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Senza l'Europa la Russia non ha le ali PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Mauri occhidellaguerra.it   
Lunedì 23 Luglio 2018 00:48


Il freno ai caccia SU-57

La notizia è passata un po’ sotto traccia nei media principali, anche in quelli più specializzati, ma è di notevole importanza per i risvolti politico/strategici che ne derivano: la Russia non avvierà la produzione in massa del nuovo cacciabombardiere di quinta generazione con tecnologia stealth del bureau Sukhoi: il Su-57.
Come riportato da  The Diplomat, il 2 luglio scorso il  ministro della Difesa, Yuri Borisov, è comparso in una trasmissione televisiva annunciando alla Russia che la produzione in serie del caccia Su-57 “non ha senso” in questo particolare periodo e che avverrà solo quando i più vecchi caccia di quarta generazione delle Forze Aeree Russe non saranno più all’altezza di quelli occidentali.
“Il velivolo ha dimostrato di essere molto buono, incluso in Siria, dove ha confermato le sue possibilità e capacità di combattimento” sono state le parole del Ministro Boriov. “Voi sapete che oggi il Su-35 è considerato uno dei migliori aerei costruiti al mondo, di conseguenza non ha senso accelerare il lavoro per la produzione di massa del velivolo di quinta generazione”.
Le vere motivazioni dietro alle parole di Borisov
Pochi mesi fa il Cremlino aveva annunciato il primo ordine per il nuovo caccia Su-57: a febbraio sempre Borisov aveva fatto sapere che Mosca aveva ordinato i primi dodici esemplari di preserie del contraltare russo dei caccia di quinta generazione americani.
La recente decisione del Ministero della Difesa però non deve sorprendere. Nonostante il basso costo del Su-57 rispetto ai suoi parigrado americani – con un prezzo stimato che oscilla tra i 45 ed i 54 milioni di dollari cadauno rispetto, ad esempio, ai 90 del F-35 – la produzione in massa del velivolo rappresenterebbe un enorme onere finanziario per le casse della Russia, che in questa particolare congiuntura storica non è in grado di affrontare.
Le sanzioni, checché ne dica la propaganda del Cremlino, e l’economia troppo vincolata al mercato – altalenante – degli idrocarburi, hanno avuto l’effetto di una scure su diversi programmi nel campo della Difesa.
Oltre alla rinuncia al progetto del nuovo missile intercontinentale mobile RS-26 “Rubezh”, che avrebbe dovuto affiancare il nuovo RS-28 “Sarmat” impiegabile da silo, la Russia ha dovuto cancellare il progetto della nuova superportaerei a propulsione nucleare da 100 mila tonnellate di stazza “Shtorm”. La cantieristica navale, del resto, è stato uno dei settori che più ha risentito della crisi economica in cui versa la Russia come abbiamo già avuto modo di trattare di recente.
Il caccia Su-57 non è l’unico progetto aeronautico che sta subendo ritardi nello sviluppo. Nonostante le ultime dichiarazioni anche il nuovo bombardiere del progetto Pak (Perspektivnyi Aviatsionnyi Kompleks ovvero Complesso Aereo Futuro) sembra essere rimasto un po’ al palo, tanto che Mosca ha puntato tutto sulla modernizzazione della linea dei vecchi bombardieri Tupolev Tu-160 “Blackjack” portandoli allo standard “M2”.
Decisione, quella della modernizzazione spinta, che contraddistingue un po’ tutto il mondo aeronautico e della Difesa ad onor del vero, che tende a sfruttare tutto lo sfruttabile dalle macchine già esistenti, ma che viene affiancata da progetti di nuova concezione avveniristici che rispondono alle specifiche emesse dai militari. Così negli Stati Uniti non è ancora entrata a regime la produzione del F-35 che già si pensa ai caccia di sesta generazione, e così è stato anche, in tono minore, per Russia e Cina con i missili ipersonici e le testate HGV.
Russia e Cina che però, al pari dell’Europa che solo ora si sta attivando per un caccia franco-tedesco, sono arrivate tardi sul mercato dei caccia di quinta generazione ed infatti il secondo motivo per cui Mosca ha deciso di rinviare la produzione in massa del Su-57, è il fatto che il velivolo abbia ricevuto poche, anzi pochissime, richieste.
Quella turca, che vi abbiamo raccontato di recente, potrebbe essere solo una minaccia di Erdogan e restare tale, mentre l’unico cliente davvero interessato al nuovo cacciabombardiere, l’India, sembra che abbia fatto un passo indietro che potrebbe essere definitivo.
Il Su-57 è un falco senza artigli?
Il nuovo cacciabombardiere russo nasce tardivamente rispetto ai suoi omologhi occidentali. Ha volato per la prima volta nel 2010 ed oggi, dopo 8 anni, è ad un livello di sviluppo inferiore rispetto, ad esempio, all’F-35 che è già in consegna ai reparti dei Marines e degli altri Paesi – tra cui l’Italia – che fanno parte del programma Jsf o comunque che saranno utilizzatori del velivolo.
Afflitto da numerosi problemi si ricorda principalmente quello dei motori, vero tallone d’Achille del Su-57: il nuovo, e definitivo, motore del velivolo russo – la turboventola a spinta vettoriale Izdeliye-30 – non sarà installato prima del 2023-2025 accumulando così un ulteriore ritardo ad un programma già di per sé tardivo, che rischia quindi di consegnare alle Forze Aeree Russe un velivolo nato già obsoleto rispetto ai suoi avversari.
Ciò nonostante il Su-57, che è stato osservato in esibizione al Salone Internazionale dell’Aeronautica di Mosca l’anno scorso, rappresenterà un velivolo degno di rispetto e sicuramente un enorme passo in avanti per l’industria aerospaziale russa alle prese con la tecnologia stealth per la prima volta. Tecnologia stealth che, come abbiamo già avuto modo di dire, non è così spinta sul velivolo di Sukhoi come invece accade per l’F-22 o l’F-35. Questa potrebbe essere una soluzione dettata non solo dalle limitazioni finanziarie, ma anche dalla considerazione che risulta più efficace e meno difficoltoso ricercare nuovi radar che eludano la capacità stealth rispetto a creare un velivolo che sia quasi del tutto invisibile.

 

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