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Governo gialloverde? Come operare PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Venerdì 01 Giugno 2018 01:00


In grandi linee le insidie e i percorsi. Per chi non si limita a commentare sui social

 

Alla fine abbiamo il governo gialloverde. È bastata una telefonata da Washington per farlo formare  in solo ventiquattr'ore. Ora bisognerà capire se ci sono contrappesi o se sarà lasciata via libera ai peones dell'offensiva americana all'Europa e della speculazione inglese in Italia.
I Rothschild's Pulcinella dei 5 stelle e strisce ci stanno tutti: a chi facciano riferimento si sa bene.
Dall'altra parte resta quel Savona che – per passato, appartenenza e orientamento - da solo vale il Britannia. Lo affianca Tria, partner di Brunetta, che sembra sulla stessa lunghezza d'onda ma che non dice solo eresie e non è ancora certo che sia un burattino wasp. Agli esteri un funzionario di Monti. Poi l'andreottiana e finiana Buongiorno. Diciamo che le premesse non sono delle migliori, ma va verificato in corso d'opera.

L'Esecutivo dovrà comunque far fronte a una situazione critica, che si aggraverà già dall'estate prossima e dovrà farlo sulla base di un'alleanza contro natura (Lega e 5 Stelle rispondono a vere e proprie razze dell'anima diverse e a visioni di società e di economie contrapposte).
Proveranno a far funzionare il “contratto” assai costoso che, leggetelo bene, non promette granché, giusto qualcosina, ma inserisce anche qualche insidia più o meno implicita (come la non opposizione alle questioni di principio della controparte... Politica gender?)
Insomma questo governo gialloverde nasce come un'incognita a forte impulso giallo e, quindi, yankee, battezzato da Bannon, il successore dell'ineffabile Ledeen, come “laboratorio mondiale”.
Si tratta di un potenziale che potrà esprimersi in modi diversi, tra i quali i peggiori sono più probabili, se non altro per l'esistenza delle storiche strutture preposte e per l'assenza di un cordone sanitario nei loro confronti.

Il populismo nell'interpretazione gialloverde sarà allora la tomba d'Italia e d'Europa?
Speriamo di no, ma non è sufficiente sperarlo, bisogna impegnarsi attivamente per influire sui suoi orientamenti. L'imperativo è liberare il populismo dalla gestione dei qualunquisti e dall'obbedienza wasp. Il che significa offrirgli una profondità culturale e spirituale nell'impegno della rinascenza culturale e dell'opposizione alle logiche da Open Society, benché Soros, a quanto afferma ultimamente, non sia così distante dalle posizioni di Savona. E vuole anche dire contribuire a spingere gli orientamenti nella cooperazione con Visegrad nella regolamentazione della politica migratoria, vincendo il braccio di ferro con i pentastellati. Ma non si tratta solo di questo: significa anche, se non soprattutto, fungere da respingente alla strategia angloamericana, impegnarsi a dissipare le nebbie accecanti dell'antigermanesimo di cui essa si nutre con regolarità impressionante, tornare ad offrire una visione unitaria e positiva d'Europa, rigettando senza esitazione ogni infatuazione Italexit, e pure le tentazioni di smantellare l'Euro, valuta - e potenziale - contro cui gli americani hanno già scatenato più d'una guerra.
E vuol dire rendere tangibili e strategici gli esperimenti in atto in senso corporativo e anticapitalistico. Benché, ormai, perfino nel populismo non vada più di moda essere anticapitalisti e ci si rifugi in alcune forme liberiste, economiciste e bottegaie che vanno lasciate al più presto alle spalle.

Un'azione che va svolta in ogni ambito e in ogni piega, con trasversalità chirurgica. Se non riuscisse, il populismo, oltre a diventare il picciotto di Cosa Loro, fallirebbe e trascinerebbe con sé le giuste aspirazioni diffuse che nessuno è riuscito a interpretare in modo davvero compiuto e strategico, mentre già troppi cattivi pifferai provano a indirizzare verso il precipizio che hanno individuato.
V'è, a questo compito e in questo frangente storico di crisi e d'opportunità, un handicap inedito.
Per la prima volta dal 1946 ad oggi le formazioni estreme non stanno in alcun modo all'avanguardia del processo ma gli vanno a traino, esacerbando ed estremizzando le parole d'ordine insinuate dai manovratori e perciò mancano il loro compito. Un vuoto in più con il quale fare i conti in una sfida che si annuncia risolutiva e che potrebbe non avere prove d'appello.



Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Giugno 2018 07:29
 

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