Cà simm fess Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Venerdì 15 Marzo 2019 22:09


Nuova Zelanda, stragi fondamentaliste, ragazzini per il clima

 

Nuova Zelanda, FridaysForFuture. Cà nisciun è fess, diceva Totò, ma era ottimista.
Quando cadde il Muro di Berlino non fummo in molti, ma neanche in pochissimi, a stabilire che in Usa avrebbero pensato di sostituire il comunismo con l'Islam e la Russia con la Cina per assicurare la tenuta del sistema internazionale e per rinnovare la strategia della tensione.
Pochi anni dopo fu lo stesso Pentagono a confermarlo con la teoria dello “scontro di civiltà” che presupponeva l'incoraggiamento di tutti i fondamentalismi religiosi.
Il sociologo svizzero Eric Werner spiegò perfettamente nelle sue opere come il sistema avrebbe alimentato e usato la minaccia terrorista per tenere in piedi un'oligarchia senza base di massa.
Trent'anni fa, insomma, lo avevamo previsto in più d'uno, oggi se ne rendono conto davvero in pochi.

Stragi fondamentaliste
Di acqua ne è passata sotto i ponti, e con l'acqua il sangue. Dal cilindro del mago è uscito il Salafismo dei tagliagole foraggiati da wahabiti e turchi, con benevolenza israeliana e angloamericana. Da Al Qaeda (parola che in origine indicava le basi della Cia) all'Isis o Daesh, passando per Boko Haram o al-Harakat al-Islamiyya, i massacri di cristiani nei paesi islamici si sono susseguiti furiosamente, ma i massacri di musulmani da parte degli islamici non sono stati di meno. Qui in Europa il terrorismo ha avuto ultimamente il volto esclusivo della Jihad, almeno in superficie.
Oggi in Nuova Zelanda la strage in Moschea, eseguita come in un video-gioco o in una realtà parallela e sonnambula, con richiami a uomini europei, ma nella mentalità e nella psicologia americane, sarà stata anche frutto della frustrazione e dell'esasperazione. Fatto sta che casca proprio a pennello in una fase di ristrutturazione internazionale che ha bisogno come il pane di guerre civili, di tensioni religiose, di antitesi prive di sintesi.

La maschera ha finito con lo sfigurare il volto
La sostituzione dell'Islam come minaccia a quella dell'immigrazione in sé sarà sembrata a molti anche una furbata per aggirare le condanne di razzismo e xenofobia, ma è invece l'accettazione di un immaginario da guerra civil-religiosa introiettata in società “aperte” che sono fondate su ghetti etnoreligiosi tutti genuflessi alla multicultura delle plebi americane, come aveva argutamente previsto Geminello Alvi.
È l'assunto ad essere sbagliato in sé, perché deviante e sterile.
Il vero problema è d'identità, vale a dire che è quello di una civiltà che va rigenerata. A questo problema maggiore si affiancano, come concause e come conseguenze, quelli della denatalità, delle migrazioni, della perdita della fisionomia e del dna.
C'è poi il problema del terrorismo salafita & co che non si affronta di certo imitandolo nella ferocia e nella demenza. A suo tempo, nelle guerre civili 1920-21 e 1943-45, la parte solare non copiò la bestialità del nemico ed è questa la ragione per la quale dopo ambo i conflitti, uno vinto e uno perso solo per l'intervento angloamericano, di essa si serba un bel ricordo durevole e diffuso mentre l'altro è alla canna del gas e vive solo d'isterie e di divieti.

Governance del caos
Il sistema, che non è in crisi per niente, se non nella sua sovrastruttura, si rafforza ulteriormente con la governance del caos. Il caos si allarga al fine di paralizzare popoli e stati e di proseguire la guerra contro l'Europa che fu scatenata agli inizi del secolo scorso, una guerra che non è ancora finita e che si alimenta anche con le tensioni incanalate.

FridayForFuture ovvero ecotassa
E mentre grazie alla Nuova Zelanda i “liberaldemocratici” possono fare i salti di gioia perché trovano un argomento tangibile per continuare a propinarci il loro delirio sorosiano, i giovincelli occidentali, eccitati nell'orgoglio arrogante degli adolescenti lanciati improvvisamente sul palco, esattamente com'era successo cinquant'anni fa, ci fanno oggi la stucchevole morale ecologica.
Sono dei replicanti sessantottini che non si rendono conto di essere la perfetta motivazione per il varo delle ecotasse e per farci pagare il prossimo business oligarchico di “pulizia delle acque”. Un inganno carissimo che dovremmo iniziare a pagare tra un paio d'anni e che, da come è concepito, in Italia ci costerà un occhio della testa perché c'è la superfregatura...
Saremo anche in post-democrazia ma quelli che tirano le fila la democrazia la conoscono bene: è l'arte di far domandare agli schiavi di pagare i costi di tutte le catene.
Cà nisciun è fess?  Non direi.

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Marzo 2019 23:03