Tra Mao e Deng Stampa
Scritto da insiderover.com   
Martedì 15 Ottobre 2019 00:09


Xi Jinping

Per alcuni è il nuovo Mao, per altri è l’esatto opposto del padre creatore della Repubblica popolare cinese, nota oggi con il nome di Cina. Da qualunque angolazione lo si guardi, Xi Jinping è un leader sui generis, un uomo forte che incarna vizi e virtù politiche di vari personaggi che hanno fatto la storia del suo Paese. Se l’attenzione nei confronti dei temi sociali, della lotta alla povertà e dello sviluppo delle aree rurali è un aspetto ripreso vagamente da Mao, il voler essere l’unico soggetto in grado di amministrare e guidare il Dragone ricorda invece i grandi imperatori del passato. Xi è riuscito a fondere questi due estremi in un modus operandi inedito, anche perché quello che da vari studiosi è stato ridefinito “Ceo”, cioè amministratore delegato della Cina, è riuscito a collocarsi al di sopra sia del partito unico sia dell’esercito, evitando così pericolosi equilibrismi.
Xi Jinping e Mao Zedong
La Cina è sulla carta uno Stato governato da un partito comunista, eppure si fatica a considerarla ancora oggi un Paese comunista a tutti gli effetti. Il libero mercato e il capitalismo hanno sostituito nella realtà quotidiana falce e martello, simboli ormai relegati a pura liturgia se non tradizione: come mai, allora, i leader cinesi venerano ancora Mao? Xi Jinping, alla vigilia del 70esimo anniversario della nascita della Repubblica popolare cinese, ha reso omaggio all’ex leader cinese in un raro tributo pubblico, quasi come a voler lanciare un messaggio al popolo e al mondo intero. Nella giornata dedicata ai martiri e agli eroi della patria celebrata nella centralissima piazza Tienanmen, scrive l’agenzia di Stato Xinhua, l’attuale presidente cinese si è inchinato per tre volte davanti alla statua di Mao che impera nel mausoleo che ne conserva le spoglie. Accanto a Xi erano presenti i più alti vertici del partito comunista. Il gesto del presidente, oltre al significato meramente celebrativo, potrebbe voler sottolineare che sì, la Cina ha abbracciato un socialismo con caratteristiche cinesi ben diverso dall’utopia ricercata da Mao, ma che tuttavia il passato continua a plasmare il presente del Paese.
Il significato di Mao nella Cina contemporanea
Mao per i cinesi ha un enorme, grande, merito: quello di aver riunificato la Cina sconfiggendo prima gli invasori giapponesi poi le truppe nazionaliste guidate da Chiang Kai Shek. Certo, le successive politiche economiche del “Grande Timoniere” sono poi state un disastro totale, hanno causato carestie e milioni di morti. Ma nel frattempo l’immagine di Mao era ormai stata santificata per aver ridato ai cinesi un Paese unito. Xi Jinping non può quindi fare a meno di rifarsi al più nazionalista dei nazionalisti, cioè l’esatto opposto di come è stato concepito Mao in Occidente. L’attuale leader cinese deve poi essere abile a destreggiarsi tra le varie fasce della popolazione perché le grandi metropoli saranno pure abitate da una classe media desiderosa di spendere e spandere, ma nelle campagne vivono ancora contadini abbagliati dal mito dell’uguaglianza professato da Mao. Rendere omaggio al “Grande Timoniere” è la migliore strategia, per Xi e tutti i presidenti contemporanei della Cina, per essere accettati dai più deboli e per stroncare al tempo stesso le pulsioni neomaoiste, pericolosissime per la tenuta dell’attuale sistema politico cinese. Mao è stato un grande condottiero ma adesso al centro della scena deve esserci lui: Xi Jinping.