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Goodbye London! PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Venerdì 31 Gennaio 2020 01:20


Oggi il Regno Unito toglie il disturbo

Oggi la Gran Bretagna abbandona l'Unione Europea.
Tutto sommato è una buona notizia, tenuto conto di quanto Londra ha intascato finora e del poco che ci ha restituito in cambio, e considerato il rapporto privilegiato con Washington e New York che ne ha fatto il gendarme Wasp in Europa.

Ambizioni da superpotenza
Nessuno può prevedere con certezza se questa scelta, fortemente voluta e subdolamente imposta da tutti i centri di potere britannici, avvantaggerà o svantaggerà Albione.
Da quando ha perso la seconda guerra mondiale (perché di fatto l'ha perduta e catastroficamente!), l'Inghilterra ha mantenuto un'influenza culturale, psicologica e perfino “spirituale” dovuta alla sede della Massoneria, al fatto che dalla City si decide il corso dell'oro, dalla primogenitura delle intelligences, dalla partecipazione al controllo satellitare (Echelon si chiamava in realtà Uk-Usa).
Alle ambizioni di potenza internazionale che ha sempre continuato a nutrire facevano però da freno una condizione materiale, economica e di entroterra del tutto inadeguati. A salvare L'Inghilterra dalla bancarotta sono intervenuti finora tre eventi: la scoperta di giacimenti petroliferi sottomarini nel Mare del Nord, l'aggancio all'economia europea e, infine, la scelta di Blair che fece sì che la City, piazza di speculazione terzomondista, diventasse l'offshore della Ue.
Staccare la spina dall'Europa è perciò un rischio vero e proprio. Dettato, forse, dal fatto che l'economia britannica, che è sostanzialmente speculatrice e parassitaria, non poteva permettersi di firmare le regole di trasparenza e che da tutte le piazze finanziarie si presume che il Regno Unito rimarrà comunque l'offshore europeo.

Un gattopardo
Far sì che tutto cambi perché nulla cambi? Una gattopardata insomma? Possibile, visto che di fatto gli inglesi non sono mai stati integrati in Europa e hanno pure mantenuto la Sterlina.
Di certo perdono qualcosa: la sede europea della finanza e quella della sanità, ma anche il diritto, mantenuto finora, di decidere sulle emissioni dell'Euro. Guadagneranno che cosa?
Un restyling “imperiale” nel nome di una maggior integrazione delle antiche colonie del Commonwealth? Non si capisce in che maniera potrebbero procedere oltre in questo terreno che è sempre stato lavorato da Londra: forse solo nell'immagine. E nell'aumento di immigrati afroasiatici per rimpiazzare quelli europei, così come promesso con gioia da Farage.
In compenso Londra rischia di perdere quel potere politico che aveva acquisito sulla Ue fungendo da filtro con Oltreoceano.
Ha però operato questa scelta, in opposizione a quella proposta da Berlino di essere parte integrante della Kerneuropa (ovvero del nocciolo duro europeo), forse per rispondere a una sorta di fratellanza Wasp: la stessa scelta che ottantuno anni fa la precipitò nell'abisso.

L'isola e il mare
Siamo in epoca di ristrutturazione multipolare. Gli Usa non vogliono che l'Europa diventi un player, cosa che di sicuro non desidera neppure la Turchia, solo in parte la Cina, ma conviene alla Russia, al Giappone e forse anche all'India. Londra, smarcandosi, si propone come cinquantunesima stella yankee e ha deciso di minare l'Europa. Tutte le castronerie anti-Euro ed Exit sono state inventate dalle logge inglesi e sono portate avanti da agenti d'influenza britannica. Che poi ci siano tanti gonzi che ci cascano e che, tronfi per la Brexit, pensino addirittura di copiare a pizza e fichi la scelta di una piazza finanziaria mondiale che gode di colonie in quattro continenti, è un altro discorso.
L'Inghilterra in fondo resta fedele a se stessa, al Nomos del Mare, alla sua pregiudiziale storica anti-europea. In questo senso fa bene. Che per vocazione, storia, proiezione, sia nostra irriducibile nemica è un fatto. Gli inglesi per noi sono un problema.
Non tutti. Pensiamo ad esempio a Edoardo VIII, a Oswald Mosley e la sua stupenda signora, o a William Joyce detto Lord Haw-Haw.
Ma da nemici – o avversi – sono sovente meritevoli di rispetto, benché la loro influenza ci avveleni da tempo. Gli inglesi sono un problema, sì, ma relativo: quello vero sono gli anglofili che non riusciamo a toglierci di torno e che hanno sempre rappresentato la rovina dell'Europa e dell'Italia in particolare.  Gli anglofili e gli idioti. I quali neanche si rendono conto di servire il padrone.
Gira che ti rigira siamo ancora fermi all'estate del '43.

 

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