Come se Stampa
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Sabato 06 Luglio 2019 14:02


Perché i populismi continuano a perdere di vittoria in vittoria

 

L'estate si è accesa con le sfide marittime delle Ong alla politica dei porti chiusi, con le nomine dei commissari atlantici ai vertici delle istituzioni Ue e con l'improvviso sentimento d'impotenza da parte della maggioranza degli italiani che aveva votato in senso opposto e si aspettava un cambio, sì, ma in meglio, non in peggio.
Che le folle inizino a essere deluse ci sta, che chi mastica un minimo di storia e di politica sia sbalordito e indignato però proprio non va.
Cosa si aspettava, da chi e soprattutto come?

Capiamo dove ci troviamo
Viviamo in un mondo al tempo stesso rigidamente inquadrato e in continua trasformazione. La trasformazione è determinata da fattori materiali, economici, tecnologici; è prodotta anche da gestioni strategiche da parte di centri di potere; si dipana, infine, secondo leggi che vanno oltre il materiale in senso stretto: leggi metafisiche e leggi del dna.
L'ideologia dominante che accompagna queste trasformazioni e vigila affinché non le sfuggano di mano è quella con cui l'Onu, nata a questo scopo, ha affiancato la politica imperialista russoamericana e il suicida sussulto colonialista inglese dal 1941 al 1945.
Un turbocapitalismo sovranazionale, di casta, di gente eletta (non nelle urne...) con adorazione per l'uniformità sovversiva. Il grande sposalizio di Wilson con Marx: Il Manifesto 2.0.
Il sistema dominante è quindi affetto da una metastasi generalizzata che influisce ipnoticamente sulle difese immunitarie, inducendoci ad abbandonarli. L'aids culturale.

La rivolta contro la Globalizzazione
L'evoluzione della tecnologia, la trasformazione dei mercati, il cambio di scenario dei protagonisti mondiali, la traslazione dall'Atlantico al Pacifico del fulcro planetario, lo strapotere dell'usura e la strozzatura dello stato sociale, hanno comportato la rivolta civile dei perdenti della Globalizzazione e questi oggi sfidano gli untori dell'aids e della metastasi. Ma lo fanno a parole, forti di un consenso pubblico che non si traduce in potere reale. Stravincono le elezioni e retrocedono di postazione in postazione. Salvini da ministro dell'interno ha collezionato più incriminazioni dalla Procura dello Stato che serve di un capo di un movimento extraparlamentare.

Molto diversamente
Quello che preoccupa è la reazione generale dei populisti in senso lato (neofascisti inclusi) che fanno quadrato su elementi del tutto effimeri e insignificanti quali il consenso pubblico e la necessità di rispetto delle leggi o delle cariche.
Come se fosse una questione risolvibile con il voto o con il convincimento.
Lo scontro pubblico è sacrosanto ma lascia il tempo che trova se non vengono permeate le strutture portanti dell'edificio. Una cosa, questa, che è “gramscianamente” possibile, a patto di capire una volta per tutte che il gramscismo non propone un pullulare d'intellettuali e di politologi ma la conquista della società civile, con la creazione di luoghi autonomi e affidati a un contropotere che funziona a rete. E che non va assolutamente confuso con la rete dei pub di area con librerie annesse. Il che, per essenziale che sia, non è nemmeno sufficiente se non è organico a quello che un tempo si sarebbe definito “partito rivoluzionario” e che oggi si manifesta in modo molto diverso come insegnano le stesse ong.
Servono una seria riflessione metodologica e l'acquisizione di un rapporto dialettico molto diverso nei confronti della democrazia, ovvero liberato dalla superstizione e animato da una sana cultura antidemocratica, sia dal punto di vista valoriale che da quello funzionale.


Ultimo aggiornamento Sabato 06 Luglio 2019 14:12