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O si fa l'Europa o si muore PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Mauri   
Venerdì 05 Ottobre 2018 00:51


Ma provate a spiegarlo ai qualunquisti giulivi, in testa no

Questi ultimi 5 anni, e i prossimi a venire, saranno argomento per i libri di storia. Con l'asse geopolitico mondiale definitivamente spostato in Asia, l'Europa ora si trova davanti ad un bivio e la strada che percorrerà ne segnerà i destini.
Appare ormai chiaro a tutti che lo scontro in atto a livello strategico non sia più quello tra sovranismo-globalismo, bensì è il riflesso - per l'appunto - degli equilibri asiatici ancora in via di definizione.
La Cina è diventata l'avversario principale degli Stati Uniti e non solo nello scacchiere asiatico. La Belt and Road Initiative (o Nuova Via della Seta) è la dimostrazione della volontà di Pechino di allungare gli artigli del drago sino all'Europa costruendo un network economico commerciale che abbraccia tre continenti (Europa, Asia e Africa) per scardinare il monopolio statunitense dei mercati basati sul dollaro. In questo scenario, in Europa ma non solo, si è inserita la Russia che, soprattutto per la questione energetica - una delle due enormi risorse commerciali che possiede e da cui dipende la sua economia - intende opporre resistenza al tentativo americano di ridimensionare fortemente l'import di gas russo in Europa. Tentativo iniziato con la presidenza Obama e perseguito con lo stesso vigore dall'amministrazione Trump che, da un lato, sostiene il proprio gas di scisto (gas shale per gli anglofoni) e dall'altro cerca di frenare la costruzione di gasdotti che collegano l'Europa alla Russia (il blocco di South Stream valga come esempio su tutti).
A questo gioco a tre l'Europa sta rispondendo, manco a dirlo, non in modo univoco: Mosca e Washington sapientemente stanno soffiando sul fuoco del "sovranismo/populismo" per proprio tornaconto col risultato di avere già spaccato l'Ue - per ora - sulla questione energetica. La Germania guarda con interesse alla Russia, mentre l'Italia sembra essere più attirata dagli Stati Uniti, e da Berlino e da Roma passano due delle più importanti linee che riforniscono di gas l'intera Europa.
In ballo non c'è solo la nascita dell'hub gasiero per l'Europa, come giustamente fatto notare da analisti più attenti ed esperti, ma la stessa tenuta dell'Unione Europea.
Tenuta che sarà sicuramente messa ancora alla prova proprio sulla questione della Belt and Road, che se trattata con troppo spirito mercantilista e liberista potrebbe rivelarsi un boomerang catastrofico per la nostra economia invece di una opportunità di crescita.
La Cina del resto è già presente massicciamente nel nostro continente in questo senso: la Cosco - la compagnia di Stato cinese per le linee commerciali - e la Qindao Port International Development hanno acquistato, a titolo d'esempio , il 49% del nuovo terminal container del porto di Vado Ligure. La Cina è poi molto interessata a mettere le mani sul porto di Trieste proprio per la sua posizione strategica nel quadro della Belt and Road; senza citare poi il caso del Pireo e di altri porti in Europa, anche del nord.
In questo gioco gli Stati Uniti non staranno, e non stanno, certo a guardare: i dazi che hanno elevato nei confronti dell'acciaio europeo sono una mossa "punitiva", senza calcolare la vera e propria guerra commerciale, fomentata anche in sede Onu, sui prodotti agroalimentari: vedere il caso, alquanto sospetto per tempistica e modalità, del noto formaggio italiano dichiarato cancerogeno e di altri nostri prodotti di qualità che hanno subito la stessa sorte.
Pertanto l'Europa, per cercare di non sparire dai libri di storia - se non è già sparita vista la situazione asiatica - deve cercare di "fare l'Europa" ed evitare di affidarsi ciecamente alle parole di inviati "sovranisti" che di sovranismo non hanno granché se non la volontà di imporci, nuovamente, un nuovo sovrano.


 

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