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Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 24 Gennaio 2019 21:14


La crisi del Venezuela mette a nudo le nostre debolezze

Cinquantasette anni dopo la crisi missilistica di Cuba eccoci a un revival in Venezuela.
In difesa di Maduro si è schierato l'intero blocco “orientale” e non più il BRICS perché il Brasile preferisce Guaidò mentre il successore di Chavez accusa Bolsonaro di essere “l'Hitler dei nostri tempi”.
Trump, con la sua strategia degli attacchi continui, ha già centrato così il primo risultato.
Infatti anche i populisti di casa nostra, Lega e Fratelli d'Italia, si sono pronunciati contro il presidente marxista che ha ormai assunto i pieni poteri e li esercita in modo altamente repressivo.
In difesa di questo personaggio, per ragioni economiche e strategiche, la Russia, la Cina, la Turchia e perfino la Siria di Assad.

In concreto, comunque finisca la crisi venezuelana, questo comporta già due risultati strategici per Trump. L'incrinamento del BRICS e un nuovo motivo di dissidio tra la Russia e la Ue, proprio dopo il consenso di Putin all'idea dell'esercito europeo e all'indomani del vertice di Aquisgrana.
Ragioni di cruccio e di amarezza perché, comunque vada quella partita, noi non abbiamo niente da guadagnare e tutto da perdere.

Cos'accadrà non è dato sapere, probabilmente un colpo di mano e un pugno forte indirizzeranno la partita, di quella che già da tempo è guerra civile, in una direzione o in un'altra.
Qualunque essa sarà non v'è ragione di rallegrarsi perché, una volta ancora, chi perde in queste tensioni è l'Europa e chi vince sono gli Usa.

In quanto al tifo di contorno – ormai unica ragione di vivere di un'area social-nazionale, ma solo nel senso che in tutta la nazione vive sui social e per i social – si spera che non valichi eccessivamente i limiti del buon senso e del buon gusto.
Maduro non è Chavez ma un trotskista portatore di una linea economica e ideologica assolutamente fallimentare che ha affamato, impauperito e calpestato gran parte del popolo del Venezuela.
Spalleggiarlo è come sostenere la Spagna Repubblicana nel 1936, né più né meno. Inaccettabile e vergognoso.
Che poi per ragion di Stato lo facciano alcune potenze è un altro discorso.

 

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