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Un angelo, un diavolo... PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Venerdì 27 Novembre 2015 12:03


Putin non è il tuo problema e neppure la tua soluzione. Il problema sei tu

Adesso non mettiamoci a sbraitare contro Putin solo perché in poche ore abbiamo avuto le seguenti novità dal fronte orientale.
1) Israele si è congratulata con il Cremlino per l'ottimo lavoro svolto contro i suoi nemici in Siria.
2) Putin si è detto prontissimo a cooperare sugli scenari bellici con la Francia (nel nome di quell'alleanza che, con una grande imprecisione storica, ha sostenuto abbia permesso loro di contrastare insieme Hitler).
3) Il leader del Cremlino ha affermato che non ha nulla in contrario a che la coalizione militare franco-russa sia a comando americano.
4) Infine la Germania si propone di rientrare dalla finestra in un gioco da cui è stata estromessa, inviando truppe ausiliarie alla coalizione mondiale.
Allora cosa sta succedendo, visto che gli schemi ufficiali e, peggio ancora, le nostre fantasie duali non reggono più?

Non succede niente di nuovo
Non sta accadendo niente altro che una normalissima dialettica tra medie potenze che a causa dei rapporti di forza vengono determinate, condizionate e inquadrate dalle superpotenze locali (Israele) e mondiali (Usa). Le medie potenze studiano il quadro in cui possono operare, stabiliscono le reciproche relazioni e si confrontano tra loro evitando accuratamente di farsi schiacciare dalle più potenti.
Non siamo in presenza – né mai lo siamo stati negli ultimi settant'anni – di un quadro di guerra finale da Signore degli Anelli, ci troviamo in una fase storica di ristrutturazione, dettata in parte dalle relazioni di potenza ma soprattutto dalle decisioni di Soros e del Cfr.
Quello stesso Cfr che nel 2014 affermò che il suo incubo era un'Europa forte, a trazione tedesca e ancorata strettamente alla Russia e che nel 2015 ha deciso di procedere all'attacco alla Germania e alla promozione di tre poli d'influenza per un'Europa indebolita da spartire.
Ricordate i tre poli? Polonia, Francia e Israele.
Ora la Polonia ha preso il sopravvento nell'euroscetticismo dell'est isolando di fatto l'Ungheria, ma l'ha fatto con un sentimento e un orientamento al tempo stesso antitedesco e antirusso.
Israele (e con essa Soros...) gestisce le operazioni nel Mediterraneo.
La Francia, anche grazie ai massacri del 13 novembre, si ritrova improvvisamente proiettata a sostituire la Germania nella leadership internazionale, ma non sulla stessa linea, visto che sia borsisticamente che in fatto di narcotraffico è legata a filo doppio con gli Usa da cui Berlino ha sempre cercato invece di emanciparsi.

Le bande della jungla
In questo quadro di sconvolgimento europeo – cui il colpo decisivo viene inferto dalle ondate di migranti da sud, frutto, anche, dei bombardamenti in Siria di cui si gioisce senza troppo riflettere - ha luogo sul terreno il confronto per le spartizioni geografiche ed energetiche, spartizioni alle quali l'Italia è estranea e l'Europa come tale – o come comunità di destino – altrettanto.
Nell'area devastata dalle Primavere Arabe e dai servizi occidentali che armano gli jihadisti, bande etniche, eserciti irregolari, compagnie petrolifere e chi più ne ha più ne metta, popolano una jungla che nessuna cartina geografica e nessun ragionamento cartesiano può rappresentare realmente.
Lì si ritrovano a combattere tutti contro tutti e tutti fanno tripli e quadrupli giochi, come da tradizione locale.
Così si spiega la frizione russo-turca (altro regalo agli Usa e a Israele). Sin dal primo giorno Ankara ha sostenuto che Mosca bombardasse non l'Isis ma i ribelli turchi, turcomanni e turcofoni che si battono sì contro Assad ma anche contro i curdi (il narcoesercito alleato di Tel Aviv e di Washington che opera per sgretolare Iran, Iraq, Siria e Turchia).
Se questo è vero, il Cremlino avrebbe deciso di posizionarsi nella difesa di Damasco scegliendo come nemico regionale il più debole, quello i cui interessi contrastano almeno in parte con gli israeloamericani.
In quanto all'abbattimento del bombardiere russo da parte turca c'è poi da chiedersi l'azione contro chi fosse realmente rivolta. Dato che, in contrasto con i sentimenti del loro popolo, le alte gerarchie militari turche sono filo-israeliane e che Erdogan è nel mirino di Soros come lo è Putin, quell'atto potrebbe essere anche se non soprattutto una provocazione interna che mira all'abbattimento del leader turco.

Sì, ma noi?
Tutto questo però non ci porta da nessuna parte. Leggere i fatti può essere anche appassionante ma è agghiacciante stabilire quanto se ne sia fuori, perfino dai ruoli di comparsa.
Dovremmo ripartire da tre punti fermi.
Il primo è che la si deve piantare di raffigurarsi la realtà nel semplicismo nevrastenico di uno schema tolkeniano oltretutto privo di quanto davvero lo qualifica, ovvero l'esoterismo, la numerologia, il simbolismo, ma ridotto a una favoletta sciocca di buoni contro cattivi.
Il secondo è che – fatta salva la cruda realtà – la Russia resta potenzialmente l'alleata necessaria dell'Europa e che i machiavellismi di Putin non sono peggiori né migliori di quelli di nessun altro. Che poi Putin ci sia umanamente simpatico, che lo siano la sua figura e il suo atteggiamento verso le femen e compagnia bella è un altro conto. Se la Russia in Siria riuscirà a tenere in sella Assad ben venga quel che fa (anche se lo dovesse fare a guida israelo-americana). Se poi noi si riuscirà a riaprire a est meglio ancora. Ma questo presuppone il rilancio di una forza tedesca e la creazione di una sinergia dei nazionalisti in Europa per il rafforzamento del ruolo tedesco.
Il terzo è che la Russia, o chi per essa, non può essere alleata del nulla e noi la dobbiamo piantare di riversare su di essa o su qualunque altra nazione le nostre aspettative.

Sputiamoci in un occhio
Sarebbe ora di piantarla con le masturbazioni per le gesta di questo o di quello quando l'Italia è una pattumiera ottosettembina marcia fino al midollo, quando qui avanza ogni genere di sopruso, di schifezza, di prepotenza, di destrutturazione, di deformazione, di disintegrazione, di annientamento. Quando ci troviamo in preda a un genocidio spirituale e culturale sostanziato infine da un'invasione che – servizi occidentali o meno – avanza anche al ritmo della Jihad e prevede stragi a catena per il prossimo quinquennio. Stragi che ci saranno per forza e a cui come vogliamo prepararci? Come spettatori e selvaggina?
Invece di gioire appresso ai bombardieri russi e di ripetere la stucchevole litania salvifica anti-europeista, provate a fare qualcosa. Non dico a fare qualcosa da uomini, che mi par chiedere troppo, ma almeno da squaw.
Invece di fischiettare per le condanne assurde a Stormfront, di sostenere pavidamente e in ordine sparso i ragazzi di CPI incriminati per avere difeso le famiglie italiane dallo sfratto xenofilo, invece d'indignarvi e basta per le condanne al Presente di Milano, invece di passare le vostre giornate ad aspettare la manna e/o a calcolare se potete eleggere un cavolo di consigliere comunale, datevi una scossa!
Nessun dio prende le armi al posto di chi combattere prega.
Nessun dio, figuriamoci il leader di un altro Stato.
Ma se ora ve ne uscite con la vostra delusione su Putin, se ora lui non è più bravo eccetera eccetera, allora lo sputo nell'occhio ve l'appioppo io. Egli fa gli interessi russi con realismo politico e tenendo conto dei rapporti di forza. Non sempre coincidono con i nostri, ma a volte sì. Se noi la piantassimo di delirare nei suoi confronti e di attribuirgli desideri che non ha mai avuto, se diventassimo invece, noi, qualcosa, alla fin fine faremmo piacere anche a lui. 
Ma soprattutto ai nostri padri, se ricordiamo chi erano e ai nostri figli, se non siamo soltanto i loro fratelli maggiori.
Qui e ora, non adesso lì (ma solo con il tifo) e poi qui un domani (ma con le truppe degli altri).


 

Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Novembre 2015 12:17
 

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