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I topolini e la ruota PDF Stampa E-mail
Scritto da Giancarlo Ferrara   
Giovedì 21 Novembre 2019 00:15


Un derby privo di senso e un agitarsi per stare sempre nello stesso posto

Vedere i Sovranisti e la Sinistra azzuffarsi ogni giorno sui social o in televisione può essere appagante per molti, ma non per me.
La noia mi assale con grande potenza quando ascolto le reciproche accuse su inezie in un eterno derby gossipparo.
Quando poi si tirano in ballo il fascismo, il nazismo, la xenofobia e tutte le cazzate che questo Paese, incapace di risolvere un problema, riesce a produrre, mi assalgono conati di vomito: un profluvio di parole, tutte inutili.
Né mi appassionano i continui piagnistei di chi si sente ingiustamente censurato, offeso, denigrato, perché “la cultura ufficiale” non solo non lo ascolta, ma guarda un po’, lo denigra e cerca di presentarlo come un Mostro. Vi avverto: è del tutto normale,anche perché se una visione culturale e politica “altra” non fosse osteggiata, ci sarebbe da chiedersi a cosa serva.
Ma qui il problema è che non c’è una “Kultur” altra, ma solo una declinazione diversa nello stesso perimetro delimitato dal grande circo della rappresentazione mediatica democratica.
La destra e la sinistra si muovono nella totale accettazione delle regole del gioco imposte dal Potere: ne sono due varianti folkloristiche che ora su un tema ora su un altro, si accapigliano cercando di erigere dicotomie totalmente inesistenti nella realtà, come quella tra globalisti e sovranisti, tra alto e basso, tra popoli ed elite, tra difesa di una “tradizione “totalmente ormai svuotata di ogni senso e contenuto ed un Progressismo altrettanto svuotato di ogni contenuto di classe e di” liberazione”, come si diceva una volta.
Sulle dicotomie serie, non un fiato. Non fanno audience a quanto pare.
Sull’Europa avviene, ad esempio, lo stesso derby privo di senso: da una parte gli eurottimisti, quelli della sinistra che amano Bruxelles ad ogni costo ed ogni iniziativa che provenga dall’UE, anche la più sciagurata, dall’altra gli euroscettici che arrivano fino a quelli che auspicano il ritorno all’Italia “sovrana”ndella DC come massimo segno di audacia e prospettiva futura; anche qui nessun tipo di profondità e di proiezione strategica verso un’Europa futura, unica soluzione strutturale e di prospettiva che consenta agli Europei (italiani in primis) di spezzare le catene di un ceto parassitario, interno, europeo ed extraeuropeo. Questo nell’epoca dei blocchi continentali (Usa, Russia e Cina).
Di qui l’assenza totale di un pensiero serio antimperialista contemporaneo: come si potrebbe d’altronde, persi come si è in un provincialismo politico che dà per scontata l’appartenenza di tutti gli schieramenti in ballo ai dettami della cd “Comunità internazionale”?
Non parliamo poi di altre dicotomie ancora più stringenti e decisive quali: il futuro delle relazioni tra capitale e lavoro e le possibili soluzioni partecipative per superare l’attuale desertificazione nell’epoca della robotica e del digitale, oppure il tratteggiare un nuovo sistema di rappresentanza popolare che vada oltre lo stantio concetto della delega ai “professionisti della politica”.
Queste sono le questioni serie che attendono una risposta per il futuro ma finché ci si chiuderà nella gabbia dei topolini sulla ruota predisposta dai padroni del circo, sarà difficile trovare risposte serie ed adeguate ai tempi che ci attendono.È ora di svegliarsi dalla sindrome di Forrest Gump e di incominciare a dettare l’agenda propria, non quella scelta dagli altri.

 

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