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Scritto da Mario Michele Merlino   
Lunedì 08 Ottobre 2018 01:07


Le ultime ore della grande Europa

Kolberg, oggi in territorio polacco con il nome di Kolobrzeg, si affaccia sul Baltico, nella Pomerania occidentale. Punto di scambio del sale già in Alto Medioevo, poi divenuta città libera dalla metà del XIII secolo. Fortificata, apparteneva all’Ordine dei cavalieri teutonici, al regno di Prussia dopo la conversione al luteranesimo del gran maestro Alberto di Hohenzollern e dei suoi successori. Si rese famosa, durante le guerre napoleoniche, tanto da assurgere a simbolo dell’identità tedesca. Infatti, dall’aprile al luglio del 1807, seppe resistere vittoriosa all’assedio francese, merito soprattutto del borgomastro Joachim Nettelbeck. Ne raccolsero ispirazione ed esempio i rinnovatori dello stato maggiore prussiano, Scharnhorst e Gneisenau (da loro trasse lezione il giovane von Clausewitz), per la costituzione del Landsturm, la milizia territoriale e il conseguente editto del sovrano del 21 aprile 1813.                         
Con il titolo la Cittadella degli eroi, voluto espressamente da Joseph Goebbels, su questo episodio fu girato un film, l’ultimo della produzione nazional-socialista. Esso nasceva in risposta all’attentato del 20 luglio ’44 quando il tenente colonnello, conte Klaus von Stauffenberg depose la borsa, contenente un ordigno esplosivo, sotto il tavolo ove Hitler aveva indetto una riunione militare, a Rastenburg. Nel complotto vi erano implicati alti ufficiali dell’élite militare prussiana che aveva sempre avversato il Fuehrer ed ora, volgendo al peggio le sorti militari, contava di eliminare il ‘caporale’ e accordarsi con gli alleati. E venne costituito il Volksturm, esercito di popolo, giova-netti ed anziani, addestrati in tutta fretta, impossibilitati a respingere la potenza di fuoco ed acciaio dei russi, ma pronti, questo sì, a saper ben morire – Blut und Boden  - nel difendere il suolo della patria.                                                                                                   
Il film fu proiettato a Berlino, ormai devastata dalle bombe, il 30 gennaio del ’45, il giorno stesso in cui Hitler tenne l’ultimo radio-messaggio. Rinnovare e rafforzare il sentimento dell’estrema apocalittica resistenza contro l’invasore e le sue orde. Forse non é casuale che, poco dopo, tra il 24 febbraio e il 18 marzo, la città di Kolberg fu cinta d’assedio. In quella disperata e apparentemente vana difesa, però, fu possibile ad oltre settantamila civili di fuggire via mare e lungo la costa, sottraendosi così agli orrori allo stupro allo sterminio dei rossi. E vale la pena ricordare come, per tenere aperto il varco verso occidente, fra le macerie di quella fortezza fantasma, vi fossero i volontari francesi della divisione Charlemagne. Paradosso della storia. Coloro che riuscirono a ritirarsi, furono i medesimi che difesero Berlino (I leoni morti docet), là dove l’Europa e non solo la Germania s’immergeva in un lavacro di sangue.                            Involontario sopravvissuto Robert L., piccolo minuto lo sguardo ora ironico a tratti gelido dietro gli occhialetti, stanghette d’oro e lenti rotonde, parla rapido e rapidi sono i gesti. Immagino una molla pronta a scattare. Mi accoglie nella villetta ove si è ritirato (apparentemente) in Costa Azzurra.  E Kolberg nella sua memoria...
Di quella epopea fedele nel presente. Nella stagione in cui si respirava ‘aria di rivoluzione’.

 

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