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L’Amerikano che legge Evola PDF Stampa E-mail
Scritto da Giancarlo Ferrara   
Venerdì 28 Settembre 2018 00:50


Perseverare è diabolico

È da un po’ di tempo che  il nome di Steve Bannon aleggia sull’Europa come uno spettro. Finalmente Steve si è materializzato il 22 settembre alla Festa di Fratelli d’Italia con tanto di selfie con la Meloni e, si dice, circondato da molto entusiasmo, non si sa quanto indotto e quanto sincero.
Comunque sia, di Bannon sappiamo che è stato uno dei Consiglieri di Trump nelle ultime elezioni presidenziali, che poi è stato “allontanato” dall’entourage di Trump, che ama leggere Il Campo dei Santi di Jean Raspail ed è anche un “attento" lettore di Evola.
Tanto è bastato alla stampa di sinistra per etichettarlo come nuovo” ideologo nero” del nascente sovranismo che in Europa sembra fiorire dappertutto. E tanto è bastato per gettare un amo in quella direzione.
In effetti, che Bannon abbia lanciato un‘OPA, non sappiamo ancora se ostile o meno, verso la variegata galassia che oggi ama definirsi “sovranista” è un fatto vero e più volte rimarcato dallo stesso Bannon sulla stampa americana ed europea.
È recente anche il lancio della rete che dovrebbe raccordare “identitari” e “sovranisti” europei: il suo nome è “The Movement” e proprio il palcoscenico di Roma ne ha consacrato l’esordio con tanto di prima entusiastica adesione della Giorgia nazionale.
A onor del vero, noi siamo molto meno entusiasti dell’abile tessitura operata da Steve in questi mesi, non solo per l’atavica diffidenza verso gli inviati di chi occupa dal 1945 il nostro Paese, ma soprattutto  per motivi di contenuto e di profondità di natura strategica.
E partiamo proprio da quell’Evola che piace tanto a Bannon e da un suo celebre libro “Cavalcare la Tigre” che in tanti hanno letto, apprezzato, ma spesso compreso solo in superficie, soffermandosi  magari solo sul titolo , invero molto efficace e suggestivo.
Non vorremmo che proprio un malinteso spirito di “cavalcare la tigre” da parte del  cd .sovranismo in senso antieuropeo, punto centrale   interessa molto a Bannon e presumiamo non solo a lui personalmente, porti un’area a dare retta a suggestioni del tipo “il nemico del mio nemico è mio amico”, logica aberrante se non gestita con fredda lucidità e profondità strategica.
Diciamo solo che anche negli anni sessanta e settanta, questa logica ha portato alcune formazioni politiche a non capire bene l’opera di intossicazione portata avanti da certi apparati legati agli USA, rendendosene conto solo dopo essere stati pesantemente e dolorosamente “disarcionati dalla Tigre” che si intendeva cavalcare con molta superficialità ed eterea leggerezza.
In secondo luogo, proprio la mancanza di profondità strategica sulla questione europea da parte di un certo mondo “sovranista” e l’assenza di un collegamento sostanziale politico e culturale con le Rivoluzioni nazionali ed le numerose esperienze  nazionalrivoluzionarie del dopoguerra, facilita indubbiamente la penetrazione in alcuni ambienti di un “sovranismo a guida americana” che verrebbe usato a mo’ di ariete per indebolire l’Europa, seppure oggi meglio conosciuta come Unione Europea.
Permettere un tale transfert, seppure condito da demagogiche affermazioni bannoniane, sulla lotta tra le elites ed i popoli (Bannon non fa forse parte di un‘elite?) o contro i poteri forti (Trump non rappresenta forse dei poteri forti?) vuol dire commettere un errore di prospettiva che può costare caro ad un intero ambiente politico e culturale.
Chi insegue facili scorciatoie per arrivare non si sa a quale vittoria, non ha ben compreso le regole del gioco che vigono dal dopoguerra ad oggi e che vedono le diverse Amministrazioni americane, repubblicane o democratiche poco importa, perseguire la propria legittima aspirazione alla perpetuazione del dominio Usa sul mondo ed in particolare sull’Europa, meglio se ridotta in  staterelli  divisi ed impotenti, ognuno con il proprio “sovranismo” inacapacitante.
Chi si facesse complice di queste aperture di credito sulla  base  di queste considerazioni e di  una superficiale lotta al pensiero progressista, commetterebbe lo stesso errore di chi, a suo tempo  giocò la medesima carta contro il “pericolo comunista” e si accorse che invece di una tigre stava cavalcando un piranha pronto a divorarlo, una volta utilizzatolo. Perseverare , stavolta, sarebbe davvero diabolico.

 

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