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Non chiamatela più pista palestinese PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 31 Gennaio 2019 12:35


Perché è un inquinamento sottile ma sostanziale

Cavallini contrattacca e fa benissimo!
Solo un'avvertenza: non chiamatela più "pista palestinese" perché diventa un depistaggio implicito. Quand'anche i brigatisti e gli agenti della Stasi presenti in loco avessero realmente avuto il progetto di andare a Trani per far evadere Saleh insieme alla colonna romana delle BR, e fossero saltati in aria per un loro errore e non perché assassinati, il termine "palestinese" resta improprio se non altro perché pulviscolare. Quando si parla, nel loro caso, di palestinesi, va rammentato infatti che - come emerge dalle stesse affermazioni del capo stazione italiano in Libano Giovannone - si trattava di un'ala minoritaria all'interno della stessa minoranza palestinese, che operava contro Arafat e Habbash.
Tale minoranza in Europa era inquadrata sul triangolo Parigi-Berlino-Bruxelles, ad opera di un vertice emanato dall'ambasciata israeliana in Francia. Peraltro il servizio della Stasi in questione, più precisamente l'Hva, lavorava mano nella mano con il Mossad, non compì mai azioni contro Israele e il suo capo, Martin Wolf, con doppio passaporto, ha sempre goduto di grandi amicizie in Tel Aviv. Chiediamoci piuttosto chi abbia fatto saltare in aria i portatori rossi dell'esplosivo alla stazione di Bologna e perché. Definire "palestinese" quella pista significa snaturarla e neutralizzare il potenziale di rettifica storica intrinseco in questa controffensiva della verità.

http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2019/01/30/strage-di-bologna-cavallini-in-aula_b1f331f0-f4e9-4714-b83a-823bd5c2f034.html

 

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