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L'Europa con noi o senza di noi PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Domenica 24 Settembre 2017 00:57


Dobbiamo riprendere il nostro posto

 

Ho ampiamente argomentato a proposito delle cantonate “populiste” riguardanti l'eurofobia e la germanofobia, delle ragioni inconfessabili e vili da cui è scaturito questo contro-pensiero  e delle carenze politiche per le quali il travisamento del reale si è fossilizzato fino a consentire che chi si ritrova oggi allineato con il Nemico e l'invasore di sempre, e perciò schierato contro la nostra autodeterminazione, non se ne sia neanche accorto e magari si creda “sovranista”.

Una campana di vetro
A mantenermi entusiasticamente impegnato contro venti e maree è in fondo soltanto l'accoppiata amore/amarezza verso i miei (molti dei quali sono solo presunti) nonché lo sconforto per l'abdicazione avvenuta dal ruolo di avanguardia proprio quando le condizioni storiche lo richiederebbero.
Perché in ogni caso bisogna accettare la realtà che ci dice che il nostro mondo vive sotto una campana di vetro, si agita da solo in intranet, che politicamente, azioni sociali a parte, è un soggetto da gossip e talk show. Ma poi, anche quando acquisisce un determinato peso specifico, è immancabilmente utilizzato dai play makers. I quali magari aprono spiragli (alcune componenti dell'establishment vogliono per esempio calmierare l'immigrazione) tornando poi a demonizzare i partiti(ni) populisti, non per scioglierli, che nessuno glielo impedirebbe, ma per utilizzarli come spauracchi catalizzatori per alleanze trasformiste di salute pubblica.
Il “populismo” che monta, che smonta e che rimonta è un ciondolo del sistema perché ha rinunciato alla volontà di potenza, perché si crogiola nella soddisfazione di apparire e, in misura minore, si ciba di stipendi, di poltroncine o di chimere elettorali. Così com'è, che sia eurofobo o nazionalista europeo, non ha molta importanza perché non possiede potenza, resistenza e strategia.
Saranno davvero in pochi a fuoriuscire dall'ipnosi di cui quest'ambiente è preda e in cui si esalta da solo, in pochi a guarire dall'agitazione e dal trip democratico. Che quei pochi riescano o no a evitare che il populismo resti sterile e innocuo e a farne qualcosa di serio e potente lo si vedrà.

Con o senza di noi l'Europa accelera
Va capito e tenuto bene in mente, ma proprio bene in mente, che con noi o senza di noi le cose si compiranno comunque, altrove e altrimenti, ovvero dove il potere c'è e agisce, dove si aprono le faglie e si sviluppano i confronti, dove si giunge ad accomodamenti per poi ripartire in rivalità. Tutto questo c'entra ben poco, o forse niente, con il cerimoniale politico elettorale e con la pantomima della democrazia.
A meno di guerre mondiali, non è difficile capire a cosa si va incontro. L'Europa accelera e si fa assertiva, non verrà piegata né smembrata, magari perderà pezzi ma il suo nocciolo centrale diventerà più compatto e più influente.
L'Europa resterà intrisa di capitalismo, universalismo e liberismo, esattamente come tutti gli altri players mondiali, ivi compresi quelli che alcuni prendono per ciò che non sono proprio per niente.
E tale rimarrà pur esprimendo, probabilmente, la versione calmierata del capitalismo renano, ovvero del meno peggio che c'è oggi al mondo.
Non è una consolazione perché non scelgo mai il meno peggio (così come rifiuto il tanto peggio, tanto meglio) ma voglio realizzare un sogno che già si dimostrò reale.

Tra imperialismo e Impero
Torniamo quindi a noi. Se miracolosamente riuscissimo a guarire dalla nostra servitù pavloviana nei confronti del Dominante Wasp e israeliano, se con un colpo di bacchetta magica la smettessimo di essere personaggi del Grande Fratello e, per giunta, di andare in soccorso a coloro che vogliono limitare le nostre sovranità mentre ci diciamo da soli che le stiamo difendendo, non solo faremmo cosa buona e giusta, valida ed edificante, ma potremmo fornire l'alternativa all'evoluzione capitalista dell'imperialismo europeo. Che non dobbiamo ostacolare favorendo così gli imperialismi extracomunitari come siamo soliti fare ragliando a bacchetta, ma che dobbiamo rivoluzionare. Il Nuovo Ordine Mondiale è imperialista ma rischia di essere sublimato e annullato nell'Impero.
Ricordiamoci che siamo romani, ghibellini e fascisti.
E piantiamola con tutte le seduzioni frammentarie e bottegaie di cui si nutrì il guelfismo e su cui oggi si mantengono la nostra dipendenza e la nostra inutilità. E che il “populismo” ha condensato nel grosso della sua ideologia.
Torniamo in noi, ce n'è bisogno!



Ultimo aggiornamento Domenica 24 Settembre 2017 08:47
 

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