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Il fascismo oggi. E domani PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 23 Aprile 2019 01:16


C'è? Non c'é? È possibile oppure no?

“È troppo facile, e terribilmente vile, fare gli antifascisti senza fascismo” sostiene Giampaolo Pansa.
Di avviso opposto Umberto Eco con il suo ur-fascismo, o “fascismo eterno”, che sarebbe una depravazione consistente in ben 14 “devianze”, delle quali anche una sola alla volta basterebbe a mantenerlo in vita. È una lista di carenze culturali che condurrebbero a reagire in modo “oscurantista” alla decostruzione dell'uomo e della società, uomo e società che una presunzione luciferina pretenderebbe di rimodellare senza riferimenti tradizionali. I fascisti “eterni” sarebbero insomma delle bestie che non comprendono i lumi.
A settantaquattro anni dalla vittoria dell'invasore, il fascismo, storicamente smantellato, vive ancora – nell'antifascismo – al tempo stesso come anacronismo impossibile e minaccia ineliminabile in quanto rappresenta l'opposizione del buon senso al delirio utopistico.
Contenti loro....

Ma che ne è del fascismo visto da chi lo apprezza?
Un modello storico? Un modello sociale? Un'appartenenza tribale? Un oggetto di tifo? Una mitologia di nicchia? Uno stile di vita?
Anche l'assunzione del fascismo, oggi, arranca tra approssimazioni e accomodamenti. C'è chi lo apprezza fino al 1938, chi ne critica le leggi razziali, chi da esso prende quello che non è troppo scorretto politicamente, chi quello che più gli garba. Chi lo vuole, sì, ma senza i tedeschi, chi ne apprezza esclusivamente lo stato sociale, chi, nella critica alla Ue, lo retrocede in uno sciovinismo provinciale che proprio il fascismo aveva superato di slancio, chi lo scambia per un comunismo altrimenti colorato, chi ne fa il paladino della democrazia diretta, tanto da non disdegnare neppure la Costituzione del 1948, non considerando quanto, più della lettera, contino i simboli per incidere sulla realtà e, nondimeno, per non smarrire l'anima.

C'è comunque un revival popolare verso il fascismo?
In Italia sicuramente. Lo si deve alla memoria di un uomo e di un regime che in un ventennio hanno lasciato una traccia indelebile sul piano morale, sociale, economico, culturale ed estetico. Lo si deve pure al crollo di credibilità dell'utopia delle “liberazioni” e alla piega socio-economica che produce delle reazioni sociopolitiche non ostili alle svolte nazionalistiche.
Ma se si pretendesse che il populismo, e peggio ancora il sovranismo, oggi rappresentino una forma di fascismo, si direbbe una bestialità. Sono fenomeni psicologici, prima che politici, favorevoli a svolte che possono andare in qualche modo nel senso che fu fascista, ma al momento sono stabilmente inquadrati nel liberismo bottegaio, nel materialismo spicciolo e in un occidentalismo di ripiego che con il fascismo hanno più niente che poco da spartire. Tranne, ovviamente, l'humus, il potenziale e – unico elemento in comune – il ritorno in gioco del buon senso.

Ma che fascismo è oggi possibile?

Julius Evola, nel significato opposto a Umberto, Eco vede una valenza eterna nel fascismo, nel senso che esso aveva valore non di per sé ma come espressione di qualcosa di atemporale, verticale, gerarchico, tradizionale.
Accettando quest'affermazione, ma non solo questa come vedremo tra un attimo, il fascismo è innanzitutto etica, stile, estetica. È la filosofia dell'auctoritas, e quindi della libertà, in contrapposizione al vortice involutivo della “liberazione”. È assiale, virile, patriarcale, romano.
È innanzitutto un'alternativa esistenziale e, appunto di stile.
Non sembra però molto chiaro a coloro che, per mille ragioni differenti, hanno almeno il pregio di considerarlo come punto di riferimento.

Il fascismo è anche un modello in sé, non soltanto nel suo esprimere un'assialità eterna.
Lo è socialmente, non così come lo si intende in genere, ovvero in modo economicistico e materialista, bensì nel modo di concepire i rapporti tra gli uomini, egalitari nelle opportunità ma gerarchici nell'organizzazione e sempre intesi in una logica comunitaria di destino, con fortissimo ancoraggio nella tradizione eppure con disinvoltura innovativa. Il corporativismo è un'autentica rivoluzione, l'unica finora concepita nei confronti del capitalismo, la socializzazione ha un valore immenso non tanto nella divisione degli utili quanto in quello del socialismo di trincea e d'officina.
Lo Stato, etico e virile, assume una valenza antica e moderna.
Questi modelli, Stato incluso, vanno attualizzati in un'epoca troppo diversa da quella di allora.
Mussolini, a differenza dei rivoluzionari marxisti, ebbe fin da subito la consapevolezza che le forme, tutte, erano destinate a evolvere, anche lo stesso fascismo per lui era transitorio. Ma non lo era lo spirito.

Ai richiami atemporali, esistenziali, etici, allo stile, vanno quindi aggiunti i riferimenti di una socialità non materialista e di una gerarchia che nasce su pari opportunità, un'idea corporativa e partecipativa del capitale in logica anticapitalistica, sempre e comunque nella coniugazione di qualcosa di nuovo, o che si rinnova e che non è obbligatorio definire nominalisticamente fascismo.
Resta ancora da aggiungere qualcosa d'indispensabile, la filosofia del me ne frego, che non ha assolutamente nulla in comune con il menefreghismo ma ne è l'esatto opposto. Quest'allegria guascone contrassegna con una leggerezza celestiale la gravitas romana e lascia un profondo marchio, davvero indelebile.
Senza di questo, e senza il senso profondo di quanto abbiamo elencato, si è nel folklore o nel puro delirio.

Il fascismo oggi è ancora possibile?
La domanda ha un valore molto relativo. Se del fascismo cogliamo l'essenziale e lo facciamo nostro, quali che siano il divenire storico e la prossima versione del trasformismo politico, esisterà un'avanguardia in grado di resistere al totalitarismo utopico della sovversione e, assumendo l'offensiva, d'incidere nei fenomeni legati al buon senso.
Non so quanto gli antifascisti lo abbiano capito e lo temano, ma di sicuro le versioni del fascismo e dell'urfascismo fornite dai loro ciarlatani non sono calzanti.
Quanto poi lo abbiano capito coloro che si definiscono fascisti forse è meglio non chiederselo neanche. Andiamo avanti, piuttosto!

 

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