizia e capestro è un «caro ragazzo», amico dell’occidente e delle democrazie..

Potremmo continuare all’infinito con gli esempi dell’ipocrisia del potere e con la sua pretesa di far ingoiare ai Cittadini le panzane che fanno comodo al momento, pronto a rivoltare la frittata non appena cambi il panorama strategico o mutino gli interessi di quelle lobbyes elitarie che comandano il mondo a dispetto delle democrazie apparenti e fasulle, di facciata.

Ora tocca all’Iraq dove un esercito di invasione, armato di carri armati, elicotteri, bombardieri, missili e quant’altro di più efficace e moderno offre il mercato militare, ha conquistato un territorio ( senza per altro saperne tenere il controllo), ha ucciso migliaia di iracheni civili più che non militari, e mantiene la sua presenza a prezzo di gravissime perdite umane che, se non altro, riscontrano che il popolo Iracheno non vuole né essere «liberato», né essere « democraticizzato», perlomeno non secondo i canoni USA.

Ed allora ecco la guerra mediatica ed ecco che la resistenza all’invasione viene chiamata terrorismo, gli Iracheni che non vogliono il dominio e la tutela di una nazione straniera che non stimano e non amano, sono chiamati banditi, i capi di quella religione islamica che è l’essenza tradizionale in cui quella civiltà si esprime sono fanatici e che i soldati che perpetuano l’occupazione, tra i quali purtroppo anche gli Italiani, sono chiamati con il più ipocrita degli eufemismi, «costruttori di pace».

Una pace che si porta imponendola con i carri armati, uccidendo chi vuole solamente essere arbitro del proprio destino e padrone di sbagliare, se del caso, ma secondo la volontà propria e non secondo quella altrui.

E’ utile ricordare che i pretesti per cui quella guerra all’Iraq fu voluta si sono rivelati falsi non essendo state trovate le armi di distruzione di massa di cui Bush cianciava e non essendo stato trovato nulla che documenti i presunti legami con Bin Laden ed Al Quaeda.

Eppure la pretesa di restare ad occupare l’Iraq e l’arroganza di non chiedere scusa per le migliaia di morti causati da pretesti rivelatisi inconsistenti, continua, rivelando indirettamente, che i motivi che hanno spinto Bush ed i suoi servi Europei a scatenare quella guerra erano, di natura politica per cercare il gradimento elettorale dopo l’11 Settembre, strategici nell’illusione di creare una testa di ponte filo Americana in un punto fondamentale dello scacchiere orientale e dare un segnale forte che chi si oppone ( come Saddam) alle mire di Israele fa una brutta fine ed economici per l’evidente vantaggio di avere il contro

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.