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La lode Moro PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlo Bonney   
Venerdì 18 Maggio 2018 00:36


Il politico ucciso dalle BR è diventato l'alibi per tutta una classe politica indegna e colpevole

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In occasione del quarantennale del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro, evento che ancora pesa sulla storia di questo Paese, molte sono state le iniziative mediatiche di ricostruzione della vicenda e del suo tragico esito.
Quella che ci sembra manchi a quarant’anni dagli avvenimenti, è una lettura di quel periodo che metta a fuoco quali sono stati i motivi e le spinte che hanno coinvolto larghissime fasce di giovani in una contrapposizione aspra e forte con il Potere e la sua rappresentazione di allora.
Manca da sempre, infatti negli interminabili dibattiti politici e di ricostruzione storiografica del lungo periodo iniziato nel 1968 e terminato nei primi anni Ottanta, una lucida e pacata analisi che vada oltre la strumentalizzazione di parte, tesa ad accreditare la comoda tesi di uno Stato democratico e di” diritto” preso d’assalto da fanatici in preda alle convulsioni degli “opposti estremismi”. Una teoria tutta di matrice democristiana, poi divenuta appannaggio anche del PCI che anziche’ fare chiarezza, tende ad essere autoassolutoria per la classe politica di allora e fuorviante nel disegnare il quadro d’insieme di quel periodo.
Un periodo che discendeva direttamente dagli accordi di Yalta e che vedevano l’Italia in una condizione di Paese sconfitto durante la Seconda Guerra Mondiale, con una classe politica servile che si era sapientemente spartita il potere, sotto l’ala dei vincitori, angloamericani e russi, trovando nella DC e nel PCI i propri punti di riferimento politici.
Una classe politica, giova ricordarlo, ingessata e corrotta , figlia dell’8 settembre, che doveva trovare sempre degli accordi che tenessero conto degli equilibri tra le due Grandi Potenze, sia nel periodo della cd Guerra Fredda che nel turbolento decennio degli anni ’70, dove il livello di consenso dei partiti di massa in Italia venne decisamente messo in discussione sia a destra che a sinistra, insieme all’ingresso del PCI nell’area di Governo che fu sostenuta con forza dal Segretario di Stato Henry Kissinger, lucido anticipatore di quanto sarebbe successo con il crollo dell’URSS.
Il protagonismo giovanile di quegli anni e la forte spinta contestataria contro l’egemonia USA-URSS, vedeva nella classe politica italiana la riproposizione a livello nazionale di quel dualismo egemonico e si poneva, anche inconsciamente, come antitetico alla logica di Yalta.
Di qui anche le manovre dei servizi dei Paesi succitati e dei loro “satelliti” per interferire e canalizzare la potente ondata antisistema verso forme autodistruttive o peggio, come nel caso delle BR, per pilotarne il dogmatismo deterministico per scopi inconfessabili, che oggi appaiono del tutto evidenti.
Allora si diceva che Marcuse ed Evola erano i punti di riferimento ideali della rivolta, contro un mondo uscito dalla guerra mondiale che, dopo essersi spartito politicamente e militarmente l’Europa, si stava spartendo anche e soprattutto l’Anima con un materialismo soffocante e nichilista che avrebbe rapidamente attecchito nel giro di qualche decennio.
Le stragi, gli attentati nel mucchio, la regia occulta della “strategia della tensione” si intrecciarono con il rinfocolarsi dell’ antifascismo militante che ripropose lo schema della “guerra civile” strisciante, anche in questo caso con il supporto del PCI .
Tutto cio’ non impedi’, in particolare,alla cd destra radicale, di affermare posizioni originali e di avanguardia come l’antimperialismo ed il sostegno alle rivoluzioni nazionali nel mondo, l’affermazione dell’Europa vista come “terza forza” che doveva emanciparsi dai blocchi, le iniziative sociali e popolari sul terreno del carovita , la capacita’ di radicarsi sia nelle metropoli che nei piccoli centri come esempio di militanza ma anche di prassi rivoluzionaria che l’ha innervata sin dagli anni sessanta.
Tutta questa esperienza che ha attraversato lutti, carcere, repressione e sacrifici inenarrabili di centinaia di migliaia di militanti ha molto ancora da raccontare anche per ristabilire un minimo di correttezza storica in un presente viziato da una lettura di comodo ed interessata di quegli anni.

 

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