Radiografia di un fallimento Stampa
Scritto da Contributo della Redazione   
Venerdì 31 Maggio 2019 00:48


Gli alibi serviranno solo a impedire di rialzarsi

 

Queste elezioni europee hanno dimostrato ancora una volta, ove ve ne fosse ancora bisogno, l’irrilevanza dei partitini d’area che presentandosi hanno collezionato, in due, il peggior risultato elettorale dal dopoguerra: lo 0,5 %.

Ora incominceranno gli alibi. Il primo è la scarsa visibilità mediatica: cominciamo con il dire che è un alibi falso. Tutte e due le formazioni in lizza sono state utilizzate come spauracchio anti-Salvini per almeno due mesi di seguito in ogni talk-show o Tg nazionale. Il problema è come ci sono approdate in televisione, dove a parte la distorsione tipica operata dai media, sarebbe anche ora di fare  autocritica e corsi di comunicazione politica su come non offrirsi stile “agnello sacrificale” alle platee televisive, anche se così si pensa di ottenere consensi che puntualmente non arrivano mai.

Secondo alibi: la Lega ha fagocitato tutto ciò che si muoveva alla sua “destra”. È vero, perché gli elettori ovviamente premiano lo schieramento più grande, più preparato e meglio attrezzato per le competizioni elettorali e non amano i dilettanti allo sbaraglio o i replicanti estremi. Ergo, o ci si differenzia, in termini di messaggio di avanguardia. oppure fare la retroguardia estrema della Lega non paga.
Lo stesso alibi , peraltro, fu utilizzato per giustificare un altro insuccesso nel 2013 dove si disse che i 5 Stelle avevano fagocitato e frenato il voto della “destra antisistema”.

Terzo alibi: la virulenta campagna di odio antifascista: chi ha un po’ di anni sulle spalle non può non sorridere con una piega amara ricordando che l’odio antifascista si è espresso con ben altra virulenza pochi decenni fa, il che non ha impedito a migliaia di persone di affermare la propria essenza e presenza sia nelle piazze che nei luoghi “istituzionali” e di raccogliere consenso.
Il piagnisteo “democratico”non rende ne’ all’interno, ne’ all’esterno, sia chiaro una volta per tutte a tutti.

Esauriti gli alibi, è abbastanza chiaro ed evidente che vengono al pettine molti dei nodi che conosciamo bene da tempo: mancanza di strategia e di analisi, improvvisazione dettata dall’errato convincimento che con certe azioni il Popolo sia con noi (quando al massimo si interpreta gli interessi e gli umori di un gruppo di abitanti di palazzine di una via periferica), mancanza di formazione politica di quadri e di una classe dirigente giovane e preparata, una visione onirica ed irreale dei rapporti di forza nazionali, europei ed internazionali, nessun collegamento con i ceti produttivi reali, visione autoreferenziale delle dinamiche storiche viste con gli occhi di un nazionalismo ottocentesco che al massimo esprime posizioni come l’Italexit, vera e propria idiozia, in termini economici e politici, che non tiene conto minimamente della realtà attuale dell’Europa e del mondo  e la possibilità di incidervi in modo rivoluzionario.

In sintesi, un fallimento che non è solo ed esclusivamente elettorale, della cui importanza tra l’altro ci interessa il giusto, ma è l’indice di una ben più grave mancanza: non saper essere protagonisti di un cambiamento di scenario che offre ottime opportunità di intervento, se si sanno cogliere, con il coraggio di rompere con i vecchi e ripetitivi schemi passatisti, legati al protagonismo di sigle e siglette che rappresentano solo se stesse e che hanno abdicato al ruolo piu’ importante: quello di essere avanguardia di pensiero, prima che politica, condizione necessaria per Essere Esempio per quel Popolo di cui tanto ci si riempie la bocca e a cui, al massimo, si ammicca  per blandirne malamente gli istinti securitari.