Accedi



Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Ottobre 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
        1
  2  3  4  5  6  7  8
  9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031     

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
L'Europa che si cerca e l'avanguardia che non si trova PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Venerdì 22 Settembre 2017 01:47

Eppure basterebbe che i populisti alzassero gli occhi dal proprio naso, non è difficile

 

Un'avanguardia è tale se coglie i segni dei tempi, se guarda avanti e agisce per cambiare i rapporti di forza e per incidere progressivamente.
Per queste ragioni il populismo eurofobo, germanofobo e vetero-sovranista è una retroguardia facilmente manipolabile dal Nemico.
Sfugge a questo populismo la realtà delle cose. Si trincera dietro certezze assolute che si fondano su scorciatoie semplicistiche che non rispecchiano nulla della realtà, salvo il disagio reazionario che sarebbe il gran capitale su cui investire se si fosse capitani d'industria e non miseri bottegai.

Qui attorno purtroppo è un deserto
Sulle contese intestine al sistema capitalista mondiale i populisti hanno visioni distorte, infondate, sempliciotte e non si rendono conto di quanto realmente accade. È triste che quello che in pochi riusciamo a vedere sia confermato non solo dai fatti concreti ma dalla lettura dei medesimi da parte dei protagonisti (tedeschi, cinesi, americani, inglesi) e mai da chi dovrebbe assolvere il compito di farlo in ottica rivoluzionaria. È sconfortante che se ne accorgano i compagni seri, grotteschi nelle sintesi e nelle proposte ma magistrali nelle indagini analitiche, e non i “nostri”, un tempo maestri di sintesi che quasi non necessitavano analisi previe, oggi invece prigionieri del semplicismo e dell'analfabetismo politico.
È quindi con tristezza che riprendo le considerazioni di Lotta Comunista sul G20 che – come affermavo – ha decretato l'impasse di Trump e l'ascesa europea e cinese e non, come si è sentito da parte “populista” il trionfo dell'apprendista americano e la sconfitta europea.
Già il titolo del pezzo sarebbe esauriente di per sé “G20 della controffensiva europea e della Cina globale”.

Partiamo da considerazioni elementari
La carrellata di quanto accade parte da una premessa “Se ci si riflette, sono i due volti della scissione e dell'unità che coesistono nella dinamica dell'imperialismo unitario: ci sono interessi specifici delle singoli centrali economiche e delle singole potenze che vengono affermati nella contesa imperialista. Ma c'è un interesse comune di tutti i gruppi e di tutte le frazioni nazionali a garantire la circolazione di merci e capitali per la produzione del plusvalore”. Fermo restando che l'ottica è marxista con tutti i limiti che ne conseguono, meccanismi e dinamiche sono però fotografati in modo esemplare. Se non ci si ficca in testa che siamo all'interno di un sistema planetario scisso e unito e che ci si deve porre di conseguenza non si combinerà assolutamente niente. Invece i “populisti” credono che per cambiare le cose si debba scegliere quale interlocutore (o padrino) avere, un po' come se si trattasse di comprare De Cecco o Barilla. Non è così. Bisogna capire cos'accade, sapere che anche nelle rivalità accanite ci sarà sempre una convergenza di base e quindi cogliere le faglie e le potenzialità per imprimere un movimento duplice: uno volto alla composizione social-rivoluzionaria che pressi e assedi le oligarchie e un altro all'acquisizione di potenze e di spazi etnocentrati, ovvero europei, collegandoli ai referenti storici e culturali di sempre (giapponesi, latino-americani, mediterranei).

L'ascesa tedesca
Estrapolo dalla relazione sintetica del G20.
“La Germania della Merkel e la Francia di Macron giocano sulla spinta multipolare innescata dall'ascesa asiatica e sulla nuova dottrina americana dell'America First per allentare la dipendenza atlantica e affermare l'autonomia europea”. Il che non fa della Merkel e di Macron certamente dei rivoluzionari, il che non significa che non si debba votare AfD e FN se non altro per rafforzare i pungoli, ma conferma che la forza delle cose – e degli interessi – spinge per una fuoriuscita europea dalla subalternità. Qualcosa che si deve all'ascesa tedesca fin dagli anni Settanta e poi alla crescita asiatica. E i “populisti” vorrebbero frenare l'ascesa tedesca....

Entra in gioco il Giappone
“Europa e Giappone stringono un'alleanza tra loro e minacciano di sfruttarla contro gli USA”.
Ci si riferisce al Trattato JEEPA siglato alla vigilia del G20 per il quale Abe ha voluto che la trattativa non fosse condotta da rappresentanti commerciali ma dal capo della diplomazia estera. Un segnale chiarissimo. E in quanto al Giappone che i “populisti” vedono come schiavo americano (parliamo degli stessi che poi tifano per gli USA contro l'Europa, roba da psicanalista...) “Per Tokyo l'ascesa della Cina significa allora rafforzare le alleanze o le convergenze con Washington e Nuova Delhi, senza escludere però di bilanciarla con un'iniziativa autonoma a Pechino”. Tokyo gioca insomma a tutto campo, ivi comprese le aperture alla Russia.


E la Russia che fa?
“Vladimir Putin ha dichiarato sintonia con gli obiettivi di Angela Merkel nell'indirizzo del G20, nel contempo però l'incontro con Trump e l'intesa sulla crisi in Siria hanno mostrato le potenzialità di un riavvicinamento russo-americano” che è quello su cui punta Trump che ancora non ha capito che esisteva ormai di fatto nella strategia di Obama, per lui troppo sofisticata, e che lo ha messo in discussione lui, elefante in un negozio di cristalli.
La Russia gioca a pendolo tra Europa, Cina e USA e, malgrado qualche successo diplomatico e militare, si ritrova ad essere il player con meno prospettive future, salvo scegliere seriamente e definitivamente l'opzione europea.

Sulla Via della Seta
L'India “vede come una minaccia ai suoi interessi vitali la direttrice della Via della Seta, attraverso il Pakistan verso l'Oceano Indiano, il Golfo Persico e l'Africa. Cerca un bilanciamento i più direzioni, in USA, in Russia ma anche in Europa e in Giappone, per tutelarsi dal retranchement americano” (ancora una volta Trump sembra non all'altezza, e, aggiungo, fortunatamente).
L'avanzata cinese ha prodotto reazioni di ogni genere. Tra cui, fa notare sempre Lotta Comunista, un'iniziativa strategica europea che “prende in contropiede la Via della Seta cinese”.
Di cosa si tratta? Della constatazione tedesca del dilagare commerciale e militare di Pechino in Africa al quale vuol fare da pendolo. “La revisione della politica estera e di difesa della UE nel senso di una maggiore autonomia strategica offrirebbe una finestra per impostare una risposta europea(...) La controffensiva tedesca include il Piano per l'Africa presentato al vertice del G20”.

La Germania alla testa dell'Europa
La Germania sta quindi trainando l'Europa in un confronto aperto nei riguardi di USA e Cina? Sì, ma non si deve dimenticare che – restando nelle logiche liberiste – il tutto sarà “unità e scissione” al tempo stesso.
Così infatti il Think Tank tedesco Merics spiega il confronto con Pechino “L'Europa deve prepararsi a incontrare la Cina come partner, come concorrente e come avversario”.
Idem per gli Stati Uniti.

Morale della favola
I sommovimenti interni al sistema stanno modificando la geografia mondiale di cui saranno players solo degli attori continentali o sub-continentali. La stupidità populista che ha prodotto la Brexit e Trump sta favorendo involontariamente una crescita di potenza europea che si manifesterà, ovviamente, nel segno del sistema dominante. Non ha alcun senso ostacolarla perché non ci piace il sistema dominante, visto che tutte le varianti appartengono allo stesso sistema ma, a differenza dell'assertivismo tedesco, le altre ci estromettono dalla storia.
Si deve combattere il sistema (in questo c'è qualche sintomo da parte di alcuni “populisti”  che non sono non solo strilloni) ma difendendo e rafforzando le tendenze all'autonomia e alla potenza di noi europei.
Perché si possano sposare le due esigenze è quindi il caso di muoversi in fretta sui piani del think tank, della diplomazia, delle relazioni, delle influenze e dell'economia su dettame sociale (ceto dei produttori) e geopolitico.
Qualcosa in quella direzione si sta già facendo ma sarebbe il caso che la maturazione s'allargasse, tanto per provare a tornare ad essere avanguardia. Questa – oramai – illustre sconosciuta...



Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Settembre 2017 09:31
 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.