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Fascista o palestinese? Ma va là! PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Lunedì 01 Luglio 2019 02:00


La gazzarra delle mezze verità di comodo riparte violenta con le nuove perizie

Le perizie stanno dimostrando che quanto ricostruito in fase processuale sulla strage di Bologna è assurdo. Lo sapevamo e i dati lo provavano ben prima delle perizie (di 39 anni dopo....). Non per niente stiamo procedendo al processo internazionale al processo di Bologna.
Intanto muovono come da copione.
Stabilito fin dall'avvio delle perizie che non si sarebbe potuto evitare di assumerne le novità, ecco comparire la cortina fumogena con rivelazioni di mitomani o di prezzolati che, seguendo una tecnica sperimentata da almeno quarantacinque anni – ai tempi del Partito Operaio Europeo – e ripresa dai pentiti di Mafia, inserisce regolarmente uno o due dati oggettivi in una serie di rivelazioni fantasiose per rendere alla fine il tutto poco credibile.

Depistaggi a due livelli
Questo è il primo livello dei nuovi depistaggi: la caciara con tanto di rivelazioni orecchiate in punto di morte o sussurrate da chi non può confermarlo.
Il secondo livello dei depistaggi è quello di trasformare la pista rossa in pista palestinese. Un depistaggio partito tre settimane prima della strage esattamente come quello contro di noi. Depistaggi confezionati prima del massacro, quindi, e da chi non poteva avere la coscienza pulita. O l'uno o l'altro andavano bene, ma non bene parimenti.
Perché?
Perché “fascista” e “palestinese” sono definizioni in codice ad opera degli addetti ai lavori che si parlano sempre in codice. Così come l'intera pista costruita sul Taranto-Milano contro Fiore, Vale e il sottoscritto, è una vera e propria sciarada; così come le sedute spiritiche e le uscite grottesche dei maghi durante il rapimento Moro contenevano allusioni precise al luogo di detenzione del democristiano.
Allora vediamo di capire cosa significano di fatto “fascista” e “palestinese” per questi signori e dove vanno a parare con queste interpretazioni faziose.

L'humus della strage
Fin dal 1978 si era compiuto in Italia il golpe strisciante della P2 con connivenza esplicita del Partito comunista e con buona disposizione massonica per il governo di unità nazionale, a patto che la politica estera non fosse però autonomista, neutralista e pro-araba (Dc-Pci sì ma senza Moro).
Su scala internazionale i conflitti tra potenze regionali si consumavano anche per via terroristica ed esistevano reti in cui cooperavano, con continui rovesciamenti di fronte, servizi di varia matrice (in particolare israeliani e tedeschi dell'est, con forti influenze inglesi e protagonismo francese).
Questa rete si era formata su quella partigiana della guerra e si era poi rafforzata sul finire degli anni sessanta nell'Internazionale Trozkista.

Nel 1979 cambia tutto
L'invasione sovietica dell'Afghanistan che punta all'Heartland strategico di Brzezinski, la costituzione del Parlamento Europeo, il salto economico e politico in avanti della Germania Ovest che di lì a poco le permetterà di strangolare l'impero comunista, dettano un cambio di linea internazionale che si ripercuote anche negli affari di casa nostra.
Il Partito comunista che dal 1973 era stato il maggior beneficiario di tutte le azioni terroristiche e di tutte le stragi, si trova per la prima volta in difficoltà.
La strage alla stazione di Bologna, nel suo stesso cuore, commessa, sia pur involontariamente, da l'ultrasinistra, che per un lasso di tempo aveva coperto ma che da un anno stava combattendo accanitamente, sarà un colpo basso. Ragion di più perché gli apparati che consentiranno quell'attentato e i successivi depistaggi salvifici per i terroristi rossi erano gli stessi che avevano operato per l'avvicinamento del Pci al governo ed erano stati in costante contatto con Pecchioli, il ministro dell'interno ombra comunista.

L'esplosione per errore...
I portatori dell'esplosivo salteranno in aria, verosimilmente, come dice Ciccozzi, nella sua relazione ai servizi italiani del 1981, perché sacrificati da qualcuno a loro insaputa.
La tesi dell'esplosione per errore è meno credibile, soprattutto se si concorda con la tesi che il trasporto delle valigie dovesse proseguire per colpire obiettivi in ben altre regioni. Per quanto si possa essere dementi è difficile credere che qualcuno trasporti consapevolmente un esplosivo innescato se non negli ultimi cento o duecento metri.
Ma su questo nessuno vuol demordere. Né quelli della strage fascista né quelli della strage palestinese.
Perché, come si dice in Francia Je te tiens par la barbiche, tu me tiens par la barbiche. Ovvero: ci teniamo reciprocamente per il pizzetto. Che, detto altrimenti, significa che siamo sulla soglia dell'inconfessabile, per motivi deontologici e anche di credibilità spicciola.
Poiché non si può ammettere la grande ammucchiata tra massoni, atlantisti, trozkisti e, a lungo, comunisti, allora bisogna scegliere di diffondere una mezza verità.
Con la pista “palestinese” si indicano come colpevoli i trasportatori dell'esplosivo, negando che siano stati fatti saltare a propria insaputa. Si esprime, quindi,  una tesi contro il Patto di Varsavia e si lascia credere che la sovversione veniva da fuori e non da dentro.

Le insistenze comuniste
Perché il Partito comunista non può accettare la pista “palestinese” ma insiste su quella “fascista”? Non per i fascisti, di cui se ne frega altamente, ma perché esso ritiene che costoro, o almeno una parte di costoro, fossero collusi con la P2, magari mediante la malavita, e quindi con il partito atlantico.
Cosa vuol dire in soldoni? Che non è disposto a far portare la croce del massacro all'ultrasinistra – che pure ha massacrato nei tribunali e che non ama – lasciando invece impuniti i pidduisti e quel presunto SuperSismi che le sentenze hanno definito non essere esistito ma che di fatto c'era e c'è ancora.

Trovate l'intruso
La disputa tra etichette false è quindi uno scontro tra quali mezze verità lasciare definitivamente  alla storia. Che le etichette siano false lo comprovano il fatto che di fascisti non se ne veda l'ombra a Bologna (a parte le false accuse ai condannati di comodo che in realtà erano altrove). Per trovare traccia di qualche fascista bisogna ricorrere all'assolto Picciafuoco, in realtà un piccolo avventuriero che aveva frequentato una radio marchigiana, e a quel fantomatico Bellini – che pure era stato ampiamente scagionato – che è persona di frequentazioni molto inquietanti e non di certo politiche. In quanto ai “palestinesi”, la presunta liberazione di Saleh, condannato a sei anni di carcere e liberato nel 1981 dal primo governo sionista italiano, fa sorridere. Riguardo alle quattro persone che sarebbero legate a quest'operazione segnaliamo che, a seconda delle fonti, due se non tre tra Baumgartner, Kram e la Frölich sono di origini ebraiche, il che lascia quantomeno perplessi.
Non lascia perplessi affatto l'insieme di elementi che comprovano invece la partecipazione attiva di brigatisti e agenti dell'HVA della Stasi in quello scenario come in altri scenari stragisti.

Eppure è semplice
Non sappiamo se il Partito comunista a Bologna mollerà l'osso. Siamo però certi che sarà duro che si giunga all'accettazione della verità di fondo, perché essa contraddice gli schemi della storiografia ufficiale e comprova una vera e propria “unità e scissione” nel terrorismo imperialista/partigiano dalla guerra in poi, che prosegue anche oggi (Kurdistan p. es.)
Tra tanto baccano e chiassose “rivelazioni” ad minchiam si alzerà sempre di più la cortina di fumo. Nessuno si porrà le domande più elementari che sono:
- Perché mai le due piste alternative sono state create prima della strage?
- Perché mai la montatura della Taranto-Milano (quella per cui noi siamo parti lese a Bologna) è stata organizzata da prima della strage?
- Chi erano quelli che già sapevano e che depistarono ancor prima della strage?
Eppure è semplice, perché sul depistaggio che mi riguarda i dati li ho tutti: pidduisti e rappresentanti dei servizi francesi, americani e israeliani. Un bel gotha non c'è che dire. E, concedetemelo, una bella soddisfazione!
Il che richiama palesemente Ustica. Ma non di certo come ce la raccontano.
Si continueranno a cercare mezze verità sotto false etichette per non nominare il convitato di pietra?

 

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