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Una, nessuna, centomila PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Mercoledì 04 Ottobre 2017 01:44


Madrid-Barcellona: una buffonata che ci beve il cervello

Madrid e Barcellona hanno inscenato una gazzarra anacronistica tra un sovranismo giacobino  fossile e un indipendentismo eccitato, legato anch'esso a tempi ampiamente andati.
Senza la straordinaria stupidità di Rajoy, che ci si chiede se lo sia o lo disegnino così, non staremmo parlando di secessione ma di una buffonata alla Tsipras. Viceversa el señor Aregettemi che je meno è riuscito nella fenomenale impresa di drammatizzare una buffonata, di avviare una prova di forza in cui è stato ampiamente sconfitto e di compattare i catalani, fino a rendere indipendentisti quelli che non lo erano per niente. Non sapessimo che gli amministratori politici gestiscono solo l'accessorio e che il potere è altrove, vedere alla prova questa gente ci renderebbe ottimisti per il futuro.

La democrazia ci vuole sciocchi
Mentre ci s'interroga sui risvolti futuri di questa buffonata oramai drammatica, si assiste al solito tifo da stadio, con tanto di partecipazione sanguigna, di immedesimazione in una parte o nell'altra e d'invettive per il nemico. Così vuole il circo, anche quello dei fascioconsumatori.
Si dirà che i catalani sono i più immigrazionisti di Spagna (il che è vero e falso perché è la sola regione dove esiste una forza politica anti-immigrazione) e che quindi sono meglio i nazionalisti perché al tempo di Franco.... Insomma si sceglie il meno peggio, quasi si trattasse di affittare un appartamento per le vacanze. E di pescarlo tra i pochi disponibili Il perché si debba però scegliere e il come  farlo sono domande che ormai nessuno si pone, la messinscena e la democrazia richiedono espressioni esaltate e sciocche, non una logica costruttiva o rivoluzionaria.

Tifo da bottega
Neanche entro nel merito della gente di strada che, ammesso che tifi, lo fa a seconda che preferisca Iniesta o Sergio Ramos o del luogo dove si è fatta gli spinelli più gustosi. Parlo invece dei camerati che si dividono tra quelli che scambiano il centralismo bottegaio e desueto di Madrid con quello del Bando Nacional di otto decenni addietro e quelli che invece sognano che l'egoismo fiscale bottegaio di Barcellona abbia un radicamento etnico.
Sono invece due foruncoli malati in frizione tra loro, e niente più.

Se il nazionalismo non è rivoluzionario
Il nazionalismo che oggi sta sulla bocca dei populisti, deforme come il fiore pirandelliano, è un fenomeno speciale. Tale è solo se è rivoluzionario, in ambo i sensi del termine (i nazionalismi frantumarono l'idea imperiale per poi – ricordiamocelo sempre, che ce lo dimentichiamo – ricomporlo ai tempi di Napoleone e ancor meglio di Hitler e Mussolini).
Il nazionalismo è un fenomeno etnico, è un fenomeno identitario – termine del quale si abusa spesso senza conoscerne il significato – e soprattutto volontaristico, creatore e costruttivo.
Altrimenti è una patina esteriore di un conservatorismo codino e patriottardo stucchevole e nemico del fascismo nel suo essere.
Il nazionalismo autentico è rivoluzionario, gli altri (“sovranisti” o “indipendentisti”) sono squallori borghesi.
Non c'è antinomia tra il nazionalismo catalano e quello spagnolo se sono autentici, c'è anzi necessaria armonia, ma soltanto quando si sanno coniugare i propri sentimenti con le esigenze dei tempi, in nome di un principio.

Nevrastenia e astrazione
Quello che va in scena sugli schermi e per il quale tifiamo come imbecilli è uno scontro irreale e inutile tra due concezioni nevrasteniche e astratte. La disgregazione è tipica dell'Età Oscura e si manifesta sia nel Solve che nel Coagula. La risposta non è né l'una nè l'altra, essa risiede nella visione imperiale che tutto comprende, connette e sublima e che oltre settant'anni fa fu proposta dalle avanguardie italotedesche. Il resto è una buffonata.
Bisogna, quindi, recuperare la mentalità nazionalrivoluzionaria che è al tempo stesso catalana, spagnola, europea ed indoeuropea.

Alzare la testa e guardarsi attorno
Per fare tutto questo si devono però avere ben chiari in  testa i principi di fondo e si deve essere muniti di un modello a cui tendere e verso cui forzare ambo i campi della contesa. Una contesa, non dimentichiamocene, che viene a esistere in un momento in cui gli europei anziché litigare sulla Catalogna, sul Donbass o sulla Padania dovrebbero fare quadrato per resistere all'estinzione a cui sono condannati da tre elementi congiunti: l'invasione, la denatalità e l'aids culturale e mentale che si è impossessato di società devirilizzate.
Essere all'altezza del compito è quanto si chiede alle avanguardie, non litigare come curvaioli prendendosi in giro da soli.

 

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