2017 europeo Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Domenica 31 Dicembre 2017 00:20


In meno di un anno è cambiato molto e nella giusta direzione

2. Angolazione europea

Passiamo ora alla politica interna, cioè quella che si è svolta in Europa.
La corsa verso l'assertività, la centralità europea e il nostro riarmo è passata per un percorso a ostacoli.
Paradossalmente gli atteggiamenti sprezzanti di Trump non hanno avuto solo il merito di produrre reazioni salutari ma hanno fornito meno campo d'azione per la strategia del Cfr che, lo ribadiamo, era quella di aggirare la Germania e di promuovere altri centri alternativi in Polonia, in Francia e a sud, offrendo Italia e Grecia al controllo israeliano.
La strategia è andata avanti ma si è incagliata proprio in Francia dove si è rilanciato l'asse renano perché la Washington post-obamiana non offriva più niente a Parigi.
Inoltre la Brexit ha indebolito il potenziale di nocività britannica all'interno della Ue. Insomma gli atteggiamenti muscolari e aggressivi si sono rivelati dei boomerang e hanno innescato un buon potenziale che potrà tornare a darci orgoglio.

L'altro maggio francese

Il 2017 resterà nei ricordi anche come l'anno del cambio di leadership nel campo populista.
Nei primi mesi il dominio di Marine su tutte le componenti era dato per scontato, anche se l'Fpo austriaco aveva alzato i toni nel rinviare al mittente le pretese dell'Exit e del No Euro, giustamente giudicate come puerili, non paganti e trascinanti in un vicolo cieco.
Poi a maggio sono avvenuti dei fatti che hanno sgombrato il campo dagli equivoci accompagnando l'ascesa e la vorticosa caduta della figliol prodiga di Le Pen.
In pochissime settimane tutta la bolla del Front è esplosa mostrando un enorme vuoto.
Non soltanto perché la Frexit e soprattutto il No Euro hanno spaventato lo stesso elettorato frontista e hanno fatto sparire da subito un quarto delle intenzioni di voto della vigilia ma perché, messa a confronto con qualcuno che masticava la materia, ovvero Macron, Marine ha fatto una figura pietosa. L'avversario, sottovalutato stupidamente, ha messo in mostra le sue competenze, invece l'elisir magico del pressapochismo reazionario si è dimostrato puerile.
Il risultato è stato l'avvitamento in caduta del Front che, presi undici milioni di voti non di certo per la sovrastruttura antieuropea ma per un'opposizione alla classe dirigente francese, non ha saputo capitalizzarli non avendoli capiti e non ha saputo fidelizzarli avendoli sconcertati.
Ma c'è molto di più: l'illusione su cui si era costruita la babele marinista era fondata su due gravissimi errori di valutazione. Il primo era che il sistema fosse in crisi, quando lo è la società e non il potere; il secondo è pretendere che un sistema si cambi semplicemente vincendo le elezioni. Queste cantonate grossolane, imperdonabili quando si appartiene ad un'area che ha le radici nella critica alla democrazia, hanno trasformato un successo in un disastro totale. A questo si aggiunge la perdita di fiducia in se stessa da parte di Marine, fino al giorno prima altezzosa e piena di sicumera, nonché da parte della base che l'aveva idolatrata.

Passaggio di consegne

Nel giro di poco tempo l'Fpo è invece andata al governo, mentre la pragmatica Afd ha registrato un successo storico in Germania e così gli equilibri si sono spostati. La linea principale è oggi quella austrotedesca che, per inciso, è anche quella che ha trasformato gli Identitari avviando la missione Defend Europe.
Era ora! Si è infine preso a ragionare sul come orientare l'Europa, specie nelle sue affermazioni internazionali e sul come essere decisivi e non soltanto protestatari nella questione migrante.
Dobbiamo essere protagonisti, pressare, incidere, cambiare invece di passare il tempo in passerella e sugli smart-phones a  porci come quelli che rifiutano il reale perché non lo sanno combattere.
La linea insensata con la quale Marine ha provato a indirizzare il sentimento popolare, ora è stata abbandonata da quasi tutti, anche dal suo principale puntello di ieri, Salvini che scemo non è e che ha visto dove conducono ubriacature alla Exit e No Euro.

Modello Hamish

A prescindere da quanto siano infondati o comunque mal fondati i teoremi che accompagnano questa genialata, non è di certo così che ci si può porre come soggetti politici.
Non si agisce nella storia con devianze regressive: uscire dall'Europa, dall'Euro e perché non dal Mondo, visto che ci siamo? Quest'infatuazione che ricorda quella della setta Hamish, cioè di coloro che si chiudono in ghetti pittoreschi perché pretendono di vivere come prima della Rivoluzione Industriale, serve solo a rendersi innocui e a neutralizzarsi. Si fa al massimo opera d'inerzia, gradita sì all'Intelligence britannica, ma soprattutto si scompare dai luoghi strategici lasciando il campo a tutte le altre culture.
È una corsa all'ibernazione e una fuga dalle sfide epocali.
Per fortuna dopo maggio lo hanno capito quasi tutti.