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Purché i gialloverdi non ballino la samba PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 10 Maggio 2018 09:33


A un passo dall'ennesimo esperimento all'italiana

Ormai danno tutti per fatto un governo Cinque Stelle – Lega, anche se non è certo che la convivenza della strana coppia Di Maio – Salvini avvenga realmente.
Non solo non condivido, ma non comprendo l'entusiasmo che serpeggia per la costituzione di questo governo bipopulista. Cos'è che eccita, il cambiamento? Non si sa ancora che genere di cambiamento sarà e in che direzione andrà e, peggio, non è nemmeno detto che si tratterà di un cambiamento.
Al momento è assai arduo fare previsioni su quello che potrà essere l'eventuale governo gialloverde, il quale, in onore ai colori brasiliani, sembra destinato a ballare la Samba. a meno che poteri forti e consistenti non vogliano benedirlo e proteggerlo.
Ma proprio qui incontriamo la prima grande incognita. L'Italia, sempre più provincia di periferia, interessa ancora seriamente a qualcuno o è lasciata andare alla deriva?
E, se qualcuno dirigerà da dietro le quinte, lo farà per ostacolare l'emancipazione europea o no? E, se sarà utilizzata a questo scopo, sarà considerato più utile aiutare l'Italia o affossarla definitivamente?

Fin quando la riserva sulle intenzioni attuali di chi decide in Italia non saranno chiare, è stupido fare pronostici sugli esiti di un eventuale benché probabile governo bipopulista.
Nel frattempo si può notare che chi ci arriva da più debole e più a rischio è proprio Salvini.
Berlusconi offrendo il placet neutrale, con la Meloni in stallo, il leader leghista si ritroverà in  condominio  con  forze ridotte dove conterà la metà di Di Maio.
Viceversa Berlusconi e Renzi non soltanto tirano un sospiro di sollievo ma si ritrovano fin da oggi in una condizione ottimale rispetto a ieri. Il primo può sia sopravvivere a un eventuale successo gialloverde sia capitalizzare un fallimento dei tribuni. Renzi si ritrova ad essere l'unico oppositore e, se le cose andranno male per la strana coppia di Palazzo Chigi, i vecchi marpioni troveranno un'autostrada per un “partito della nazione” alternativo o successivo alla Trojka.
Mattarella, e con lui Napolitano, ha intanto in mano il pallino del gioco e i due apprendisti Masaniello devono fare molta attenzione a non restare ostaggi e a non fungere da pedine.

Quali sono le possibilità che un governo bipopulista ha davanti a sé?
a) Riuscire. Ma cosa significa riuscire, posto che su quasi tutti i temi centrali l'orientamento è divergente e la richiesta dei due elettorati è opposta? Cosa significa riuscire quando, abbandonate le tribune e messi alla prova dei fatti, in relazione a poteri reali, dinamiche e meccaniche, ci si renderà conto di non poter avviare alcuna rivoluzione perché mancano sia la classe dirigente che i rivoluzionari e perché il potere è molto diverso da come lo si dipinge? Riuscire può significare dare qualche contentino accettabile all'opinione pubblica e normalizzarsi di fatto. Insomma, compiere l'ennesimo trasformismo italiano.
b) Litigare presto. E qui tentra in gioco la capacità di gestire la rissa da parte dei due leaders. Uscire bene da un litigio rapido e trovare i pretesti giusti per alleanze spregiudicate al fine di una nuova legge elettorale è un'ipotesi, rischiosa ma plausibile.
c) Fallire. Il fallimento, in un momento assai critico per l'economia italiana e nel mutare delle relazioni mondiali, che apra o no la strada alla Trojka salvatrice, significherebbe il suicidio del populismo in tutte le forme. Così l'eccezione italiana verrebbe meno in un colpo solo.
Prevengo i nostri che del populismo esprimono una variante più retriva,  eccitata, stolida e irreale dei gialloverdi, che, in caso di fallimento, l'elettorato non si rivolgerà a loro. In cinquant'anni, in ogni nazione, ho sempre assistito al passaggio alla disillusione; non esiste nelle psicologie di massa il travaso del ribellismo, nessuno s'illuda.

In conclusione, se Salvini accetta di andare al governo con Di Maio inizia un gioco molto pericoloso il cui esito è, a dir poco, assai incerto e del quale la posta in palio rischia di essere assai scarsa. Il miglior risultato che possiamo immaginare e auspicare è la maturazione di un populismo realista, possibilista, europeista e selettivo. Difficile, ma non impossibile; in ogni caso,  si articolerebbe anche in altri ambienti, a cominciare proprio dal centrodestra con il quale resterebbe o si recupererebbe un rapporto organico.

 

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