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Sovranismo: il primo nemico sei tu PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Lunedì 13 Maggio 2019 01:05


Perché abbiamo gettato al vento un'occasione irripetibile

 

Per gli ubriachi di aspettative il sistema sarebbe a rischio. Ci sarebbe un risveglio dei popoli e un ritorno alle libertà di cui i sovran/populisti sarebbero gli interpreti.
Affermo che, in mancanza di una radicale e profonda presa di coscienza di un'avanguardia, non si avrà altro che una trasformazione d'etichetta gestita dalle inossidabili centrali di potere di sempre. Le quali, pur combattendosi strenuamente tra loro, sono alleate nella tenuta dell'insieme.
Cos'accadrà dopo l'avanzata populista in Europa? Poco e niente, visto che le forze che l'incarnano sono divise in particolarismi nazionali e locali, non hanno classi dirigenti né programmi se non vaghi (cambiare le cose) o semplicemente ridicoli alla exit e noeuro (che significa pretendere di ritornare a prima che l'Asia venisse a colonizzarci).
Non si vede uno straccio di analisi né si riscontra un minimo di consapevolezza delle dinamiche e dei poteri reali, solo degli slogan rozzi e stupidi che vengono spacciati come il massimo della conoscenza critica.
Infine, quand'anche ci fosse qualcosa di concreto nelle teste di qualche sovran/populista, non si sa bene come potrebbe diventare realtà. Con nuove leggi e nuovi trattati? Chi giace in democrazia sa bene che questo non è possibile se non dopo un cambio di rapporti di forze e che, fintanto che lo “Stato profondo” appartiene al nemico e che i poteri forti sono in condizioni di abbattere le barriere, battendo la strada della legislazione democratica non si arriva da nessuna parte.
Sono il solito disfattista? Niente affatto perché intravedo grosse potenzialità, ma non scorgo nessuno, dicasi nessuno, che provi a incarnarle, mentre vedo invece tantissimi che sono entrati nella parte e vengono mossi come burattini nel circo di Mangiafuoco in versione “sovranista”.
Il problema è qui, perché le possibilità d'incidere – gramscianamente, leninisticamente (cioè mussolinianamente) - in questo scenario ci sono tutte. Ma per farlo si dev'essere soggetti e non semplici attributi del nome altrui.

Quei rabbini
Facciamo un passo indietro.
34 anni fa con Orientamenti & Ricerca avevamo intravisto l'imminenza della caduta del Muro di Berlino e previsto un'evoluzione economico-sociale che avrebbe prodotto aspettative populiste. Intendevamo prepararci ad agire in quella direzione. Nel gennaio del 1988 prevedemmo addirittura un futuro in area di governo per il Msi.
Per intelligenti che fossimo non possiamo comunque pretendere di aver visto più lungo di chi dall'alto del suo potere e della sua infinita disponibilità di mezzi, non poteva farsi prendere alla sprovvista.
Così fin dal 1986, un anno dopo la nostra previsione, dagli Usa e dall'Inghilterra alcuni rabbini – sì, rabbini – si misero a fare il giro dei gruppi di estrema destra. Proposero loro una sorta di copertura a patto che si piegassero a tre condizioni. Primo: la denuncia dell'Olocausto e un'esplicita scusa nei confronti della comunità ebraica. Secondo: abbandonare la causa palestinese. Terzo: abbandonare alcuni riferimenti – Evola, Codreanu – che andavano spiritualmente in direzione indoeuropea.
Nessun problema invece per il razzismo biologico wasp. In pratica: ti lascio definire come vuoi, anche fascista, purché però il tuo seme sia sterile e tu sia un mio ascaro. Trentatré anni dopo è davvero difficile trovare qualche forza politica “identitaria” che non ci sia cascata mani e piedi.

Quei trozkisti teocon e quei massoni britannici con codazzo P2
Facciamo un altro balzo nella storia.
Diciotto anni fa, in seguito all'11 settembre, ci fu il golpe strisciante in Usa da parte dei trozkisti diventati teocon e fanatici della presunta civiltà giudeo-cristiana.... Passati tutti da sinistra a destra, con la benedizione israeliana. Lo stesso Trump, oggi paladino dei sovranisti occidentalisti, era allora un finanziatore di Bill Clinton, era cioè un progressista.
Sono i trozkisti “di destra” sparsi un po' ovunque a sponsorizzare il sovranismo.
Un sovranismo che flirta con Nethanyau ma che si lascia anche sedurre da Soros. Da Soros dite voi?  Sì, da Soros che ha trovato il modo di comprarsi la dirigenza di Jobbik in Ungheria, che ha relazioni organiche con il cancelliere Kurz in Austria e che dalla Bosnia fa pervenire fondi allo spagnolo Vox, per il resto sostenuto da Tel Aviv. La prima forza istituzionale spagnola filo-ebraica dopo Isabella la Cattolica: da Guinness dei primati!
Accanto ai trozkisti di destra c'è poi l'anglosfera: i massoni della Sterlina. Gente che, come Paolo Savona, è cresciuta nell'orbita di Andreatta, il privatizzatore di Bankitalia. Sono gli eredi del Partito d'Azione – il nemico storico della sovranità italiana – che si spacciano per sovranisti al solo scopo d'indebolire l'Italia e – tramite essa – ostacolare l'Europa durante la ristrutturazione mondiale.
Queste quinte colonne che ai giorni nostri ritroviamo costantemente al megafono del no euro, imitati da identitari inconsapevoli e moralmente incolpevoli, ma politicamente colpevoli, si ritrovano sotto braccio con i resti della P2.

Noi nei derby degli altri
Possiamo dire che il sovranismo si ritrova afferrato in un derby capitalista e imperialista, che vive e respira all'interno di un altro derby, quello messianico dell'ebraismo, e che non ha ancora declinato uno straccio di soluzione politica vera, né – e questo è peggio – alcuna minoranza coesa e qualificata in grado di fiancheggiare la reazione in modo autonomo e competitivo.
Se così resteranno le cose ecco cos'accadrà in concreto.
I sovranisti verranno utilizzati sempre più per assorbire, normalizzare e disinnescare il populismo. Questo è il compito a cui l'intera oligarchia dominante li destina. Collateralmente potranno essere usati a vantaggio britannico e americano contro gli interessi comuni europei. Ma su questo possiamo constatare con piacere che non c'è unanimità di scelte perché quando si passa dai talk show al confronto con il reale si finisce con il prendere in considerazione anche le alternative solide all'essere solo pagliacci e sciuscià.
Non ci sarà però alcuna azione “leninista” per mancanza di preparazione politica, né “gramsciana” perché il rapporto degli identitari con il sovranismo è mimetico e – a patto di mantenere i tatuaggi e qualche denominazione – si sono lasciati svuotare l'anima, perduta dietro alle condizioni dettate nel 1986 che oggi sono addirittura un riflesso condizionato per quasi tutta l'area.
Come ho sempre sostenuto, il primo nemico sei tu.

Prenditela solo con te
Se non ci sarà alcuna avanguardia il sovranismo servirà esclusivamente ad attraversare la fase di ristrutturazione globale. Forse non ve ne siete accorti, ma è in atto in Europa, in Usa, nel Vicino Oriente, sulla Via della Seta. I centri decisionali del capitalismo e dell'imperialismo si muovono, sia in accordo tra loro sia in conflitto, e stanno comunque accelerando. Basilea 3, Germania 4.0, Aquisgrana, tanto per citare quello che ci riguarda più da vicino.
Non appena il passaggio sarà ultimato, tutti i figuranti del sovranismo riceveranno il benservito e al loro posto troveremo le élites dell'oligarchia, oggi in panchina, che si presenteranno con una sintesi formale in cui si saranno appropriate dei principali temi popolari dopo che il sovranismo, per la sua mancanza di spina dorsale, avrà dimostrato che al capitalismo non ci sono alternative possibili.
Se non lo capisci, e se non reagisci come si deve per assumere il tuo compito, non te la prendere con nessuno: il primo nemico sei tu. Sì, tu.


Ultimo aggiornamento Lunedì 13 Maggio 2019 11:38
 

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