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Allons enfants de la Patrie PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Lunedì 03 Dicembre 2018 16:37


Parigi cinquant'anni dopo

 

Parigi, sabato scorso, un popolo in piazza .
Lo fronteggiavano le forze dell'ordine, a difesa di non si sa bene cosa.
Come sempre avviene in Francia le cose sono state serie, gli scontri sono stati robusti. Le forze dell'ordine sono state travolte a più riprese: per mettere all'attivo arresti e feriti hanno dovuto colpire  a gatto selvaggio quando improvvisamente trovavano un varco, ma il più delle volte hanno passato un bruttissimo quarto d'ora. I gilets gialli si sono resi padroni della piazza per la gioia della quasi totalità dei parigini, escluse le piccole frange che si scandalizzano per ogni afflato di vita.

Chi sono i gilets gialli? Gente di ogni estrazione sociale e che vota, anzi ha votato finora, in ogni direzione. Tra le loro fila un po' di tutto: militanti sindacali in incognito, formazioni militari trozkiste, camerati e banlieusards ma, soprattutto, popolo.
Questo spiega come e perché in piazza si siano comportati nei modi più diversi. I banlieusards dediti al saccheggio, i trozkisti allo sfascio e all'iconoclastia, il resto, invece, al trionfo della causa della dignità nazionale e popolare.

Contro chi si sono battuti e si battono i gilets gialli? Tacciano i nostri sovranisti che non hanno capito un tubo: si battono contro un'oligarchia che non rappresenta più il popolo, contro questo e basta.
Non sono contro la Ue così come non sono per la Ue (anche se in Belgio gli scontri con la polizia sono stati effettuati con la bandiera dell'Unione). Sono per cambiare tutto, nel nome del buon senso e della tradizione sia pure nel suo aspetto più epidermico, quello con la t minuscola.
Sono, insomma, finalmente, lotta di popolo come preconizziamo da decenni.

Cosa fanno le diverse correnti politiche diluite nei gilets gialli?
I trozkisti si addestrano al combattimento – ormai lo fanno da molto tempo e in tutte le latitudini – al fine di continuare ad assicurare le milizie del terrore ai propri padrini nella continuità del gioco destabilizzazione-ristabilizzazione che è caro ai Soros di turno e che ha contrassegnato gran parte della storia del secolo XX.
Le sinistre leniniste si diluiscono nella massa per ritrovarsi, se e quando giungerà il momento, all'interno di un fenomeno nuovo che potrà emergere dal nulla, come i Cinque Stelle.
I camerati si trovano lì per amore e per adrenalina.
In quanto ai giochi di partito, Mélenchon e Marine sperano di attingere voti che Macron e i moderati temono di perdere.
Il popolo, dal canto suo, per ora lotta.

E infine i simboli, di cui gli uomini sono sempre espressione, più o meno consapevole.
Cinquant'anni fa quando la sinistra paralizzò il Paese e portò una massa oceanica nelle strade di Parigi, i suoi uomini d'avanguardia, giunti all'Arco di Trionfo orinarono sulla fiamma del Milite Ignoto per spegnerla, ma il gas che la tiene animata glielo impedì.
Sabato, quando i gilets gialli, vinta la battaglia campale con le forze dell'ordine, si sono impadroniti degli Champs Elysées e della place de l'Etoile si sono inginocchiati al cospetto del Milite Ignoto e poi, istituito un picchetto d'onore, hanno intonato la Marsigliese.

Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Dicembre 2018 16:47
 

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