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Ora si parla di fare l'Europa PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Domenica 14 Aprile 2019 11:41


ma ancora non c'è una linea

Questione di ore e partirà la campagna per le europee.
Considerata l'attesa ondata sovranista, da destra si alzeranno astrattamente i toni sull'Europa diversa senza che, ahinoi, vi sia una riflessione strategica.
La chiassata per Bruxelles/Strasburgo si esaurirà in due posizioni. La prima è la puerile e patetica cupio dissolvi dell'exit. Irrealistica, impossibile, insensata, essa si basa sulle suggestioni autoalimentate da personaggi scarsetti in storia, economia, finanza, sociologia, che neppure si rendono conto dell'era in cui viviamo. Dietro improbabili “guru” della finanza solitamente diplomati in giurisprudenza, questa crociata infantilistica non ha alcun senso politico. Ne ha uno morale, però: quello di aver occupato il posto storico dei comunisti come sabotatori della propria nazione e del proprio popolo per conto degli angloamericani. Comunque sia, l'exitismo non inciderà affatto. Più che una linea politica è un gossip.


La seconda posizione è quella che Fratelli d'Italia ha appena enunciato a Torino, che è condivisa dalle formazioni “sovraniste”: trasformare l'Unione Europea nella Confederazione Europea degli Stati Sovrani. Perfetto! Non significa assolutamente nulla.
Perché:
a) si scontra con intrecci talmente saldi che hanno costretto – gaudeamus ! - gli inglesi ad abbassare la cresta per la prima volta. Non si possono sciogliere appieno quegli intrecci – io aggiungo fortunatamente – e non si può quindi immaginare un'assemblea di Stati sovrani, di fatto un'inutile sovrastruttura dove i membri di volta in volta s'interrogano sul da farsi mentre le potenze, compatte, continuano a divorare terreno e ci annientano.
Un' Europa assembleare avrebbe la stessa funzione della Pace di Vestfalia nei confronti della Germania, polverizzata in staterelli e dell'Ecumene mandata in soffitta.
b) Conoscendo i nostri nemici – nemici oltre che competitors – ovvero gli angloamericani e sapendo come si muovono, se ogni Stato valesse un voto, tanto per frammentarci ulteriormente, emergerebbero subito e con forza tanti secessionismi, a iniziare dal siciliano e dal tirolese.
La Confederazione Europea degli Stati sovrani è insomma una boutade, forse utile per catalizzare un certo malcontento e per andare a trattare nelle sedi opportune. Ma di per sé è irrealistica quasi quanto l'exit e ha un potenziale negativo simile, con l'aggravante di essere più consistente e quindi maggiormente utilizzabile dal nemico.


La soluzione che va perseguita è, sì, confederata, almeno in gran parte, ma non esclusivamente confederata né atomisticamente confederata. Non ogni Stato un voto, ma confederazione per omogeneità culturali e geopolitiche (euromediterranea, renana, del nord-est, dell'est) che assicurino quote di sovranità nel proprio interno ma che, al vertice, abbiano dei poteri decisionali di carattere imperiale.
Affinché questo possa verificarsi, e per controbattere la potenza degli usurai e dei burocrati, è necessario articolare e organizzare le autonomie nonché  produrre l'aggressione corporativa al liberalismo e alla gestione del potere monetario.
È indispensabile affrontare l'epoca storica nel segno della potenza e non in quello della disintegrazione e del frazionismo.
Il come è da definire ma non si scappa da due imperativi.
1. Dall'alto. Quindi con idea imperiale, gerarchica e metafisica.
2. Dal basso. Quindi con idea autonomistica, partecipativa e corporativa.
Le avanguardie politiche servono a definire su grandi linee il come.
Le formazioni politiche professionali servono a sostenere il progetto.
Il resto o è gossip, o sono esercizi vocali, o sono giochini pericolosi.
Sì, lo so, le campagne elettorali sono semplici giochi di società. Ma iniziamo a pensare al futuro, perché da settembre o vi sarà un abbozzo di alternativa oppure rideranno soltanto Soros e Trump, che non si odiano poi così tanto.

 

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