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"Non abbiamo salvato proprio nessuno" PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Della Guglia x ilprimatonazionale.it   
Mercoledì 16 Agosto 2017 00:27


Solo una gara a chi arrivava prima a guadagnare sugli imbarchi

“Non abbiamo mai salvato qualcuno che stesse morendo, sembrava più una gara a chi arrivava prima”. E’ la rivelazione choc di un addetto alla sicurezza della nave Vos Hestia, della nota ong Save the Children, che intervistato dal Quotidiano Nazionale Qn ha spiegato il grande bluff delle organizzazioni che dicono di provvedere al salvataggio dei cosiddetti migranti che puntano a raggiungere le nostre coste. L’addetto alla sicurezza, che è voluto restare anonimo, ha spiegato le relazioni tra scafisti e Ong: “Una volta abbiamo preso un battello con gente in buone condizioni. A dieci minuti dalla costa libica, non in alto mare. Sono evidenti i rapporti tra scafisti e molte organizzazioni. Non importa a nessuno dei migranti, è un business”.
Il testimone però va ben oltre e sottolinea il rischio reale di aiutare alcuni migranti a sbarcare in Italia: “Forse qualche Ong è animata davvero da spirito umanitario. Ma questo discorso di andare sulle coste libiche non sta né in cielo né in terra. Su migliaia di persone soccorse forse solo il 20-25% era meritevole di aiuto”, aggiunge l’addetto alla sicurezza intervistato dal Qn. “Abbiamo caricato giovani magrebini che erano stati espulsi dall’Italia. Ma dico io, chi abbiamo portato in Italia? Non abbiamo portato i siriani disperati o quelli del Mali che scappano dalla fame. Per me è stato personalmente anche un problema di coscienza”. Un problema di coscienza ed evidentemente di sicurezza considerando appunto che addirittura chi viene espulso dall’Italia poi trova il sostegno effettivo di alcune Ong che lo aiutano, infischiandosene della legge, a sbarcare di nuovo sulle nostre coste.
Non solo, il testimone precisa poi quanto siano brave e buone le organizzazioni che aiutano i migranti a raggiungere l’Italia. “Dei migranti, alle Ong, non gliene frega un cavolo”, spiega l’uomo. “Spesso è lo scafista che dà la posizione con il telefono satellitare, – sottolinea l’addetto alla sicurezza – Quando si trova un gommone con decine di persone a bordo sembra quasi che si siano dati appuntamento…”. Da togliere il quasi, a questo punto. Il testimone, che rivela di essere un ex poliziotto, illustra poi quanto sia centrale l’aspetto economico legato al business di queste Ong. “Mi sentivo un po’ complice di un’attività vergognosa. Con Save the Children c’erano scontri anche perché non potevo riferire nulla alle autorità di porto o di polizia”. Tutti zitti quindi. “Sono stato 30 anni in polizia – aggiunge l’uomo – so come vanno le cose: bisogna sempre seguire la pista dei soldi. Io vorrei capire: il ministero dell’Interno quanti soldi ha dato a Save the Chldren? A bordo mi hanno detto che sono operazioni da mezzo milione al mese, 6 milioni l’anno”. Ma certo, nessun fine di lucro quindi. “Dei migranti, alle Ong, non gliene frega un cavolo – precisa il testimone -, è solamente un business del momento”.

 

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