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Intervista su Polaris e Aquarius PDF Stampa E-mail
Scritto da ilgiornaleditalia.org   
Domenica 06 Maggio 2018 16:42

 

L'intervista è stata pubblicata la mattina di sabato 5 maggio quando aveva luogo il 13° Incontro nazionale di Polaris

Si terrà oggi a Collegno l’incontro “1968 – 2918. Cinquant’anni di società liquida” organizzato dal Centro Studi Polaris, tredicesimo incontro nazionale dell’associazione che ha in Gabriele Adinolfi il suo promotore.
Adinolfi che, a Il Giornale d’Italia, ha anticipato alcuni temi: “La mia teoria è che il ’68 fu, più che una rivoluzione o una ribellione, un’eruzione. Forse più cutanea che vulcanica. Vide come protagonista la prima generazione della globalizzazione, come dimostra il fatto che dal Giappone al Brasile, dalla Cecoslovacchia alle regioni italiane, tutti hanno sentito la stessa necessità di manifestare”.
Un passaggio comunque “epocale” secondo l’ideologo vicino agli ambienti della destra radicale: “Non si tratta di discutere dei fallimenti altrettanto epocali e palesi, ma del passaggio ad una società liquida con la quale ancor di più oggi siamo chiamati a confrontarci. Riempiendola, possibilmente, di valori e principi anziché annegandoci dentro”. Per questo l’ordine dei lavori del convegno, spiega Adinolfi, si articola in “collegamenti generazionali ed internazionali per affrontare l’argomento da tutti i punti di vista”. Avendo davanti uno scenario politico globale da sviscerare: “I partiti liquidi li vediamo: partiti-tv come quello di Berlusconi, partiti-internet come quello di Grillo, non-partiti come quello di Macron o partiti calati dall’alto come quelli di Trump. Gli istituti a cui siamo abituati sono cambiati e nel documento di 14 pagine Aquarius pongo proposte operativo e mentali per trasformare la trasformazione”.
Alla domanda se la destra radicale è preparata a queste trasformazioni, ecco la risposta di Adinolfi: “Al momento no, ma una maturazione può creare rapidamente le condizioni per fare il salto di qualità: se tutti hanno l’umiltà di mettersi in discussione, anziché limitarsi a mettere in discussione solo gli altri, c’è la possibilità di accettare questa sfida in maniera efficace”.

 

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