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Scritto da Pietrangelo Buttafuoco x barbadillo.it   
Giovedì 24 Gennaio 2019 00:13


La sindrome di Futuro e Libertà

Forza Italia nel finale di partita è - per contrappasso - una specie di Futuro e Libertà.
Ebbene, sì: è come Fli, il partito che - parlandone da vivo - fu di Gianfranco Fini e che piaceva a tutti perché dispiaceva assai al Silvio Berlusconi di ieri.   
Come nel passato, così nel presente.
Come Giorgio Napolitano, pur di sabotare il Berlusconi donizettiano, accompagnava ogni passo del post-fascista con gli occhiali - lo illudeva di portarselo a Palazzo Chigi - così Sergio Mattarella, al Quirinale, prende respiro nel ragionarsela con il capo di Forza Italia piuttosto che vedersi intorno i barbari gialloverdi.
Come ieri Fini, teleguidato, parlava di “patriottismo repubblicano”, così oggi Berlusconi - irriconoscibile nel suo secondo predellino - sciorina in tema di “democrazie occidentali” cancellando il Silvio più sovversivo, quello che scatenava gli anatemi di Angela Merkel e Nicholas Sarkozy.
Corsi, ricorsi e giravolte storiche, è il caso di dire.
Ma ogniqualvolta il sistema fronteggia l’anti-sistema è sempre all’interno di questo - individuando il soggetto più permeabili alle lusinghe - che va a trovarsi un volenteroso sicario della propria cerchia pronto a farsi cooptare nel palazzo altrui: Fini aveva da farsi candeggiare la camicia nera, e tant’è che Berlusconi - che pure è storia, non è certo una comparsa come il cognato di Tulliani - al prezzo della redenzione sta adesso rischiando di de-berlusconizzare se stesso.
Con il tutto esaurito totalizzato dal capo della Lega, Berlusconi, riabilitato e pronto a candidarsi alle Europee nella ritrovata rispettabilità, pur spalleggiato dai grandi giornali - con quel Corriere della Sera che l’azzoppava nel 1994 per celebrarlo fino all’altrieri accreditandolo di qualità taumaturgiche - finisce con de-berlusconizzare se stesso trovando un ruolo solo come “indipendente di sinistra”: europeista, anziché sovranista; moderato piuttosto che gilet-giallato, dialogante con il PD delle ideologie e giammai - anzi, una vera diga - con il M5S post-ideologico il cui umore di popolo comunque, è tale e quale la maggioranza silenziosa, sempre che valga la sua prima squillante qualità: capire ciò che la gente chiede…
Se l’ingombrante Berlusconi era l’ossessione dell’arrembante Fini, così Matteo Salvini - dall’alto del suo 36% nei sondaggi di appena ieri - è diventato l’incubo del Cavaliere di cui tutto si poteva immaginare fuorché ritrovarlo nel posto che fu del suo ingrato alleato al tempo del Pdl: “Non farà miracoli ma argina Salvini” mugugna compiaciuto perfino Massimo Cacciari, ed è la solita destra che può piacere solo alla sinistra la porzione di campo rimasta in dote ad Arcore.
A Matteo Salvini che dà del beone a Jean-Claude Junker, il presidente della Commissione Europea, Berlusconi - con studiato sussiego - dovrà elargire le stesse smorfie di disapprovazione che Fini, a suo tempo, riservava a lui, quando dava del kapò al presidente socialdemocratico del Parlamento Europeo, Martin Schulz.
E dunque sì, proprio come Fli, sarà Forza Italia in questa campagna elettorale.
Era un partito, quello nato dalle ceneri di Alleanza nazionale, riverito e applaudito - ricordate? - in ogni dove.
Era omaggiato, con il suo leader - potete mai dimenticarlo? - da Nancy Pelosi e così anche dai coniugi Sarkozy, per non dire di Giuliano Amato, una sorta di precettore più che nel ruolo di un semplice ghostwriter per il Fini di Fli, battezzato statista e onusto di successi nelle più arcigne cancellerie internazionali.
Nella terra di Vico, tutto torna.
Già rodato - foderato in un improbabile tight - da un giro sulla carrozzella di Sua Maestà britannica, il Fini del Fli ostentava la benedizione di tutti in virtù di un’urgenza morale: dare alla destra italiana un destino rispettabile.
Un partito però senza uno zero virgola. Avendoli, quei numeri - i seggi, le percentuali, la famosa somma che fa il totale di Totò - il Berlusconi di ieri, e cioè il Salvini di oggi, e senza più l’immane mappazza inutile chiamata centrodestra.
La famosa somma che fa il totale, appunto: M5S e Lega.
Con Peppino che dice a Totò: “…e ho detto tutto!”.

 

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