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Il Bremain? È antisemita! PDF Stampa E-mail
Scritto da huffingtonpost.it   
Giovedì 28 Novembre 2019 00:43


Le autorità ebraiche in Inghilterra intervengono per indirizzare il voto a favore della Brexit

Sono ore difficili per il leader laburista Jeremy Corbyn. In un articolo sul Times, il rabbino capo della Gran Bretagna, Ephraim Mirvis, ha lanciato un durissimo atto d’accusa contro il leader laburista Jeremy Corbyn, colpevole a suoi giudizio di aver consentito al “veleno” dell’antisemitismo di “mettere radici nel Partito laburista”. Se Corbyn dovesse diventare premier, ha scritto Mirvis, ci sarebbe da temere per “la bussola morale del nostro Paese”.
È un attacco senza precedenti, lanciato a poco più di due settimane dal voto. Un voto che – secondo gli ultimi sondaggi – continua a vedere il partito laburista in netto svantaggio rispetto ai conservatori. Il Poll of Polls di Politico.eu dà oggi il partito conservatore al 42%; i laburisti al 31; i lib-dem al 14; il partito della Brexit al 4; il partito nazionale scozzese e i verdi entrambi al 3%.
“Non spetta a me dire a qualunque persona per chi votare”, ha premesso il rabbino capo, non senza tuttavia bollare di fatto Corbyn come inadeguato al ruolo di premier e come “incompatibile con i valori britannici di cui andiamo tanto fieri il modo in cui la leadership laburista ha affrontato il razzismo anti-ebraico”.
L’attacco, respinto dal vertice Labour, è arrivato nel giorno della presentazione d’un manifesto laburista ad hoc su libertà di fede e lotta al razzismo, e della chiusura dei termini per l’iscrizione nelle liste elettorali del Paese.
“L’antisemitismo è vile e sbagliato. Non c’è spazio per l’antisemitismo nella Gran Bretagna moderna, sotto il Labour non sarà tollerato in nessuna forma”, ha detto Corbyn durante il lancio del manifesto, in conferenza stampa a Tottenham. Il partito laburista – ha aggiunto – ha un processo rapido per gestire i casi di reclamo. È un processo che viene costantemente rivisto […] e il Labour supporta la sensibilizzazione delle persone a questo tema.

Nel suo intervento sul giornale di Rupert Murdoch, il gran rabbino invita gli elettori a scegliere “secondo coscienza” alle urne. E definisce “fiction mendace” l’assicurazione di Corbyn di aver fatto indagare tutti gli episodi di antisemitismo denunciati di recente nel partito.
Il Labour ha replicato ribadendo l’impegno anti razzista di Corbyn e di tutto il vertice, il no a ogni forma di rigurgito antisemita e la volontà di estirparla. Respingendo inoltre come “inaccurate” le cifre secondo cui 130 casi gravi d’antisemitismo non sarebbero stati puniti. I partiti rivali, dai Tory di Boris Johnson ai LibDem di Jo Swinson, hanno viceversa cavalcato la denuncia del rabbino. Così come gli avversari interni a Corbyn.
Per il premier Johnson, siamo di fronte a “un fatto molto serio quando un rabbino capo parla in quel modo” del leader di un partito. “Non ho mai sentito niente del genere – ha commentato, aggiungendo che si tratta “chiaramente di un fallimento della leadership laburista che non è stata in grado di eliminare questo virus dal partito”.
Sull’attacco frontale del rabbino capo si sono divisi molti militanti laburisti ebrei: Mike Katz, del Jewish Labour Movement, schierato su posizioni anti-corbyniane e che per primo aveva evocato i dati sui presunti 130 episodi non indagati, ha definito “assolutamente giuste” le parole di Mirvis; Jenny Manson, di Jewish Voice for Labour, si è detta invece “inorridita” dall’intervento del rabbino capo, sostenendo che i sospetti di antisemitismo riguardano uno 0,1% d’iscritti laburisti, meno di quanto accada fra i conservatori, e che la vera minaccia per gli ebrei britannici viene dal risorgere “dell’estrema destra”.
A dare da pensare a Corbyn e ai laburisti sono anche i sondaggi. Un sondaggio condotto da Opinum per il progressista Observer nel weekend regalava al partito del premier un consenso record del 47%, con il Labour fermo al 28, i liberaldemocratici pro Remain di Jo Swinson in netto calo al 12 e il Brexit Party di Farage riassorbito addirittura a un misero 3% (dal trionfale 30 che ebbe alle elezioni europee di maggio): dati da prendere con le molle, visti i precedenti e le incognite collegio per collegio del sistema maggioritario britannico, ma certo incoraggianti per le speranze di BoJo. Le ultime rilevazioni indicano una contrazione del divario tra Tory e Labour, rispettivamente al 42 e al 31% secondo il Sondaggio dei Sondaggi di Politico.eu.
Ieri a gelare Corbyn ci ha pensato l’ex premier Tony Blair: in un’intervista a Reuters, ha detto che voterà per il Labour, pur sperando che né il suo partito né i conservatori abbiano la maggioranza. “Non penso che una maggioranza di governo di alcuna delle due parti sia una buona cosa”, ha detto l’ex premier, artefice dell’ormai defunto New Labour, in un evento pubblico a Londra. Ai Tory, Blair - categoricamente pro Remain - rimprovera soprattutto la politica sulla Brexit. Mentre a Corbyn imputa di voler fare una “rivoluzione” attraverso un programma economico e sociale che dice sì a “tutti i gruppi di pressione”. Bolla poi le piattaforme di entrambi i partiti maggiori come “populiste”, auspicando ancora una volta sul fronte laburista “la ricostruzione” di “un centro-sinistra moderato” in grado a suo dire di raccogliere più consensi. Di qui la speranza che per ora il voto produca un Parlamento bloccato - un “hung Parliament” - condizionato dalle forze minori: risultato che potrebbe essere pure la premessa per la sostituzione dei leader principali.
Blair - tuttora molto ascoltato sui media mainstream, ma impopolare nel Paese e soprattutto fra gli attivisti di un Labour che in realtà sembra essersi spostato decisamente più a sinistra anche nella base, Corbyn o non Corbyn - ha infine squadernato un’ambigua dichiarazione di voto: “Voterò laburista”, ha assicurato, aggiungendo però subito dopo di “comprendere” coloro - come il suo ex controverso spin doctor Alistair Campbell - schieratisi di recente con i centristi eurofili Liberaldemocratici della giovane Jo Swinson.


 

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