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Era il tempo dell'Europa PDF Stampa E-mail
Scritto da Edoardo Ferrara   
Martedì 16 Aprile 2019 11:02


Che ora è obbligata a risorgere

 

Notre-Dame è in fiamme. Notre-Dame, la cattedrale più grande d’Europa, la cui prima pietra fu posata nel 1163 in onore di Nostra Signora brucia, si sfalda, cade. L’opera architettonica europea per eccellenza, prodotto del più vasto, ampio ed unitario contesto culturale, politico, storico mai esistito, quello medievale, pensata e costruita insieme, la cui esistenza stessa è dovuta ad uno sforzo comune, appare sola, isolata, lontana , irraggiungibile, avvolta dalle fiamme della notte parigina. Appare stanca, vecchia, spossata. Sembra non farcela più. D’altronde essa nasce ed è frutto di un’altra epoca. L’epoca delle cattedrali, del “cielo sceso in terra”, della fede, della trasfigurazione, della fratellanza (quella posta nella fede, non certo nella utopica solidarietà dei lumi), della forza(mai individualistica, ma sempre in funzione del collettivo),della volontà(anch’essa significativa solamente se coincidente con il destino della comunità), della gloria, della lode, del ringraziamento.
L’epoca nella quale gli uomini, uomini come lo siamo noi oggi, erano mossi da una forza viscerale, misteriosa, che li conduceva con mano invisibile a compiere imprese concretissime, il cui significato era tangibile, fruttuoso, reale, per l’intera comunità alla quale questi uomini erano stati assegnati e si dedicavano, consegnando ad essa in cambio questi doni. Era l’epoca della dimensione trascendente, verticale.
Era il Tempo dell’Europa.

Di fronte a un segno come questo, ad un segno dei tempi, persino l’indifferenza, sentimento principe della società liquida post-moderna e post-ideologica, scompare. Troppa è l’attrazione , seppur spesso inconscia, troppa la grandezza che emana un simbolo di così tale potenza. E questo perché Notre-Dame, essendo il simbolo concreto e visibile di qualcosa che è invisibile, ovvero dello spirito europeo, sveglia e ridesta anche i più distratti, immersi nel torpore di una triste e squallida solitudine, per ricordarci , negli attimi del suo sfacelo, quello che siamo stati. Ciò che una volta ci univa nell’innalzare cattedrali alla Madonna, oggi, andato perduto, crolla insieme alle macerie di Notre Dame.

Ma da un segno così potente, è richiesto un solo tipo di risposta, una risposta urgente.
Dalle ceneri di Notre Dame l’Europa può andare incontro ad un solo destino: essa è obbligata a risorgere. Riappropriarsi della propria essenza, del proprio spirito, non è mai troppo tardi, essendo immanenti all’uomo europeo, da Gibilterra a San Pietroburgo. Dopo l’angoscia, un segno di tale portata, profetica, simile alla carica emotiva generata dagli auspici degli àuguri romani, non può essere ignorata. E perciò muta nel suo valore e significato, acquistando quello della speranza.
“Ritornate a me con tutto il cuore”ci chiede il Padre;” non avere paura e fatti coraggio” ci sussurra lo spirito.

 

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