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Non tutte sono solo canzonette PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario Michele Merlino   
Mercoledì 13 Marzo 2019 09:24

Di Lucio Dalla s’è ricordato, con molteplici eventi, l’anniversario della nascita. Quel 4 marzo 1943 che è poi titolo di una sua canzone proposta al festival di Sanremo, inizi anni ‘70. Inciso: da qualche parte ho letto o mi si è detto come, da ragazzo, avesse fatto fugace apparizione alla sede della Giovane Italia di Bologna. Non mi stupisco. E non soltanto perchè, negli anni ’50, fu luogo di raccolta di numerosi giovani brillanti intelligenze vivacità di sentimenti e idee. Tanto che Palmiro Togliatti si scomodò con un articolo – su L’Unità o Rinascita, non ricordo – rivolgendosi direttamente a quella gioventù che si lasciava irretire dai falsi miti della destra...


Qui voglio ricordare una delle sue prime composizioni dal titolo Itaca. Il viaggio... di cui Ulisse, personaggio poco gradevole ed infido, rappresenta e torna sovente quale espressione di un continente che – forse per scarsità di spazio e di risorse, forse per innata indole d’avventura e rapina – non s’è fatto intimorire nel corso di secoli dalla vastità dei mari dall’altitudine dei monti dall’impenetrabilità dei boschi dal silenzio dei deserti. Fino a giungere ai confini della modernità, prima di essere sradicato dai venti osceni del senso di colpa e del rimorso...                                                                                  
È un marinaio che si rivolge al suo Capitano, rimproverandolo di abbandonarsi allo spirito audace e ardito che non gli fa tener conto della miseria della paura dei disagi della sua ciurma, invidia e incomprensione, apparenti, premessa ed eco di moderni e rancorosi concetti di lotta di classe, alibi. Cristo Marx e Freud a darsi la mano, stesso conio medesima razza. Eppure è il marinaio che, con uno scatto d’orgoglio titanico o di virtù romana, si rende pronto ad imbarcarsi e seguirlo per ulteriori sfide. Sugella: ‘Sono pronto. Dove andiamo?’                                                                                                           
Alle soglie dell’età nova l’Ulisse narrante sotto forma di fiamma appare non più nel tentativo omerico di tornare alla ‘pietrosa’ Itaca, ma con pochi e vividi versi è Dante a rendercelo a inseguire ‘virtute’ e ‘canoscenza’. Un ponte oltre il Mediterraneo, il porto quale porta verso il mare aperto (si pensi alle riflessioni di Carl Schmitt), fondo originario e primario della condizione umana. Al ‘fardello dell’uomo bianco’ cantato da Kipling la risposta dare la vela ai venti il timone a sfidare i confini. E Dalla fa loro eco, consapevole o meno.

Poi, Ossip Mandel’stam, fra i più grandi poeti del ‘900, che muore, anno 1938, nel gulag staliniano di Vladivostok con unica compagnia copia della Commedia e guida Ulisse. Solo ghiaccio freddo fame reticolati torrette mentre l’anima percorre spazio e tempo infiniti... (Taccio qui dell’Ulysses di James Joyce, di quel viaggio misero di un solo giorno, il 16 giugno 1904, del misero anonimo Leopold Bloom – emblema della nientità che tutto assale e pervade). ‘Così il mondo finirà – non con uno schianto ma con un lamento’, ammoniva già nel 1925 Thomas Stearns Eliot. Finis Europae...                   
Eppure, nel momento più tragico, a lui si rivolse dalla gabbia di Coltano l’amico Ezra Pound ‘uno schianto non una lagna’ – quella nostalgia del futuro per cui non tutte sono solo canzonette...

 

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