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Il nome della rosa PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 25 Aprile 2019 01:23


Chiamarla liberazione fu estremamente azzeccato. Ecco perché

Il caso non esiste.
Non è dunque un caso che la “festa” del giorno di San Marco nel quale si giubila per la piena invasione straniera dell'Italia alla fine della nostra guerra contro gli imperialismi sia definita “Liberazione”.
In prima battuta tutto si risolve nella liberazione di un popolo, che la vulgata pretende fosse oppresso, dal suo presunto tiranno, con il recupero dell'agognata libertà grazie al sostegno militare di potenze straniere impegnate a giocare a Robin Hood.
Quanto questa versione sia storicamente infondata è cosa chiara più o meno a tutti e a tre quarti di secolo di distanza non c'interessa nemmeno tornare sull'argomento.
Quel che ci preme, al contrario, è lo spirito che sta dietro alla parola prescelta e quanto tale spirito ha prodotto e continua a produrre.

La scelta del termine non fu innocente
La parola liberazione implica un abbandono a forze dell'inconscio e a forze esterne, non mai una centralità attiva. Se si sviscerano i suoi significati in italiano, possiamo affermare senza alcun dubbio che essa è il sollievo, l'eliminazione di un'oppressione che affligge, è uno sfogo. È la la liberazione da vincoli e soggezioni, definisce l'inconscio che si libera e decomprime.
Non stiamo giocando sui termini, praticando intellettualismi, inseguendo sofismi: la scelta del termine non fu innocente. Così come essa rappresentò allora la liberazione da vincoli, quali erano considerati l'onore e il dovere da persone con un'ideologia disordinata che in molti casi predicava apertamente il Disordine, essa rappresenta oggi la stessa identica dinamica nella vita di tutti i giorni, a prescindere dalle convinzioni politiche.

Le liberazioni
Cosa dice la religione della “liberazione”? Che ogni cosa ordinata crea vincoli, che quei vincoli vanno recisi, soprattutto quelli esistenziali, identitari, morali. La liberazione è il subconscio contro il conscio, il richiamo agli aspetti più animali e basilari, non di certo per assumerli in una sublimazione sciamanica o in una trasfigurazione totemica  (per questo si dovevano seguire i fascismi), bensì per lasciarli andare anarchicamente nella bestialità.
E tali furono e sono le varie liberazioni.
Liberazione sessuale non significò, come si crede, libertà erotica, ché non furono i Sixties a scoprire le libertà carnali ma ne fecero una banalizzazione individualistica che, con il tempo, è scaduta nella teoria di genere.
Liberazione dei comportamenti non significò togliersi la cravatta e superare le convenzioni (per questo si dovevano seguire i fascismi) ma sviluppare la maleducazione e, quindi, l'incapacità di dominare se stessi.
Liberazione delle esperienze non significò mettersi alla prova come i titani (per questo si dovevano seguire i fascismi) ma trascinare milioni di giovani nello zombismo delle droghe e aprire la strada a un vero e proprio genocidio che si assomma a quello degli aborti.
Liberazione nei riti e nelle cerimonie non significò andare alla radice del sacro (per questo si dovevano seguire i fascismi) ma scadere nel materialismo ateo e immancabilmente sciocco.
Liberazione nella morale non significò superare le ipocrisie e andare a fondo, nell'etica (per questo si dovevano seguire i fascismi), bensì raggiungere un cinismo egoista, opportunista, che disgrega e rende aridi.

Un gorgo senza fine
Di “liberazione” in “liberazione”, in un procedere indefesso di ogni demolizione, si sono persi tutti i criteri, i punti di riferimento, di cultura, d'identità, di sessualità, di religiosità, di civismo, di politica.
La liberazione del subconscio non ordinato, anzi disordinato, ha trascinato tutti e tutto in un gorgo senza fine. E siccome anche il Caos deve essere organizzato, quanto più si demoliscono i vincoli normali, quelli dell'etica e del dovere, tanto più si creano leggi repressive e divieti.
Chi diceva “vietato vietare” non fa altro che inventare reati e imporre comportamenti al fine, illusorio, che quanto va in disfacimento interiore possa mantenere un assetto esteriore in qualche modo stabile mediante la tirannia quotidiana, purché politicamente corretta.
Buona festa della liberazione o disperati!



 

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