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Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 04 Febbraio 2020 01:07


Per quelli che la Brexit è la vittoria democratica del popolo sull'oligarchia finanziaria

Leggo qua e là che qualcuno ritiene che la Brexit sia stata una risposta popolare e una vittoria sull'oligarchia e sulla City!
È ovviamente una mistificazione che tradisce una lettura grossolana o addirittura un disturbo della percezione del reale il quale è del tutto opposto, come si deduce non solo dalla posta in gioco (il rifiuto della trasparenza bancaria al fine di salvaguardre la totale libertà di speculazione) ma anche, simbolicamente, dalla forte presa di posizione della Regina, capo morale e spirituale della Chiesa anglicana e della Massoneria.
Il problema è che si debba perdere anche solo un secondo per ricordarlo!
Gente che dovrebbe provenire da una cultura politica geometrica e profonda, che espresse – insieme a quella leninista – una lucida e geniale critica della democrazia, oggi pretende che il popolo, inteso come classi deboli, possa cambiare la realtà e soprattutto i rapporti economici e sociali e, perfino, intaccare privilegi miliardari, così, con una scheda.
C'è da pizzicarsi, perché sinceramente non ci si crede.
Ciò non è mai accaduto nella storia, né mai accadrà. Il voto può aiutare a far progredire un movimento d'idee ma non può cambiare le cose: interviene talvolta a sostenere referendariamente la minoranza che già ha vinto il braccio di ferro nei luoghi che contano, non certo a far sloggiare chi detiene il potere.

Curateli!
Chi pensi che in Gran Bretagna il popolo della strada abbia sconfitto l'establishment e la finanza è letteralmente da ricovero.
E in particolare in Inghilterra, realtà oligarchica, finanziaria, massonica, per eccellenza!
Se l'oligarchia massonica e speculatrice non avesse voluto la Brexit, in primis non avrebbe promosso il referendum, in secundis lo avrebbe vinto, in tertiis non avrebbe permesso che il 52% anti-Brexit delle ultime elezioni politiche si presentasse separato per consentire così a Johnson di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, pur con un calo del 6% rispetto al referendum del 2016.
Un referendum il cui risultato era stato un testa a testa nel quale l'Exit aveva prevalso col 3,7% di scarto. Uno scarto risicato che, se l'oligarchia non fosse stata complice, sarebbe stato molto facile da truccare, facendo risultare vincente il Remain. Ed è tutt'altro che fantapolitica ipotizzare che il broglio ci sia stato, sì, ma nel senso inverso.
Il che non conta. Perché bisogna essere francamente coglioni per pretendere che la politica si risolva nel dibattito aperto, nella trasparenza e nel voto e non nei rapporti di forza!

Tojeteje er vino!
Questo è un punto davvero dolente della destra terminale, ormai ubriaca di democraticismo e di legalismo, tanto da raffigurarsi che la democrazia sia quella che appare, da pretendere uguaglianza di trattamento con gli altri, e da scandalizzarsi quando la censurano sui social o quando i media la trattano male!
A furia di vivere nel suo mondo astratto – e del tutto estraneo alla tradizione a cui pretenderebbe di appartenere – essa è scaduta a un livello che farebbe molta tenerezza se non accompagnasse questa sua nullità con una presunzione infinita e con un livore umorale, indice dei complessi di cui è preda.
Non c'è  perciò da stupirsi se, in questo essere alla totale balia di ogni cosa, non sa più riconoscere amici e nemici, e men che meno le cause di fondo e se dà quindi retta agli scarti della massoneria che si esibiscono nei mantra sovranisti pro domo anglia et americana.




 

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