Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Settembre 2020  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
   1  2  3  4  5  6
  7  8  910111213
14151617181920
21222324252627
282930    

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Come i bambini, come i poeti PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Marcigliano   
Giovedì 16 Gennaio 2020 00:01

In una lettera dal Manicomio di Santa Anna - già, li si chiamava così un tempo, quando ancora non era intervenuto il politically correct ad inquinare la nostra lingua - Torquato Tasso parla di un Genio familiare che lo tormentava. Niente di terribile, per carità. Gli nascondeva ora la penna, ora la carta, ora l’inchiostro... piccoli scherzi, insomma. Più che altro dispetti. Che però aumentavano l’inquietudine del poeta.
I biografi si sono sempre chiesti se vi credesse veramente. Ovvero, se fosse davvero pazzo, afflitto da una forma di paranoia visionaria. O se fingesse, per non pagare il dazio delle sue, violente, intemperanze, che gli avevano alienato il Duca e la corte estense.
Personalmente, l’ho sempre vista come Leopardi. Torquato non fingeva, ma non era neppure pazzo. Semplicemente il Genio familiare c’era. E lui era uso conversarvi. Una compagnia, in tanta solitudine.
“Ci sono più cose fra Terra e Cielo che nella tua filosofia...” dice Amleto. E Shakespeare, che era ben altro che un geniale figlio di guantaio, ci insegna che il mondo è molto più ricco, e complesso, di quella che, ordinariamente, chiamiamo realtà. È un tessuto, fitto e intricato, di presenze, di esseri che quasi sempre non percepiamo. E che, tuttavia, interagiscono con noi. Si palesano in un gesto, in una vaga eco. In un movimento appena colto con la coda dell’occhio.
I Romani, quelli veri e antichi, chiamavano queste presenze indigitamenta. La tradizione popolare - irlandese in particolare, ma non solo - parla di folletti, leprechauns, altri esseri fantastici. Spiriti, li dicono, in modo generico , altri.
Figure dell’immaginario che, certo, si presentano in modi molto diversi. Non coincidono in nulla, se non in un punto fondamentale. Rivelano che il mondo non è popolato solo da uomini e animali, da esseri che si possono toccare. Vi sono altre... presenze. Altri esseri. Altri, misteriosi, popoli, se vogliamo dire così. E, sul fondo delle nostre coscienze, lo sappiamo. Ne avvertiamo la vicinanza. Anche da piccoli segni.
Tra i regali di Natale, mio figlio ha ricevuto un modellino d’auto telecomandato. Che, dopo aver goduto delle sue preferenze per qualche giorno, è stato riposto su una mensola nella sua camera. Insieme a molti altri.
Solo che questa non sembra essersi rassegnata all’oblio e all’inattività. Nottetempo, di quando in quando, si mette in moto da sola. E cade dal ripiano con gran frastuono. Svegliandoci all’improvviso.
Un contatto elettrico, probabilmente... Ma il mio bambino dice altro, che, dentro la macchinina ci sta uno spiritello. O un diavoletto. Che la notte si diverte a rompere il nostro sonno. E a spaventarci.
I bambini hanno fantasia, si dirà. E per loro le cose sono tutte viventi. Animate. Poi, con la ragione, passa... Più che altro, direi che hanno immaginazione. Che sono capaci, dunque, di pensare per immagini. Che è un pensare diverso, più vivido e intenso, più penetrante di quello astratto in cui siamo imprigionati. Perché l’astrazione uccide la vita. L’immaginazione la percepisce. E poi imaginare, rigorosamente con una sola m, è una voce tardo latina. Che una etimologia del XIII secolo interpretava come “la magia è in me”. Etimologia senza base scientifica, certo. Roba all’Isidoro da Siviglia, che oggi fa sorridere con supponenza. Ma che Dante considerava uno dei grandi sapienti cristiani. Tanto che gli trova spazio nel Cielo del Sole...
A me piace pensare che immaginare sia esercitare un antico potere magico. Che ti permette di vedere diavoletti e spiritelli, geni familiari e folletti. E parlare con loro. Come fanno i bambini, prima che noi li si riesca a rovinare. O i poeti. Come Tasso. Che vengono sempre considerati un poco matti. Come scrive Umberto Saba...

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.