Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Novembre 2018  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
     1  2  3  4
  5  6  7  8  91011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
In palio c'è il tuo cervello PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlomanno Adinolfi x Il Primato Nazionale   
Lunedì 29 Ottobre 2018 00:15


e la tua capacità di essere normale come i tuoi antenati

La drammatica caduta del cavallo Raol all’ultimo Palio di Siena, che ha causato l’azzoppamento e il conseguente abbattimento dell’animale, ha riaperto la polemica sulla secolare tradizione senese, con gli animalisti in prima fila a chiederne la fine. Come si può infatti permettere che esista una corsa che rischia di uccidere un cavallo?
Peccato che allo stesso modo si dovrebbe chiedere la chiusura ad esempio della Formula 1 – la morte di Ayrton Senna resta ancora indelebile per tutti gli appassionati, come quelle di Villeneuve e le più recenti di Bianchi, Ratzenberger per non contare tutte le altre – o della Moto GP – tutti ricordiamo Simoncelli – o di tutti gli sport che possono causare la morte perché “pericolosi”, dalla Dakar fino anche al calcio, ricordando Renato Curi o Pierpaolo Morosini. Per le manifestazioni sportive che possono far morire le persone però non si nota mai la stessa acredine e lo stesso odio che si nota invece verso quelle in cui a morire può essere un animale e questo è sintomo di quanto i meme che prendono in giro gli animalisti che dicono “gli animali sono meglio di noi” siano in realtà lo specchio di un modo isterico di pensare piuttosto diffuso.
Ma non è tanto questa incoerenza ad essere preoccupante. Il problema è questo animalismo d’accatto che tende a considerare l’animale semplicemente come un pelouche fuffoloso da tenere nel giardino utopico e che fa il paio con l’ambientalismo radical chic che confonde la difesa dell’alberello sotto casa con la difesa della Natura. È davvero “animalista” vietare che il cavallo corra col suo cavaliere? Immaginiamo un mondo dove questo sia vero. Che ruolo avrebbe il cavallo? Di certo non vedremmo cavalli da cortile, né cavalli da appartamento. Il cavallo finirebbe solo a tirare carri e carrozze o nei mattatoi per diventare carne per coppiette. Chi immagina cavalli che corrono liberi e spensierati per i prati, senza contatti con gli umani, facendoli tornare allo stato selvaggio di millenni fa forse dovrebbe solo andare in analisi.
E poi diciamocelo sinceramente, duramente e crudamente: perché il cavallo è diventato l’animale nobile tanto amato dall’uomo e secondo, forse, solo al cane? Perché millenni fa i nostri antenati nomadi cacciatori lo hanno incontrato nelle steppe facendone il destriero dei nobili guerrieri. Non a caso a Roma era sacro a Marte, così come a Marte erano dedicate le corse sacre dell’Equirria e dell’October Equus, in cui proprio il cavallo vincente veniva sacrificato – immaginiamo se accadesse ora – in quanto “carico” di forza marziale e di Vittoria. Sono questi i riti da cui derivano tutte le corse che da secoli sopravvivono nei centri medievali che hanno voluto mantenere quell’ancestrale legame che annoda uomo, cavallo, terra e sfera sacra. E di cui il Palio di Siena, con tutto il suo carico anche brutale e violento che però non è altro che un sano retaggio della presenza di un mondo primordialmente divino che una volta l’anno irrompe nell’immanenza quotidiana, è solo il più famoso. E in cui, soprattutto, è il cavallo il centro di tutto, mai l’uomo o il fantino.
Quelli che vorrebbero dunque il cavallino rosa che cavalca tra i prati pieni di folletti e arcobaleni amano davvero il cavallo più di quelli che in lui vedono ancora la nobiltà, la forza guerriera allo stato dinamico e puro, lo slancio ardimentoso e soprattutto l’immancabile compagno dell’aristocrazia, intesa nel suo senso etimologico più puro, e che nel mondo moderno riesce a esprimersi in tutta la sua forma solo in manifestazioni come quella del Palio?
Certo, già ci sembra di sentire chi dice che sono tradizioni vecchie di cui si è perso il significato e pertanto oramai inutili. Ma per rispondere a certe idiozie da visione del mondo ridotto a cortile non ci sono parole migliori di quelle di Makoto Shinkai che per bocca di un personaggio del suo capolavoro Your Name, afferma che “anche se il significato è scomparso, la forma non deve assolutamente svanire. Senza dubbio alcuno, un giorno, il significato inciso nella forma ritornerà”.
Ma forse il problema è proprio la differenza tra chi a questo significato è ancora legato e chi invece, morto, vorrebbe uccidere anch’esso.

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.