La pelle sotto il gilet Stampa
Scritto da Robert Fernay   
Mercoledì 13 Febbraio 2019 01:29


Un movimento di popolo che sente la Francia e l'Europa

Il Lot è un dipartimento francese della regione francese dell'Occitania che prende il nome dall'omonimo fiume che lo attraversa.
Nel Lot esiste un comune in zona di montagna, di poche anime, Saint-Cirgues, amministrato dal Sindaco Sig. Christian Venries.
Questo Signore è sindaco da diversi anni, ed il 18 febbraio, a Souillac, si alza in piedi e tiene un discorso di 13 minuti davanti ad un più che imbarazzato e contrariato Macron. Lo stesso Presidente della Repubblica Francese che qualche giorno prima si era augurato un confronto “senza tabù” all’interno della sua personale campagna elettorale per le Europee di maggio 2019 e che ha intitolato “Grande Dibattito”.
Il Sindaco esordisce davanti ad un iniziale divertito Macron con un “non sono titolare di un master in poliichese e neppure ho intenzione di passarlo”, e continua esortando il bancario francese a “smettere di stigmatizzare, di opporre, di disprezzare”.
La Francia, coinvolta nella spirale del Grande Dibattito, che, per dover di cronaca, si svolge dallo scorso sabato negando l’accesso alle telecamere (“COSI’ MUORE LA DEMOCRAZIA, PER ABUSO DI SE STESSA. E prima che nel sangue nel ridicolo” Platone, La Repubblica, Libro VIII), si trova altresì all’ennesimo atto del movimento dei Gilet Gialli.
Gli stessi Gilet Gialli che animano le parole di Monsieur Venries. Le medesime.

Alla base un moto proprio di disprezzo verso una casta dirigente che sempre meno dirige e sempre più digerisce, potere, denaro, disconnessione verso la quotidianità  di un Popolo che non trova più riferimenti e tantomeno rappresentanti.
Un movimento, per definizione il “movimento dei Gilet Gialli”, che non è strutturato se non, negli ultimi quindici giorni, con la creazione di necessari “interni servizi d’ordine” imposti dal Ministro dell’Interno francese, Castaner, senza i quali non avrebbe nemmeno diritto di manifestare nella democrazia 2.0 di Monsieur Macron.
Un’onda “anomala” dettata dalla necessità di difendersi come Popolo, come Nazione, come Collettività dall’arroganza di un Potere che non ha alcuna legittimazione storica se non quella di aver compattato artificiosamente al secondo turno l’elettorato contro il pericolo fassista di Marine Le Pen.
Si ricorda, per dover di cronaca storica, che tutto questo enorme suffragio dell’oltre 66% è, in realtà, neppure il 44% dei votanti, per i soliti misteri della democrazia 0.00 e successivi.

Artificiosamente si diceva: la prova è la risultanza dell’indice di gradimento odierno del bancario, al 28% contro il 64% a giugno 2017, al momento della sua trionfante elezione alla Presidenza dell’Eliseo.
Al di là di numeri e statistiche, i dati essenziali, ci risultano diversi:

esiste un movimento, e sottolineiamo MOVIMENTO, non legato ad alcuna struttura politica, sindacale od organizzativa od associativa in senso lato, nonostante l’invano tentativo dei media di affibbiare colorazioni politiche, a turno di estrema destra o di estrema sinistra, scadendo in un triste gioco che, anche l’Italia ormai decenni orsono, ha vissuto sulla propria pelle;

esiste un MOVIMENTO di insoddisfazione, sino alla ribellione, verso elite che tali non sono, non rappresentando alcun sentimento nel Popolo, disconnessi da una realtà quotidiana al punto da scadere nelle barzellette riguardanti l’inconsapevolezza del costo di una baguette, come i loro cugini d’oltralpe d’altro canto, cambiandone soltanto il soggetto e declinandolo in una rosetta;

esiste un malcontento diffuso - ne sono prova le repliche belga, olandese, tedesca, spagnola, ecc. che non ha neppure necessità di coesioni intorno ad un colore politico, probabilmente, aggiungiamo noi, perché di colore politico non trattasi, ma di ancestrali necessità che non si limitano alla protesta contro un “potere d’acquisto” eroso e corroso dalla corrosione finanziaria e dalla corruzione morale: necessità di coesione popolare, nazionale in prima istanza, comunitarie – si ribadiscono gli altri esempi europei – in seconda battuta;

Esiste, quindi, un’istanza nazionale che è identità di Popolo, ma che deve, al giorno di oggi ancora più, superare l’ottocentesco concetto di stantio nazionalismo completamente scollegato dalla realtà, inutile e progenitore, altresì, di concetti “modaioli” e pertanto totalmente privi di basi filosofiche culturali, come i diversi sbandierati “sovranismi”;

Esiste, quindi, e dunque, un’istanza collettiva, europea, che appartiene per cultura alla nostra Comunità in quanto base fondante, in quanto Mito e mito storico collettivo che si è incarnato a più riprese nel nostro continente;

Da qui l’obbligo di comprendere un problema che, per i nostri affini, è di atavica origine: la differenza tra la strategia e la tattica. E la differenza tra la necessità di partecipare ad un dibattito politico in sedi che non ci appartengono.

FILOSOFICAMENTE. CULTURALMENTE. SOCIALMENTE.