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Nato morto PDF Stampa E-mail
Scritto da Giancarlo Ferrara   
Martedì 18 Giugno 2019 00:27


Il sovranismo: questo fallimento telecomandatio

Il Sovranismo, questo concetto fumoso e ambiguo, che da qualche anno costituisce in Europa ed in Italia la nuova parola d’ordine instillata da centrali angloamericane, è morto e sepolto prima di essere nato.
Un concetto nato ed interpretato, soprattutto in Italia, ma non solo, per colpire l’Europa, per indebolirla, traendo spunto nientemeno che dalla Brexit e dall’ascesa al Governo Usa di Donald Trump.
Ergo, un concetto totalmente estraneo ad un ambiente che dal Mito dell’Europa trae da sempre la sua linfa vitale e la sua progettualità politica di avanguardia e che avrebbe tutti gli anticorpi necessari per respingerlo come la peste.
Dopo le elezioni europee, in Italia, cade l’alibi che da un po’ di tempo copriva le decennali deficenze strutturali che hanno portato la Nazione al suo punto più basso, sia in termini economici che morali: corruzione endemica e sistematica, clientelismo e spreco elevato a sistema, guerra tra bande, lobbies e conventicole di ogni sorta (basti pensare a quanto accade in questi giorni nel CSM), longa manus di interessi stranieri ereditati dal 1945, menefreghismo e lassismo diffuso, individualismo incapace di fare sistema, financo in Europa.
Tutto questo ci ha portato in questa situazione insostenibile, non l’Euro, né l’Europa di Bruxelles , per quanto nata su presupposti errati, noti a tutti. È bene che sia chiaro.
Ora che il chiasso elettorale pare terminato, i piÙ accorti dovrebbero aver colto il totale fallimento del sovranismo strabico che ha aleggiato come chimera e panacea per risolvere d’incanto problemi che ci portiamo dietro dal dopoguerra, dove una Costituzione, frutto del compromesso tra i partiti componenti il CLN e sotto tutela russa e americana, ha stabilito la divisione partitocratica del potere, inibendo qualsiasi tipo di effettivo governo sovrano della Nazione.
Il fatto che non ci si accorga che in Italia è impossibile ogni tipo di sovranità, se non ci si libera una volta per tutte dei vincoli scritti e non scritti ereditati da Yalta, e  delle classi dirigenti servili che ne hanno interpretato alla lettera lo spirito, vuol dire che non si è capito nulla.
E, siccome, non siamo illusi dall’economicismo, per Scuola e Tradizione, il fatto che per alcuni periodi (80-90) sia sia vissuto in un relativo benessere, concesso, peraltro, da fattori storici e contingenti dipendenti in gran parte da equilibri internazionali dell’epoca, non toglie nulla al fatto che lo scollamento dello spirito di Comunità è proseguito ininterrottamente dal dopoguerra, rafforzando tutti i vizi già insiti nella nascita della Repubblica e che oggi deflagrano in tutta la loro carica autodistruttiva in un contesto mutato.
Ricorrere ad un inesistente “sovranismo perduto” a causa dell’Unione Europea è un patetico e goffo tentativo di occultare ben altre servitù,contratte nel dopoguerra e che hanno formato tutta la classe dirigente politica ed economica di questo Paese, causandone la rovina.
È l’Etica che manca, è lo Spirito che latita, è la Serietà che non esiste in Italia: tutte qualità che sono state soffocate 70 anni fa per essere sostituite con imbarazzanti atteggiamenti voltagabbana, inaffidabilità,tirare a campare elevato a sistema di vita, furbizia bottegaia che non porta lontano.
Il sovranismo di oggi possiede la stessa furbesca attitudine a non voler affrontare la realtà: che non è monetaria, né legata al PIL, ma alla mancanza di Volontà di affrontare la questione strategica e di destino comune, una volta per tutte, eliminando i veri vincoli di servaggio internazionali e posizionandosi in Europa come partner seri ed affidabili, capaci anche di ridiscutere i vincoli, ma prima capaci di onorare gli impegni presi.
Pensare, che l’Italia fuori dall’Europa abbia la forza  politica, economica e militare, che tra l’altro non possiede, per sostenere la competizione con i blocchi geopolitici attuali è assolutamente incommentabile per la intrinseca stupidità dell’assunto.
È arrivata l’ora della serietà, quando non esistono più alibi, né scuse, né scorciatoie, ma la dura realtà: bisogna fare l’Italia in Europa, in questo modo avremo una chance per liberarci una volta per tutte dalle vere servitù che hanno condizionato l’effettiva indipendenza e crescita dell’Italia dal 1945.

 

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