Accedi



Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Ottobre 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
        1
  2  3  4  5  6  7  8
  9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031     

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Europa e Rivoluzione sono inscindibili PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Sabato 23 Settembre 2017 00:38


L'Eurofobia e la Germanofobia sono armi dell'invasore e riadattamenti dello spirito partigiano

 

Le cantonate dell'eurofobia e della germanofobia nel mondo “populista” traggono origine dal complesso di presentabilità. Per decenni interi le estreme destre del dopo-Muro furono connotate da cultura antisemita, da razzismo o razzialismo e in certe nazioni da fascismo e nazionalsocialismo. Culture messe fuori legge dai vincitori del '45 che, per essere affermate, necessitavano di formidabili capacità dialettiche, nel dominio delle quali emerse in particolare Jean-Marie Le Pen.
Con l'andare del tempo – e con la decadenza della stirpe di generazione in generazione – non si trattò più di dover aggirare leggi liberticide per affermare una cultura precisa ma di spogliarsi di tutto il caratterizzante nell'intento di essere accolti nella piatta promiscuità dell'opinione pubblica senza più subire il peso, che per certuni è davvero insopportabile, di sentirsi scomunicati. Come riuscire allora, una volta abbandonate le premesse, a diventare accettabili rimanendo estremisti? Perché il bacino di pesca pretende che estremisti si sia per forza.

Il canguro che contiene nel marsupio una furba viltà
Così il “colpo di genio”. Con una disinvoltura imbarazzante sono stati compiuti alcuni salti a canguro. Tutto l'archetipo del Complotto (ebraico, massone, comunista, mondialista) si è deviato su Bruxelles perché, così pensavano i furbetti, si poteva mantenere intonso l'accattivante modello psichico complottista, esaurendone però l'individuazione in una incidentale sovrastruttura (che tale è la UE) e abbandonando ogni riferimento ai veri poteri forti, alleggerendo al tempo stesso la pressione che i marchi demonizzanti esercitano su chi è privo di palle.
Il giochino è riuscito a metà perché il marchio non è caduto mai ma, a differenza di gente come Jean-Marie Le Pen, quelli che contano oggi non lo sopportano proprio e s'indignano e si disperano perché di certo non sono antisemiti; saranno talvolta anche razzisti nella loro pulsione xenofoba ma non sono razzialisti né nazionalsocialisti. E, quando sono fascisti, non perdono occasione per operare distinguo, prendere le distanze da quello che più li imbarazzerebbe e perfino pronunciare condanne retroattive. L'eredità presunta dall'estremismo völkische presso i qualunquisti del “populismo” si condensa in una xenofobia piccolo-borghese e liberista nonché nella confusione dell'immigrazione con l'Islam e viceversa, sempre accusando di questa immancabilmente Bruxelles, come se non venisse invece da molto più lontano.

Comunque la giri sei sempre sciuscià
Questo degrado è aggravato dalla pigrizia mentale, dalla poca voglia di studiare, capire e lavorare (tutti caratteri tipici della reazione qualunquista), sicché il cervello è andato in vacanza. Tutto ridotto per escamotage dialettico alla mobilitazione contro Bruxelles e contro la Germania, non si sono più preoccupati di scoprire cosa succede davvero, non si sono accorti ancora (e comunque si rifiuteranno di ammetterlo perché non sono abbastanza forti per farlo) che proprio quello che  additano come il Male è combattuto da tutti coloro contro cui essi erano inizialmente animati. Così sono diventati tifosi e sciuscià degli americani, degli inglesi, degli israeliani e si offrono come sabotatori del processo di emancipazione europea, proprio quando quel processo è esplicitamente in contrasto con i nostri invasori, padroni e nemici.
A giustificare questo tradimento oggettivo, ovvero questa adesione pura e semplice agli eserciti nemici, intervengono disinvolte, superficiali, grossolane, infondate, ignoranti, teorie sulle prevaricazioni tedesche, sulle svalutazioni monetarie e su dei sovranismi imprecisati perché privi di sostanza scientifica e di qualsiasi impegno concettuale per la loro realizzazione oggi.

Sia chiaro che proprio nessuno difende "questa" Europa
Quando li si stana e si mettono di fronte ai fatti come stanno, quando si dimostra loro che l'eurofobia e la germanofobia sono la continuazione dell'invasione angloamericana e rappresentano l'eredità dello spirito partigiano, rispondono stizziti e accaldati che non si possono sostenere questa Germania e quest'Europa, che non si può difendere la Merkel eccetera eccetera.
Giocando lo stesso giochino sarebbe facile replicare che non si può essere sovranisti con Mattarella e la Boldrini, ma non ci piace scivolare in queste diatribe da deficienti.
Il fatto è che nessuno, ma proprio nessuno, difende questa UE o la Merkel.
Chi critica l'eurofobia e la germanofobia, a differenza di tanti che strillano e tempestano le tastiere di slogan amatissimi dal Big Brother Wasp, contrasta attivamente quest'ordinamento in tutti i settori. Lo fa nella rigenerazione del pensiero come nell'organizzazione politico-sociale, puntando a costruzioni corporative, a offensive e controffensive nel lobbismo stakeholder, a creazione a rete di centri d'influenza, al rafforzamento solido e strutturale delle forze d'opposizione, comprese le più note, anche quando sono ancora in preda a un'incultura euroscettica.
Chi rigetta l'eurofobia e la germanofobia facendo notare che queste sono figlie della cultura antifascista e partigiana, opera in un'ottica che è rivoluzionaria. Ovvero sostanziale, creativa, impersonale, che guarda avanti. Un'ottica non troppo digeribile da parte di chi ama gonfiare il suo personaggio, vivere di selfies e accarezzare il pelo a chi gli(le) concede facili ovazioni. Niente affatto compatibile con chi vive di se stesso ballando intorno al proprio ombelico ed è quindi preda estremamente facile del Nemico che lo muove come gli pare lasciandogli anche credere di essere “alternativo” quando, come a maggio scorso in Francia, lo utilizza come un piedistallo su cui erige la sua statua del momento.

Rigenerare il populismo
L'imperativo è liberare il “populismo” da queste devianze e rendergli, come nel secolo scorso, delle dirigenze rivoluzionarie e non qualunquiste, facilone e piacione. Restituirgli consapevolezza di sé, della sua storia, del suo Nemico, della sua gente, della sua appartenenza, del momento storico, della volontà di potenza, per agire al tempo stesso per l'Europa e per la Rivoluzione. Perché è certo che se non si fa al più presto, e bene, l'Europa, noi tutti siamo biologicamente, culturalmente ed economicamente estinti. Ma va capito che non si fa l'Europa se non si fa la Rivoluzione, e che non si fa la Rivoluzione se non si fa l'Europa.
Con buona pace di quelli del “prima si distrugge e poi si costruisce”, ricordiamoci che l'unica maestra di vita è la storia. Il giochino sfascio e poi rifaccio non è esistito mai ed è impossibile che si produca, si può invece rivoluzionare mentre si cresce, anche quando la nostra crescita la gestisce un avversario accanito. Garibaldi e Mussolini hanno dimostrato perfettamente come si fa: a loro non sarebbe mai venuto in mente di sostenere gli interessi di potenze straniere per indebolire i Savoia perché “non si poteva sostenere quella versione d'Italia”, ma hanno invece creato una dinamica nazionale, repubblicana, sociale e rivoluzionaria senza pari.

Dante non scomoderebbe neppure l'Inferno
Chi non vuole fare lo stesso, qualunque sia la visione che ha “soggettivamente” di sé, o è un alleato del Nemico o è un ignavo.
Certo, resta il caso più gettonato che è quello dell'ignoranza del reale che viene colmata dai surrogati sloganistici assorbiti nell'ambiente, figli del cedimento originario che abbiamo indicato in apertura di questo articolo. Possiamo allora dire che molti sono incolpevoli perché si sono fidati di quanto raccontano i piazzisti di elisir e gli arrampicatori su poltroncine che da un po' di tempo pullulano da queste parti. Ma le attenuanti sono morali, alla storia non interessano. Chi è eurofobo e germanofobo “oggettivamente” è arruolato nell'esercito nemico e combatte contro la nostra stirpe nella misura in cui conti qualcosa. Poiché quasi nessuno de noantri conta davvero, posso concordare che il più resta ancora relegato tra gli ignavi. Non so se sia motivo di consolazione.


Ultimo aggiornamento Sabato 23 Settembre 2017 16:34
 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.