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Il sonno dei mostri genera noia PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Lunedì 25 Febbraio 2019 01:36


Potenzialità e limiti del populismo

La reazione al populismo è isterica e pure sciocca. Sciocca perché si fonda su schemi demonizzanti del recente passato che oggi non fanno più presa sulla gente; isterica nei toni, nel linguaggio e perfino negli sguardi furiosi dei suoi guardiani. Fatto sta che è crollato il palco e così le storielle progressiste a lieto fine non fanno più presa. Al razionalismo piatto, e in fondo neppur tanto razionale, di cui si è nutrita la narrazione politica della borghesia post-sessantottina, si contrappone il fastidio diffuso, anche confuso, semplicistico, irrazionale, di chi non è più disposto a seguire il modo di ragionare delle oligarchie democratiche. Peggio: le irride, fino al punto di non riconoscere le competenze nemmeno come tali, dopo che presunti competenti hanno combinato disastri immani.

Nella divaricazione cui si assiste oggi, non solo in Europa ma nell'intero Occidente, il polo più arcaico, cioè quello della mitologia liberaldemocratica, mostra di non avere prospettive né argomenti. Questa gente è prigioniera di una delle sue maggiori mistificazioni, che si racchiude nella formula suggestiva quanto imbecille che recita “il sonno della ragione genera mostri”.
Ignorando, evidentemente, che il significato più corretto del termine latino è quello di prodigi.

Partendo da questa premessa, e considerando il populismo come un mostro irrazionale, la casta e i suoi nostalgici non trovano miglior risposta politica che auspicare che l'irrazionalità e l'incompetenza populiste causino tanti e tali danni da risvegliare la gente alla “ragione” e da indurla ad acclamarli come salvatori dell'umanità. Tutto questo non accadrà perché quand'anche la soluzione e la sintesi alle odierne antitesi dovessero nascere nel seno della loro parte e non, come auspicabile, di quella populista, saranno così diverse dal passato che li spazzeranno comunque via.

La parte populista sta meglio nel senso che ha il vento in poppa e che è immersa nella psiche collettiva. Tuttavia si propone quasi in trance, come se fosse mossa visceralmente, dal subconscio.
Ha un grande pregio: quello di rimettere in discussione tutti i dogmi, i pregiudizi e i luoghi comuni che hanno formato la tavola delle leggi della democrazia moderna.
Fin qui tutto bene, l'asino però casca quando si prova a passare alle soluzioni che sono dettate dallo stato di folla e, non di rado, dall'incompetenza. In realtà il populismo è una grande forza subconscia che stenta ad assumere coscienza.
Le folle scatenate possono distruggere palazzi, idoli e sistemi, ma per prendere in mano i loro destini servono capi, ufficiali e sottufficiali: sono necessarie insomma gerarchia, coscienza e presenza a sé.

Il populismo oggi è lontanissimo da tutto ciò. Ha qualche leader in grado di assumere sintonia efficace con la gente (Salvini e Trump), ma sono eccezioni. Ma il brutto è che dalle minoranze che teoricamente dovrebbero essere in grado di apportare rettifica non si vede emergere granché.
Esse si pongono nei confronti del confuso fermento popolare in modo speculare e mimetico.  Le proposte politiche? Subconscie, regressive, disordinate e improponibili, definite a vanvera nel neologismo sovranista. Relazioni con le masse? Mimetiche, regressive, passive, che esprimono una sottomissione psicologica e perfino culturale – se si può osare utilizzare questo termine – nei confronti dello stato di folla. Nessuno tra i capi delle “avanguardie” si è preso la briga di leggere Mosca, Pareto, Le Bon, Lenin e Mussolini, o anche Jung per non scomodare Julius Evola. Più che alle avanguardie rivoluzionarie sembrano guardare a Masaniello.

L'Europa, non tanto nel senso di Ue quanto in quello dei popoli, delle nazioni, del suo insieme e della sua civiltà, è oggi afferrata da quest'antitesi tra due parti che per il momento non hanno un futuro.
È necessario interagire con il fenomeno populista con la capacità dell'avanguardia.
Bisogna far sì che la Sintesi e la Soluzione, che emergeranno necessariamente, emergano dalla parte più sana o meno malata (quella populista) e non dalle élites dell'oligarchia.
Questo perché si sveglino finalmente i Monstra e ci si sottragga infine alla decadenza e alla noia.

 

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