O nuoti o anneghi in un bicchier d'acqua Stampa
Scritto da Giancarlo Ferrara   
Venerdì 13 Dicembre 2019 01:09


La società liquida t'impone di attrezzarti dovutamente

 

Il mondo sta cambiando velocemente, ma molti sembrano non accorgersene, abbarbicati come sono a categorie politiche e sociali ormai logore e consunte. Il turbocapitalismo avanza senza sosta in tutto il globo terraqueo travolgendo ogni residuo della vecchia società.
L’avvento dell’era digitale, del satellitare, delle nanotecnologie, della robotica stanno mettendo in pratica quel dominio incontrastato della Tecnica che Jünger aveva sapientemente previsto e ci avvicina all’epoca del “transumano” che sarà la prossima frontiera del cd progresso.
In questo quadro, che potrà piacere o meno, ma che rappresenta la realtà le categorie interpretative della rappresentanza e dell’azione politica sono in enorme ritardo per non parlare della sociologia politica, ancora ferma ai ceti sociali e alle categorie produttive.
Da quando Zygmunt Bauman nel 1969 ha elaborato il concetto di modernità o società liquida, forse nemmeno lui si aspettava che l'espressione diventasse quasi di uso comune. Ma cosa si intende esattamente per società liquida?

“Con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi. Questo soggettivismo – così Umberto Eco spiegava Bauman - ha minato le basi della modernità, l’ha resa fragile, da cui una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità. Si perde la certezza del diritto (la magistratura è sentita come nemica) e le uniche soluzioni per l’individuo senza punti di riferimento sono da un lato l’apparire a tutti costi, l’apparire come valore e il consumismo. Però si tratta di un consumismo che non mira al possesso di oggetti di desiderio in cui appagarsi, ma che li rende subito obsoleti, e il singolo passa da un consumo all’altro in una sorta di bulimia senza scopo”. La modernità liquida, per dirla con le parole del sociologo polacco, è “la convinzione che il cambiamento è l'unica cosa permanente e che l'incertezza è l'unica certezza”.

Si può essere o meno d’accordo con questa rappresentazione di Bauman, ma indubbiamente se solo si fa un po’ caso alla realtà che ci circonda essa è indubbiamente corrispondente.
Ma quali sono gli effetti politici di questa che potremmo definire la transizione dall’epoca della modernità a quella della postmodernità o addirittura del transumano?
Sul piano sociale, gli effetti sono che tutte le letture sociologiche del passato sono da archiviare: sia il marxismo dove la lettura della Storia avviene sulla base del materialismo e della dialettica tra classi sociali, sia il liberalismo classico con il suo altalenare tra Libero Mercato, ruolo dello Stato, proprietà privata e ruolo faber della borghesia imprenditoriale.
Tutto questo nell’epoca della società liquida e del turbocapitalismo è inutile ed un retaggio del passato come la teiera della nonna. Anzi la teiera è vintage.
Il consumismo e l’apparire permeano ormai da tempo, ogni strato sociale ed ogni vecchio ceto di riferimento (borghese, proletario o meramente popolare) in un vortice teso alle destrutturazione che investe il nuovo modo di comunicare e lo stesso linguaggio che non è più neppure quello di soli 20 anni fa.

Solo per fare un esempio, di estremo interesse è la riflessione di Lacan sulla teoria marxiana del plusvalore, cui ricorre per introdurre, nel campo psicoanalitico, il concetto del plusgodere. Mentre il termine marxiano allude, come è noto, a uno tra gli effetti della produzione capitalistica, da superare tramite la prassi rivoluzionaria, il termina lacaniano costituisce l’ineliminabile correlato del linguaggio e, di conseguenza, della stessa condizione umana, determinata da una irrecuperabile perdita di godimento.
Le nuove categorie di appartenenza sono, infatti, disegnate sul consumo e sul plusgodimento: sia esso di natura sessuale (Gay, Lgbt, Gender ormai arrivato a più 50 categorie censite), sia esso di natura più prettamente predatoria in senso economico( possessori di un determinato gadget, o di un certo smartphone oppure di auto o ville ), ma l’offerta è valida anche sul piano religioso (Buddismo a la carte, ayurvediani, sette di ogni tipo e gusto) oppure sul piano dell’alimentazione (vegani moderati, estremisti oppure per reazione ipercarnivori).
Le Idee novecentesche sono sezionate, svuotate e le loro monadi ricomposte nella società liquida dipingono un nuovo immaginario lessicale come il mondo migliore, il pacifismo, l’essere solidali con lo straniero, il buonismo. Per reazione, non mancano ovviamente i “cattivi”, gli isolazionisti, gli iperarrabbiati con il mondo, gli integralisti del nulla, i conservatori senza più niente da conservare etc.
I due “mondi” sono due facce della stessa medaglia schizoide.

Questo sbriciolamento delle Idee sta però sbriciolando anche le vecchie categorie burocratiche e di rappresentanza del Novecento imperniate sulla liberaldemocrazia.
Non essendo più la stessa base sociale di prima comunque orientata almeno in gran parte fino agli anni sessanta sui “valori” come: l’obbedienza e la dedizione al lavoro( che non è più quello di una volta) all’assunzione di responsabilità verso lo Stato ed alla Patria e alla Famiglia ( che non sono più quelli di una volta) l’impalcatura borghese viene giù e si scioglie come neve al sole.
Lo stesso processo turbocapitalista non ha ormai bisogno di questi “feticci”, anzi li percepisce come un ostacolo verso la sua spinta insopprimibile ed in costante fermento ed anche gli Stati liberaldemocratici, con i suoi Parlamenti, partiti, stanno conoscendo la loro fase di declino irreversibile.
Prova ne è la crescente disaffezione della “società liquida” per i partiti, i sindacati, il voto e le nuove forme di rappresentazione politica che nascono sui social e nelle piazze e che interpretano meglio la voglia di consumo di chi vi partecipa perché sono usa e getta e non hanno nessuna parvenza di Idea sullo sfondo.
Lo stesso fenomeno è riscontrabile nella vittoria di un Trump o di un Boris Johnson e la loro rottura con il Parlamento e la vecchia politica di struttura novecentesca .
Comprendere questo passaggio epocale che Nietzsche ha ben compreso nel suo “Zarathustra” è essenziale per chi si oppone a questo processo, perché immerso in una Weltanschauung completamente opposta a quella descritta e che, in passato, veniva qualificato come quella dell’ “Uomo differenziato”.

L’Uomo differenziato in realtà dovrebbe essere molto più “attrezzato” degli altri ad affrontare questa fase storica perché si è allenato a Cavalcare la Tigre ed attraversare le Rovine grazie alla sua formazione politico-culturale, ergo sa di suo come posizionarsi davanti e sopra lo sfacelo. Soprattutto non ha alcun rimpianto per le fatiscenti strutture borghesi di una volta, di cui anzi auspica il più rapido dissolvimento, unico modo per poter recuperare lo Spirito Tradizionale autentico.
Ma per fare ciò affrontare il presente ed il futuro, deve anche adoperarsi nel creare nuove Idee-Forza, nuove categorie di linguaggio e di comunicazione, nuovi avamposti e nuove sintesi fuori dai detriti formali del Novecento. Deve farsi avanguardia.
Chi lo saprà fare avrà almeno la possibilità di restare se’ stesso e contemporaneamente di aggredire il futuro, chi si fermerà a contemplare quello che è stato, rimarrà pietrificato dall’orrore che avanza.