Europa: indispensabile una terza posizione Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 28 Marzo 2019 01:58


Calenda meno peggio di Bannon ma da cestinare entrambi

Ormai la politica è avanspettacolo e wrestling.
L'ultima trovata è stata il duello tra due personaggi pompati e insignificanti.
Steve Bannon si esibiva per i colori dei “sovranisti” che è addirittura riuscito a far passare come un prodotto suo personale. Carlo Calenda per gli “europeisti”.
In realtà si esibivano solo per se stessi, millantando credito.

Non hanno detto che banalità.
L' “antiSoros” (tanto anti che invece di distribuire fondi batte cassa) ha preteso che il futuro sarà il passato. Europa sì ma divisa, spezzettata e inutile.
"Nessuno dei leader sovranisti con cui ho parlato – ci ha rassicurato l'autoproclamato ambasciatore di tutti - vuole uscire dall'Ue. Non è come la Gran Bretagna. Vogliono un'Europa delle nazioni",  "Continueranno le discussioni sull'immigrazione, ma non sarà la dissoluzione dell'Ue - ha aggiunto - si comincerà però a vedere deregulation e con il tempo sempre più cambiamenti con poteri che torneranno ai paesi membri".
Calenda ha replicato: "Abbiamo l'Europa delle nazioni, la competenza sull'immigrazione è degli Stati membri".  Ovvero: è proprio l'Europa spezzettata a dimostrarsi incapace di venirne fuori.
Ha poi aggiunto: "Mi sono un po' preoccupato dopo il dibattito con Steve Bannon: non sapeva nulla di come funziona l'Ue, quindi se è una scuola che vuole creare, è nata già piuttosto male".
Non c'è di che stupirsi, chi abbia frequentato o frequenti gli ambienti “sovranisti” sa perfettamente che non conoscono i meccanismi e che la maggior parte delle critiche che muovono sono fantasiose. Il che non significa che la Ue non meriti critiche feroci e radicali, ma non sarebbe male se prima di muoverle ci s'informasse un po'. Sì, lo so: troppa fatica!

Se Calenda ha ragione nella lettera, ovvero nel fatto che è proprio la scarsa unità europea il problema, ha torto nello spirito. Non che Bannon da parte sua abbia un qualche briciolo di ragione nello spirito, visto che per lui le nostre nazionalità sono esclusivamente dei limiti da mantenere per tenerci asserviti agli americani.
Ha torto nello spirito, Calenda, perché in ogni caso non si possono subordinare le identità e i valori alle necessità storiche e all'efficacia. Nemmeno l'opposto è possibile ma bisogna far quadrare il cerchio, unendo potenza ed efficienza a tradizione, continuità e libertà.

Gli Stati-nazione sono al tramonto ma possono mantenere alcune prerogative in logica confederata, purché a garantirle, coordinarle e trascenderle, ci sia una coesione assiale, una centralità di natura imperiale.
Non tanto per salvaguardare le “sovranità” tecniche, quanto per garantire le identità in un'armonia nella quale – per utilizzare le parole di Meister Eckhart – si sia “fusi ma non confusi”.
L'italianità dev'essere sublimata e potenziata nel destino imperiale europeo. E la costruzione comune non deve più essere immaginata come liberale ed economicista.
Invece di perdersi in diatribe sciocche su svalutazioni monetarie e riforme liberiste, più o meno attenuate da un assistenzialismo sociale sbilenco, si deve proporre ed imporre un nuovo assetto socio-economico, di stampo corporativo, così come si deve contrapporre alle demonìe economiciste una cultura ed uno spirito di tutt'altra natura.
Serve insomma una Terza Posizione. Non tra i due sfidanti di wrestling ma tra le due devianze liberali che si sfidano nel loro racconto dell'Europa.