Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Aprile 2018  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
        1
  2  3  4  5  6  7  8
  9101112131415
16171819202122
23242526272829
30      

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
2017 italiano PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Domenica 31 Dicembre 2017 00:11


Continuiamo a vivere una virtuale Second Life di provincia senza sapere cosa accade sul serio

 

3. Angolazione italiana

Mentre la storia e la politica venivano scritte un po' ovunque nei modi che abbiamo ricordato, qui  restavamo prigionieri della nostra farsa provinciale, occupandoci, quasi che questo fosse rilevante, della Raggi o di mandare a casa un governo che, come tutti gli altri governi negli attuali rapporti di forza e con i regolamenti istituzionali oggi in vigore, non può che funzionare per accomodamenti e compromessi.
Nell'eccitazione quotidiana intorno al niente, vediamo in cosa si è contrassegnata la nostra  provincia italica nel 2017, al netto delle cose più serie: ovvero dell'addio al calcio di Totti, l'ultima bandiera, e dall'addio ai Mondiali della squadra azzurra, prove entrambe che siamo al capolinea.

Politica internazionale

L'Italia continua la tradizione post-bellica di porsi come Arlecchino servitore di due padroni per ottenere da entrambi quel poco che può ottenere per sé, a spese di chi ha invece provato a mettersi in proprio. Pur con un alto prezzo di sangue, questa politica ha pagato (a spese anglofrancesi e con l'ombrello russoamericano) dal 1956 al 1981. Poi si è trattato o di abbassare ulteriormente il profilo o di gonfiare il petto, cosa, questa, che è costata di fatto la vita a Bettino Craxi e un certo prezzo a Silvio Berlusconi.
Completamente destrutturata dopo il golpe-Napolitano del 2011 e dopo le sentenze dei soviet di Magistrati che hanno fucilato alle spalle le nostre aziende strategiche, al governo Gentiloni come a quello Renzi non è sembrato possibile fare altro che giocare alle mediazioni e agli equilibrismi.
Così, inquadrati di fatto dagli israeliani, abbiamo provato a capitalizzare le nostre intelligenze, e la nostra intelligence, per mediazioni fruttuose con il mondo arabo. Giochiamo a spostare qualche pedina militare qui e lì, sempre nell'intento di mediare e di cucire al fine di strappare qualcosa.
Nessun problema a mostrare la massima disinvoltura come quando, pur rispondendo senza alcun'esitazione agli americani e agli israeliani, ci siamo messi formalmente di traverso alla provocazione di Gerusalemme capitale.
A prescindere da quello che pensiamo di loro, va detto che i governanti italiani hanno fatto il massimo possibile nelle attuali posizioni di forza.
Il problema è che, a differenza di tempo addietro, il sostegno russo e soprattutto americano non sono così scontati, viste le modifiche strategiche, e perciò non è riuscito il tentativo fatto nel contenzioso tra Washington e l'Europa. Si pensava di poter incassare da mediatori, ma né ai nostri invasori né ai nostri consanguinei e co-autori di civiltà interessano dei mediatori esterni.
C'è rischio che non ci sia più trippa per i furbi sciuscià.

Il nodo europeo

Il nodo europeo è quello che più ha messo a nudo quanto si sia noi il problema d'Europa più che il contrario. Seguendo la politica furbetta che ha riempito la Penisola di clientele e di parassitismo, nella convinzione che abbiamo in comune con i capi tribu di vari Paesi africani che comunque ci avrebbero mantenuti sempre perché indispensabili, siamo finiti con l'essere un peso morto a Bruxelles pur essendo ancora la terza economia europea. Un comportamento ignobile e vergognoso che ormai è diventato endemico e si è illustrato in tutta la sua grandezza quando siamo riusciti in un colpo solo a farci negare l'Agenzia europea del farmaco, con annessi indotti economici, lavorativi e di peso politico, e ad aumentare il peso politico spagnolo malgrado la questione catalana.
La figuraccia la dobbiamo anche al fatto che gli spagnoli hanno saputo giocare sulle corde del nostro immigrazionismo per orientare la scelta di molti Paesi su Amsterdam invece che su Milano.
Perché, questo è il dato saliente del 2017, lo scontro tra Italia ed Unione Europea è avvenuto sull'immigrazione, ma nel senso che la Ue ha preteso che la calmierassimo mentre noi abbiamo provato a forzare la mano.

Ius Soli e immigrazione

Non è passato lo Ius Soli, almeno per ora, e questa è tutto sommato una buona notizia. Ma pur senza Ius Soli negli ultimi quattro anni abbiamo naturalizzato oltre mezzo milione di stranieri, quasi tutti di passaporto extraeuropeo, perché quelli di nazionalità europea giustamente non ne hanno bisogno.
Quanti sono gli stranieri e i naturalizzati in Italia? L'8,3% (oltre 5 milioni) per l'Istat, ma, più verosimilmente oltre 7 milioni (12%).
Malgrado ciò, la nostra popolazione continua a diminuire.
Le fasce d'immigrazione per la forza-lavoro sono le predominanti. La fascia dei giovani e degli adulti in forze, negli ultimi quindici anni, ha visto un calo di 3 milioni e mezzo di italiani e, malgrado l'afflusso di naturalizzati in età di procreazione registriamo sempre 1 milione e mezzo di individui in meno sul nostro suolo.
Lo Ius Soli andava combattuto per ragioni di fondo e di filosofia, anche se quelli che lo hanno contrastato hanno quasi tutti finito con il rinnegare proprio le ragioni che lo rendono inaccettabile.
L'impianto critico fa però acqua da tutte le parti. Se, dopo che lo rivelò Polaris, oggi tutti hanno scoperto il ruolo del business sull'immigrazione; se, dopo che parlammo di Piano Morgenthau, ora hanno rispolverato un ben più innocuo Piano Kalergi; tutto questo è insufficiente a spiegare e soprattutto a regolamentare il fenomeno.
Le destre populiste anche qui si dimostrano risibili. Come in economia pretendono di risolvere tutto con ricette ultraliberiste accompagnate da uno stato sociale che non si sa come resterebbe in piedi nell'ultraliberismo, al tempo stesso pretendono di re-industrializzare l'Italia fermando l'afflusso della forza lavoro. Se la risposta a quest'assurdità è un incentivo alle politiche demografiche, si consideri che queste avrebbero effetto tra venti anni, quando sarà troppo tardi.
Se ci si rifugia nel numero dei disoccupati che prenderebbero il posto dei proletari stranieri, ci si sbaglia di grosso perché sono in gran numero disoccupati non in età produttiva. La Germania, che ha tagliato quest'anno il traguardo del minimo disoccupazionale dopo il 1990, ha ancora problemi ad assumere mezzo milione di persone produttive.

La schiarita

La schiarita, se schiarita può esserci, viene dal cambio di orientamento europeo e, soprattutto, dall'idea di una geopolitica eurafricana.
Va da sé che bisogna smetterla di crederci i proletari degli inglesi che pensano all'Europa come un luogo astratto, come se fosse un'estranea o un'intrusa. L'Europa siamo noi e noi siamo europei. Non siamo inglesi, non siamo israeliani, non siamo americani, non siamo africani, non siamo asiatici,  siamo europei.
Questo, che per me è assodato da tempo immemore perché è l'identità che mi ha generato fin dalla preistoria e che ho riesumato sulle trincee delle guerre mondiali, offre anche l'unica soluzione a problemi che nessun “sovranismo” può affrontare e risolvere, soprattutto quando è demograficamente agonizzante e non ha sovranità tecnicamente applicabili dopo la Rivoluzione Satellitare.
Così, nello specifico, possiamo benissimo ridurre e concentrare strategicamente le nostre industrie – nostre in quanto europee, ma a proprietà e maestranze partecipate – in attesa che una politica demografica positiva faccia il suo corso. Altrimenti possiamo solo strillare al cielo. E in internet e in qualche talk show, esacerbando la concorrenza fratricida inter-europea in un identitatirismo economicista di bassa caratura e dalle gambe più corte di quanto sia lo stesso ragionamento che lo tiene in piedi.

Fi_ano & co

Nella nostra provincia terzomondizzata, è andata in scena per un anno un'altra sceneggiata per imbecilli: l'anti-maschilismo della Boldrini e la frenesia nevrotica dell'antifascismo alla Fi_ano.
Anche qui si parla di nulla, perché l'anti-maschilismo, l'evirazione, la castrazione, il mammismo sono da tempo al centro della società occidentale e ne rappresentano il vero aids. E perché il mammismo, che è forse la peggiore tra le componenti di quella miscela, è predominante soprattutto in Italia.
L'antifascismo di Fi_ano, pur devastante per i commerci, è una sovrastruttura ulteriore perché di leggi repressive del pensiero a senso unico ne abbiamo almeno tre, più una disposizione transitoria di quella Costituzione che proprio coloro che ne sono presi di mira hanno comicamente difeso lo scorso anno.
Anche qui si tratta di una battaglia scenica più che sostanziale perché quel che conta è il sentimento comune, che è quello che rende applicabili o meno le leggi degli intellettualoidi di Montecitorio.
Che a nessuno fotta poi nulla, lo dimostra il fatto che all'Onu l'Unione Europea che tutto è meno che tenera verso il fascismo, ha rifiutato di sostenere la risoluzione russa per una super/Mancino a dimensione mondiale.

“Mandiamoli a casa!”

Da oggi tutti si eccitano per mandare a casa le sinistre.
Posto che ciò avvenga in Parlamento e che non si passi invece a un governo di unità nazionale o a un governo tecnico, probabilmente peggiorando la situazione, sembra che non si sia capito che questa gente non va mai a casa perché ha occupato la società, ha creato potere, determina la mentalità. Non è così che si batte, perché il potere istituzionale, svuotato definitivamente di molte prerogative, non è che la sovrastruttura di un'impalcatura che non è sottomessa a voto e che è saldamente occupata da loro.
Contro-occupare l'impalcatura e costruirne un'altra accanto è quello che serve, il resto è fuffa.
Magari concederà visibilità e denaro e ci permetterà di non essere più in tre a fare mapin-mapon; ma quand'anche fossimo tremila non cambierebbe nulla, tranne l'appagamento dei nostri ombelichi.
In Francia si è dimostrato che si può anche essere in undici milioni a fare mapin-mapon ma la carovana passa mentre noi abbaiamo e stiamo fermi, dimentichi che potremmo almeno fare la guardia alla principessa addormentata che sta nella carovana, ostaggio dei ladroni che se la portano via.

Proviamo ad alzare la testa

Allora proviamo, non dico da ora che siete troppo eccitati, ma almeno da aprile, a non fare più mapin-mapon e a costruire vere impalcature. Proviamo ad alzare la testa al di sopra della farsa provinciale italiana e a capire cosa accade e come si può intervenire. Proviamo a essere e a sentirci profondamente europei per andare a combattere le battaglie che si generano e che saranno sistemiche.
Proviamo a farlo nell'unica dimensione che consente almeno di combatterle, che è appunto quella europea. Proviamo a capire, come tutte le avanguardie di tutte le altre culture, che per assecondare, per rettificare o per combattere il nuovo imperialismo europeo, si devono assumere stazza europea e raggio europeo. Proviamo a uscire dal torpore e dalla sudditanza verso le pagliacciate della politica-show e a tornare avanguardie, come dovrebbe essere nostro compito e nostro destino.
Ce la faremo? Forse tra un anno o due potremo scriverlo, chissà.

Ultimo aggiornamento Domenica 31 Dicembre 2017 11:55
 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.