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Scritto da Giancarlo Sperati   
Lunedì 18 Novembre 2019 00:03


Il sovranismo, da abbandonare

Non è mia intenzione trattare dei grandi assiomi politici ed ideologici che hanno caratterizzato la lotta politica degli anni 70 e 80, come la contrapposizione tra la  cosiddetta lotta di classe e quella destra reazionaria e conservativa dei valori borghesi del tempo, mentre il vero potere di matrice trotskysta, nascosto  nell’ombra, proliferava, occupando tutti i posti chiave della società.
Vorrei evidenziare invece, mettendolo in luce, e risolvendolo possibilmente con un comune dibattito, un grossolano fraintendimento (accettando la buona fede politica di alcuni) di carattere prettamente interpretativo. Mi riferisco al cosiddetto pensiero sovranista e, in definitiva, alle forze politiche dell’arco parlamentare italiano che lo rappresentano e lo cavalcano per fini elettorali.

Dopo la scomparsa delle ideologie classiche che hanno smosso e insanguinato con gli anni di piombo il panorama politico italiano, oggi viviamo sulla nostra pelle di cittadini e soprattutto di lavoratori, le conseguenze di un capitalismo globalista, sovversivo, che tutto travolge, non solo strutture economiche, ma anche usi, costumi, identità nazionali, come un rullo compressore su tutto ciò che si oppone alla sua affermazione, inglobando con la  sua pseudo cultura neo liberista e neo progressista ogni moto di rivolta e protesta sociale. Paradossalmente chi ne fa le spese è perfino quel capitalismo che opera nei rispettivi campi geografici nazionali, nel nome di un unico mercato mondiale, dominato dalle sole élites internazionali che mirano al controllo politico degli stati e ai loro apparati legislativi per meglio diffondere i germi di una cultura sovversiva e fuorviante da quelli che sono i veri principi spirituali che caratterizzano l’ identità di un popolo.
Chi ne fa le spese in definitiva è l’ordine sociale ed economico attuale dei singoli stati europei in tutte le sue componenti, in cui tutto si trasforma, tutto si confonde, tutto appare come il contrario di tutto. Il Caos. Cosi in Italia assistiamo, da parte di una certa destra parlamentare, e ultimamente anche da parte di certi movimenti della nostra area di pensiero, ad un improbabile tentativo di “resistenza” e dunque all’ esaltazione del cosiddetto Sovranismo che altro non è che lo strumento politico dietro il quale si nasconde un certo capitalismo nostrano.
Se consideriamo il fenomeno migratorio delle popolazioni nordafricane verso le nostre coste, ci accorgiamo che le obiezioni politiche dei sovranisti si basano su blande scusanti economiche, se pensiamo alla sovversione in atto, ormai da anni, riguardo alcuni punti fermi del nostro essere Italiani, della nostra cultura, della nostra storia e del nostro essere per una Europa Nazione e non per un’Europa delle banche, il discorso non cambia.

Mi chiedo allora, come si possa confondere il pensiero sovranista, anche se “ammantato”, “accroccato” da pseudo filosofi terzaforzisti, con il pensiero di una Europa dei Popoli, di una Europa Nazione e di una concezione dello Stato come noi la intendiamo, organica, basata  su tutt’altri principi.Il sovranismo in definitiva non è altro che lo strumento politico (incarnato da alcuni partiti democratici italiani), di ciò che resta del capitalismo nostrano e dei suoi valori borghesi ed in veste prettamente economica: basti pensare alla cosiddetta “guerra dei dazi”.
Il sovranismo perciò resterà in voga fino a quando non ci sarà un “riassestamento” in fase economica tra il grande capitale mondiale e quello interno a ciascun singolo stato europeo. Il prezzo di questo assestamento sarà la rinuncia a tutte le volonta di cambiamento, che saranno inglobate in sterili proteste e rivoltucce da quattro soldi, in scarne manifestazioni pubbliche che altro non fanno che aumentare lo sconforto politico in cui ci si trova. Fortunatamente molti di noi hanno imparato dalle esperienze passate, hanno gli anticorpi interiori per poter discernere, senza nessuna velleità di protagonismo politico, forse perché si sono formati in anni in cui il fare  politica non era sui social network attuali ma nelle piazze, tra la gente.

Rivolgo un appello a tutti gli uomini liberi che si riconoscono nei principi che ci uniscono, nel nostro Comune Sentire che in passato ci portò ad ottenere risultati di rilievo. Forse è giunto il momento di pensare a costruire la nostra Casa Comune lasciando da parte personalismi e irrilevanti differenziazioni politiche, di tornare ai nostri fondamentali quelli che ci hanno sempre indicato la giusta rotta ricominciando da noi stessi dal nostro interno senza cavalcare inutili e fuorvianti sovranismi. Giù la maschera!
Oggi abbiamo molte più possibilità degli anni passati anche perché evidentissima è la difficolta’ di un regime teatralmente bugiardo, capace solo di fake news. Ma non le coglieremo mai se non saremo noi e se continueremo ad essere pensati e ideologicamnente inquadrati dagli altri.




 

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