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Populismo e parlamentarismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Giancarlo Ferrara   
Martedì 05 Febbraio 2019 00:57


Alternativi tra loro o puramente dialettici?

Una delle novità più significative del moderno populismo nel mondo occidentale è sicuramente l’uso dei social media da parte della politica.
In Italia con il nuovo Governo gialloverde abbiamo giornalmente un esempio plastico di quanto poc’anzi affermato.
Non passa giorno che Salvini o Di Maio non posino con un selfie od una dichiarazione via Twitter da qualche parte per raccontare in presa diretta le rispettive iniziative politiche.
Il dato interessante è che in questo modo, la mediazione giornalistica ed “istituzionale” vera e propria, tra utente della notizia e professionista che la racconta, viene completamente saltata in una sorta di diretta social tra il politico di turno ed il cittadino.
L’effetto è dirompente e stabilisce un contatto diretto che salta completamente la delega parlamentare, viene instaurato un rapporto fiduciario.
Il metodo funziona bene, talmente bene che dopo i 5 Stelle ai quali va l’indubbio merito di averne capito per primi, almeno in Italia, l’efficacia, subito altri come il  Segretario della Lega e Vice Premier Salvini lo hanno adottato, tanto da proporre in diretta virtuale ogni loro spostamento.
Prendiamo, ad esempio, lo sgombero di qualche mese fa delle villette abusive dei Casamonica avvenuto a Roma con grande clamore mediatico: ebbene la notizia è arrivata sui tg ed ai quotidiani ormai vecchia in quanto la diretta social dei politici presenti era stata già vista da milioni di utenti che avevano potuto apprezzare la presenza fisica di tutti i politici presenti e le loro dichiarazioni sulla vicenda.
Lo stesso Trump affida ai Tweet prima che ai giornali o alle tv le sue dichiarazioni più importanti in modo da informare milioni di americani in tempo reale e molti altri hanno intrapreso la stessa strada.
Ciò comporta che il giornalista oggi può limitarsi a commentare e a dare un'opinione o un'interpretazione soggettiva della notizia, ma non ne è più il detentore e diffusore primario.
Il politico populista  stesso si fa giornalista di se stesso e informa i suoi followers di cosa sta facendo, dove lo sta facendo e perché ben prima dei lanci delle agenzie di stampa, con il risultato, non da poco, di essere il primo ad informare del suo operato, senza intermediazioni.
Lo stile stringato della comunicazione social, poi, favorisce la sinteticità e l’efficacia del messaggio che si vuol dare e non a caso nel loro utilizzo, prevale un contenuto breve e quasi sloganistico, ma di rara efficacia comunicativa.
Il populismo moderno, non ha bisogno di un esercizio dialettico complesso e articolato, ma di uno stile stringato e comunicativo, che “emozioni” la propria base elettorale, saltando in blocco la mediazione istituzionale e parlamentarista, vista spesso come un ostacolo al perseguimento degli interessi popolari.
È uno stile veloce, senza fronzoli od orpelli filosofici né tantomeno giuridici, ma che arriva al cuore della gente in modo rapido, ottenendo in breve tempo il risultato di “mobilitare” le coscienze .
Il populismo, in questo, cambia solo il mezzo di comunicazione e non tradisce le proprie origini in quanto oltre ad essere una tendenza politica che si pone come obiettivo  primario di ristabilire una sovranità popolare, vista come mutilata e non rispettata dalle tradizionali forze democratiche e parlamentariste, deve necessariamente dare comunque l’impressione di poter fornire soluzioni rapide ai problemi che il popolo percepisce come reali.
Potremmo anche sostenere che il populismo che riemerge periodicamente in Occidente, sia pure in  forme diverse, dalle origini bonapartiste e del populismo russo,  sia in qualche modo in rapporto dialettico con la democrazia, rappresentandone l’alter-ego tendente a correggere  gli aspetti oligarchici che in ogni sistema democratico rappresentativo moderno sono stati stigmatizzati in diverse epo che storiche da fior di intellettuali e politologi.
Che forma prenderàquesto populismo dell’era digitale? Sarà alternativo in toto alla democrazia rappresentativa di stampo liberale che abbiamo conosciuto dal dopoguerra ad oggi oppure sarà una sua componente dialettica, ma riassorbibile nel gioco parlamentare ?
Questa è la grande incognita dei prossimi anni.

 

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