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Non demagoghi ma demiurghi PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 26 Aprile 2018 01:02


Mentre noi c'incartiamo qui in Italia nel mondo tutto cambia in fretta

Comprendo l'eccitazione per un governo che ancora non si sa se si farà, il timore per i Cinque Stelle, le opposte trepidazioni per Napolitano e i coinvolgimenti emotivi per la lite tra ebrei e palestinesi riguardo alle commemorazioni del giurassico. Ma mentre ci si sente coinvolti in queste beghe da cortile che quasi ci sembrano vere, il mondo va avanti senza di noi.
Trump e Xi Jinping hanno impresso una doppia svolta al sistema mondiale e stanno costringendo qualsiasi potenza, grande o media, a operare nuove scelte.
In modi diversi sia a Washington che a Pechino interpretano l'avvio di una nuova fase sulle regole di Yalta e i vari altri soggetti si posizionano di conseguenza e quasi mai in modo schematico e lineare; più o meno tutti cercano di giocare le proprie carte mescolando convergenze e contrapposizioni ed è questo che rende apparentemente incomprensibile il continuo giro di valzer cui si assiste ovunque, dalla Siria alla Corea, passando per gli equilibri europei.

Germania, Francia, India, Russia, eccetera
Per esempio la Germania gioca di sponda con la Cina per rispondere all'aggressività americana ma al tempo stesso ne teme lo sviluppo e vorrebbe cercare di controllare la Via della Seta e anche promuovere un'azione europea in Africa di contenimento di Pechino. Macron ha lanciato l'idea dell'Eurafrique ma è andato oltre. Ha stipulato un accordo con gli indiani offrendo alla loro marina le basi francesi; una mossa che sembra anticinese ma che è anche di contrappeso all'egemonia americana perché gioca sulla rivalità indo-pachistana per accumulare vantaggi sul competitor. La mossa di Macron spiazza gli stessi russi, ai quali però ha teso la mano e soprattutto il telefono, essendo stato lui a dare informazioni precise sul raid missilistico siriano al Cremlino.
La Russia continua a centrare successi tattici ma, più il tempo passa, più Washington e Pechino si polarizzano, più si accorge di non essere in grado di esercitare un'azione strategica all'interno della logica di Yalta e neppure al di fuori. Più che per gli europei, che possono restare ancorati al sistema atlantico o perfino capitalizzare per un certo tempo la polarizzazione facendo sponda sulla Cina, per i russi diventa inevitabile un'intesa con noi. Ed ecco che saltano fuori gli avvelenamenti vari.
Fino a un anno fa questa nuova guerra fredda giovava al Cremlino, oggi molto di meno, ma non ci sono ancora le premesse per una nuova fase strategica stile 2003.

Nodi europei
Mentre noi parliamo di Fico e Di Maio, della brigata ebraica e dei palestinesi per la resistenza, i francotedeschi intendono procedere a riformare alcuni aspetti dell'Unione. Ci sono in agenda questioni come la sicurezza, l'immigrazione, l'Unione bancaria e l'Eurozona. E qui le cose non sono così semplici come ce le raccontiamo visto che ben otto Paesi hanno espresso la loro totale opposizione a revisioni della politica del rigore. E tra questi otto, tra i quali non c'è la Germania, spicca l'Irlanda che di sicuro non sta benissimo ma che, evidentemente, ritiene che senza quella politica starebbe peggio.
Noi arriveremo a quell'appuntamento come comparse, come imbucati alla festa. Non c'è verso: siamo prigionieri delle ciarle e delle commedie e non abbiamo alcuna idea di cosa fare e di come farlo. Anche il modo in cui intendiamo la Ue, sia da parte “europeista” che da parte “sovranista” attesta che stiamo fuori come un balcone. Ragioniamo come se ci fossero la Ue e l'Italia, come se non fossero connesse da profonde reciprocità e, soprattutto, come se non ci fosse altro nel mondo.
Dal che discendono “programmi” politici inadatti anche a un asilo infantile, da qualsiasi parte pendano.

Quel che va fatto
Come intervenire nella questione dell'Euro, quali azioni di rilievo assecondare, visto che al momento non siamo assolutamente in grado di promuoverle, dovrebbe essere la principale preoccupazione di chiunque ambisca a governare. Come combattere l'inverno demografico e l'aids mentale, come mutare i flussi migratori, è quanto si dovrebbe determinare, ma, come ha giustamente detto Rotondi a proposito dei populisti, questi sono imbevuti di “estetismo narcisistico”. Ovvero si piacciono e godono nello strappare applausi, non hanno tempo per riflettere, documentarsi, imparare (e c'è tanto da imparare o voi che vantate le grandi soluzioni bottegaie di oggi!). Solo che ciò vale anche per quelli che sono schierati contro il populismo e che sono altrettanto superficiali, provinciali e indolenti.
I populisti hanno però un vantaggio: quello di captare qualcuno dei sentimenti mobilitanti di masse giustamente confuse e l'opportunità di fare sponda con Visegrad per raddrizzare l'Europa.
Inoltre possono trovare risposte politiche nella loro tradizione storica e culturale; posto che s'immergano in essa invece di trasudare passivamente la confusione di coloro che vorrebbero guidare e soprattutto che decidano di diventare demiurghi anziché demagoghi.

 

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