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Scritto da Gabriele Adinolfi   
Mercoledì 06 Febbraio 2019 01:31


Il Venezuela visto da lontanissimo e con gli occhiali scuri

 


Leggo e sento parlare del Venezuela con la consueta superficiale avventatezza propria alla borghesia  viziata, solita riempirsi la testa e la bocca di dogmi ideologici che forniscono una visione parafrenica della realtà.
Abbiamo già dato negli anni addietro, a partire dalla Rivoluzione Culturale di Mao. Chi ha vissuto gli anni sessanta e settanta sa di cosa parlo e ne ha uno spaccato ancora oggi quando ascolta i fanatici dell'immigrazione e del gender.
Così, riguardo la crisi venezuelana, da una parte abbiamo i padrini delle libertà democratiche e dall'altro quelli della sovranità socialista. In realtà si contrappongono un fantoccio della massoneria e un boia sanguinario. Che poi non sarebbe sorprendente se si scoprisse che appartiene anch'egli a una loggia, come abitudine diffusissima da quelle parti.
Tra i due non si può scegliere altri che un terzo.

Pretendere di sostenere l'uno o l'altro sulla base delle motivazioni che essi adducono è pura stoltezza. Guaidò è stato designato per cavalcare l'onda della rivolta popolare che ormai ha la simpatia dell'85% della popolazione, ma ne è di fatto il paguro bernardo.
Maduro è un delinquente; un neotrozkista affamatore del popolo, un bancarottiere economico e monetario che è riuscito a far fallire perfino l'esperimento – in linea di massima intelligente – della criptovaluta Petro, la prima moneta digitale di Stato.
Il disastro socioeconomico di cui Maduro è il principale responsabile ha sprofondato il Venezuela nella fame causando numerosi decessi, in grandissima parte infantili.
Seguendo la consolidata prassi comunista, quanto più la situazione precipitava, tanto più i poteri venivano accentrati ed esercitati con la repressione e il terrore.
Da poco più di un anno i detenuti e gli assassinati non si contano: i “paladini del popolo” sparano regolarmente sulla folla, come tradizione nei regimi socialcomunisti.
La violenza militare e poliziesca è l'unica garanzia di tenuta di un governo odiato dalla quasi totalità del suo popolo.

Pretendere, come fanno alcuni, di sostenerlo solo perché ha una forte retorica antiamericana (pur continuando a fare traffici con gli Usa) o per ragioni di contrapposizioni geopolitiche (Russia e Cina opposte agli Usa) è francamente imbarazzante e improponibile.
Vada l'argomento della non ingerenza straniera nei fatti interni di una nazione. Però è chiarissimo che si parla di qualcosa che non ha più un senso pieno in un mondo correlato, tant'è che la prima motivazione del sostegno al delinquente, da parte di chi lo esprime, sta proprio in difesa delle ingerenze russa e cinese.
Parlare di ingerenze oggi ha poco senso. In Siria ad esempio è tutta un'ingerenza: degli Usa, dell'Inghilterra, della Turchia, dell'Arabia Saudita, del Qatar, dell'Iran e della Russia. Ingerenze a volte contrarie e, nella fattispecie, le ultime si sono dimostrate fondamentali e salvifiche.

In Venezuela non è intelligente né lecito inveire praticamente sulla totalità del popolo e sulle singole comunità oriunde, come l'italiana, per soccorrere boia, sicari e secondini a difesa della bancarotta.
Bisogna opporsi a Guaidò, d'accordo, ma dal cuore della rivolta popolare, rilanciando una soluzione peronista che deve partire dalle parti sane del Paese. Le quali oggi si ritrovano con Guaidò ob torto collo perché sono impegnate, per tenacia, disperazione, dignità e senso di giustizia, a combattere la Ceka madurista.
A chi crede in Guaidò e a chi sostiene Maduro rispondiamo: spiacenti abbiamo già dato!
In Venezuela serve una rivoluzione creatrice che vada ben oltre il crollo dell'idolo di pietra del suo malefico affossatore.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Febbraio 2019 12:07
 

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