C'è del marcio in Danimarca Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 11 Giugno 2019 01:28


O meglio: nel modello danese che possono applicare qui

Se siete esaltati dalla crescita “sovranista” e sperate che questa, per un semplice allargamento di consensi, vada a dama, forse dovete ricredervi.
In mancanza di un'operazione di conquista e occupazione degli spazi nello 'Stato profondo', le ondate emotive si spengono e vengono neutralizzate.
Il rischio è che l'ondata di popolo venga sfruttata per consentire alla classe politica di modulare il proprio discorso, moderare alcune tendenze eccessive – per esempio nel racconto del progresso e dell'immigrazione – e fare un restyling.

Il caso danese è emblematico.
I populisti del Partito Popolare Danese sono crollati dal 21% delle elezioni precedenti all'8,07% e da 37 a 16 seggi. Volendo, si può sommare il 2% della Nuova Destra con i suoi 4 seggi.
I socialdemocratici, finora minacciati dall'ascesa populista, hanno confermato il primato (26%) mentre i liberali sono balzati al secondo posto con il 23%.
Cos'è successo? Semplicemente che i liberali hanno cavalcato la politica del controllo dell'immigrazione e che i socialdemocratici hanno fatto lo stesso aggiungendovi una linea sociale  simile a quella dei populisti. Insomma: li hanno svuotati delle istanze e non rimane loro un'autenticità originale, anzi originaria.
Tutto sommato può essere un bene per la Danimarca e, quindi, chi se ne frega dei populisti.
Ma altrove è probabile che la tecnica di evocatio sia applicata in grande stile e con profonda insincerità. Il che sarà sufficiente a spezzare le reni al sovran/populismo che è in arretramento, o al massimo in stagnazione, in tutta Europa con un'unica eccezione, quella italiana.

Non vorrei che qui da noi ci si trovasse ben presto con maggioranze antiche che avranno compiuto un'opera di cosmesi e governeranno con regole nuove varate durante il sovran/populismo in materia di giustizia e fiscalità, che sono palesemente liberticide.
Frattanto, la caccia alle streghe lanciata dalle sinistre con la scusa del “pericolo razzista”, avrà ristretto gli spazi di libertà sui social oltre che nella stampa e, probabilmente, prodotto ulteriori strette ai limiti di espressione ideologica.
Insomma, subiremo noi, indirettamente, i riflessi di un contenzioso tra altri che avrà come unico vincente il solo che ha cattiveria, strategia e metodo
Morale della favola: se non si sfruttano subito i venti positivi, non per ubriacarci di successi esteriori o illuderci di cambiamenti democratici, ma per passare al solido, al concreto, alle sfide nello 'Stato profondo', siamo rovinati.