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Scritto da Gabriele Adinolfi   
Lunedì 01 Aprile 2019 17:46


Sul congresso per la famiglia media e politica hanno parlato di tutto fuorché del tema

Una grande eruzione cutanea: a questo si riduce ormai la funzione dei media che perseguono sempre meno notizie e più scandali.
L'incontro mondiale di Verona sulla famiglia è stato infocato in questo modo, senza che si sia posta l'attenzione su alcuno dei temi affrontati.
A dettare l'agenda i fondamentalismi femminista, lgbt e antifa (il prezzemolino) che hanno approntato roghi per bruciarvi quelli che, a loro avviso, stavano cospirando per bruciare loro.
Sicché il tutto, falsato in partenza, è stato vissuto sulla falsariga delle invettive reciproche, vere o presunte.

In realtà al Wcf sono state avanzate alcune proposte non per relegare la donna ai fornelli ma per consentirle di essere madre oltre che lavoratrice, per incentivare la natività, per consentire scelte a chi preferisca non abortire, come avviene da qualche tempo in Lombardia. Poi un impegno serio contro la pedofilia e il mercato dei neonati.
Di fatto niente, ma proprio niente, che neghi concretamente i diritti delle donne e dei gay. Né la “conquista” dell'aborto come qualche psicopatico/a l'ha definita. Perché di tutto si può parlare ma definirlo conquista.... All'aborto sono state proposte delle alternative, cioè delle scelte.

È plausibile che tutte queste proposte vengano da un certo fondamentalismo cristiano, assolutamente incompatibile con gli altri fondamentalismi. Ma il dibattito non dovrebbe essere fossilizzato costantemente su Chi propone le cose, dovrebbe occuparsi dei problemi e delle soluzioni ventilate, con apertura mentale.
Siamo indiscutibilmente in un'emergenza demografica e in un costante imbarbarimento edonistico/individualista che sta penalizzando tutti. In primis i più deboli, ovvero i bambini, ma nessuno escluso, neppure i gay diventati inconsapevoli testimonial di un transumanismo postumano che prevede il traguardo del mutante ordinato su menu, tra eugenetica, biochimica, cibernetica e nuova architettura biologica. Questo tipo di “trans” che non è sessuale, presuppone una filosofia della destrutturazione che, occasionalmente, si condensa nella “teoria di genere”.

Compito dei politici – ma ci sono? - è quello di trovare una soluzione, una sintesi, una via d'uscita, concreta e ragionevole. A questo servono i politici, altrimenti non servono a niente.
Fatte alcune rare eccezioni, in genere si assiste alla messinscena continua volta a non perdere consensi.
Una soluzione concreta? Non la si vede all'orizzonte, date le premesse.
La polarizzazione dello scontro tra chi difende il buon senso antico e chi propugna l'utopia permanente fa notizia, anzi scandalo. E poi?
Per trovare delle soluzioni bisogna andare oltre la reazione e il progressismo. Serve, come in passato, una capacità di sintesi tra Tradizione e Modernità, correttamente orientata nei princìpi e nella gerarchia oggettiva dei valori.
Bisogna dotarsi inoltre degli strumenti operativi necessari. Perché il palco-scenico del confronto democratico, se fine a se stesso, non è soltanto inutile ma è controproducente in quanto, una volta sfogata la tensione, se non si è solidificato qualcosa, ci si preclude la possibilità di farlo in seguito, a causa dello scoramento.

La domanda da un milione di euro è: la - breve o lunga - parentesi populista non ha esattamente questa funzione, cioè di dimostrare, alla fine di un percorso chiassoso e poco costruttivo, che nulla è concretamente possibile se non ci si mette senza discussioni agli ordini del Grande Fratello?
Se sia così non lo so, ma sono notoriamente pessimista. Lo sarò sempre sui processi democratici e sulle illusioni contagiose. Credo che sia comunque opportuno essere pessimisti operativi, tanto per non morire disperati come avviene a quelli che vivono di speranze. Pertanto soluzione e strumenti per affermarla. Oppure sarà tutto un gossip.

 

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