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La nuova Germania è per noi un'occasione PDF Stampa E-mail
Scritto da huffingtonpost.it   
Giovedì 15 Febbraio 2018 00:29


Che non coglieremo perché il vero problema siamo noi

Da giorni la notizia che la grande coalizione tra Cdu/Csu e Spd guiderà la Germania per i prossimi 5 anni, è su tutti i quotidiani d'Europa e non solo. A quattro mesi dal voto e dopo trattative lunghe e dettagliate, la prima economia del Continente sembra aver trovato un assetto politico stabile di cui "il Paese ha bisogno e - per usare le parole di Angela Merkel - che molti nel mondo si aspettano da noi".
Le dinamiche della politica tedesca e di quel che accade dentro i partiti terranno banco sino al 2 marzo, giorno in cui gli iscritti al Partito Socialista voteranno sì o no all'accordo faticosamente raggiunto. L'annuncio di Schulz delle sue dimissioni dalla guida del partito e della sua rinuncia a guidare il ministero degli esteri, dovrebbero evitare che scossoni improvvisi vanifichino l'ok della base all'accordo sulla GroKo. Rispetto alle vicende interne - la politica, si sa, è il regno del possibile - impatto e conseguenze della scelta tedesca toccano Europa e Italia più di quanto le tifoserie a favore o contro, percepiscano.
Al netto di formula politica e nomi dei ministri, la novità è rappresentata dalla sostanza dell'accordo: non una sommatoria parlamentare per tenere in carica un governo, ma una intesa su cose da fare e, ancora più importante, sulla direzione che la prua della Germania deve tenere sino al 2021.
Ben oltre i sei ministeri ottenuti dalla Spd e le caselle di vice Cancelliere e del ministero degli Esteri, la vera novità (e chiave) della Grande Coalizione è rappresentata da Olaf Scholz nuovo ministro delle finanze.
La cassaforte della I economia europea (e quarta del mondo, il pil tedesco è preceduto solo da Stati Uniti, Cina e Giappone) adesso è nelle mani della Spd su una linea di politica economica maggiormente integrata con i partner europei e senza "dettare agli altri Paesi il modo nel quale essi debbano svilupparsi", parole queste proprio di Scholz.
Non aspettiamoci un cambio di linea che non abbia al centro gli interessi tedeschi e non guardi con attenzione ai bilanci degli altri, ma nero su bianco ci stanno 1 miliardo di euro per riportare al lavoro 150 mila disoccupati di lungo termine, forti investimenti per scuole e welfare e una sempre più forte indicazione per l'integrazione politica in Europa.

Per guardare bene dal nostro punto di vista, due domande possono aiutarci: cosa cambia (e guadagna) l'Europa? Cosa cambia (e guadagna) l'Italia?

Rispetto alla prima domanda, la scelta della Cdu di non avere in coalizione un partito (Fdp) poco europeista e di fare invece l'accordo di legislatura con il più europeista dei partiti tedeschi (Spd), segna una strada netta che la Germania intende percorrere e che l'asse franco/tedesco terrà insieme il passo che sta imprimendo Macron.
Nel 2019 si vota per l'Europarlamento e avere una coalizione chiaramente pro Ue, rimette in movimento la politica che vuole più Europa dando fiato alla prospettiva di maggiore integrazione.

Rispetto alla seconda domanda, l'Italia si potrebbe dire che ci ha già guadagnato: il nostro spread è sceso già nel giorno stesso dell'annuncio dell'accordo e ciò ci ha fatto risparmiare soldi. Vi è poi il vantaggio di avere la certezza che in Europa si svilupperà una politica economica (e sociale) inclusiva e di integrazione. Per noi, davvero non è poco.
Adesso in Europa, tra i grandi Paesi la situazione è questa: Inghilterra in uscita; Francia apertamente pro Unione ed elemento di spinta e rilancio; Germania e Spagna governate da coalizioni pro Europa. Il voto italiano del 4 marzo assume quindi valore e peso centrale non solo per il nostro futuro ma anche per quello dell'Europa unita.

Se i cittadini italiani si esprimeranno per partiti e coalizioni apertamente europeiste, potremmo ambire a guidare con Francia e Germania, la svolta continentale. In alternativa, dimostrando noi stessi di non avere interesse per Ue, a Bruxelles, Parigi e Berlino, non avranno loro necessità di coinvolgerci su politiche e scelte che comunque riguarderanno anche gli italiani.
La scelta dell'Italia peserà in un senso o nell'altro, ma il peso del voto anti Ue sarà tutto su noi proprio mentre in Germania la situazione politica fa rotta su Europa e politiche ottimali per il Belpaese.
Considerato che l'Europa sta iniziando a cambiare direzione, anche grazie alle nostre sollecitazioni degli ultimi anni, lasciare il timone europeo, ci servirebbe?

 

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